Wojtila segreto, ecco il vero volto di Papa Giovanni Paolo II: Santo Subito, siamo sicuri?

Le verità ignorate che hanno accompagnato il pontificato di Giovanni Paolo II sono tante e molteplici. E molte sconosciute all’opinione pubblica. Ecco il Wojtila segreto, rivelato dal libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi, come raccontato da Gaetano Farina su Articolotre.

 

Criticare la figura di Giovanni Paolo II è un’operazione che risulta sempre più impopolare ogni giorno che passa, nel susseguirsi di inaugurazioni di piazze e vie in suo onore, sulla scia emotiva del processo di beatificazione compiutosi a velocità record.

Anche la satira più spinta ha preferito concentrarsi sulle presunte rigidità del nuovo papa Ratzinger facili da caricaturare in chiave nazista per via del marcato accento tedesco, invece che rituffarsi nei numerosi angoli bui che hanno contraddistinto il precedente papato.

Eppure gli scandali che si sono succeduti nel pontificato di Wojtyla, specie negli anni Ottanta,  si sono rivelati i più odiosi della storia moderna della Chiesa cattolica; nell’immaginario collettivo, tuttavia, sembrano essere stati del tutto rimossi, anche grazie alla commozione ed alla solidarietà che hanno abbracciato il papa morente. Durante le imponenti commemorazioni della sua morte, ogni voce dissenziente è stata soffocata dall’uniformità di consensi che il sistema massmediatico italiano ha provveduto servilmente ad amplificare.

Le doti carismatiche e comunicazionali, l’immagine di papa della “distensione” che ha contribuito significativamente alla fine della Guerra Fredda in maniera non violenta, i reclamizzati viaggi transoceanici, hanno permesso a Wojtyla di superare indenne ogni scandalo e le angosce originate dall’attentato subito nel ’81, riuscendo a conquistare anche le massi giovanili, nonostante le posizioni tutt’altro che progressiste (per alcuni, “oscurantiste”) su sessualità, uso del preservativo, aborto e relazione coniugale.

C’è chi, però, è riuscito, anche in questo caso, a prendere le distanze e a rimanere fuori dal coro, per mettere in discussione quantomeno l’opportunità di santificazione di questo papa. E non si tratta solo di intellettuali e giornalisti, ma anche di esponenti della Chiesa stessa. Del resto, gli scandali si sono susseguiti con una violenza inaudita e non possono essere deposti nel “dimenticatoio” per sempre.

Se nel saggio “Popestar” di Editori Riuniti ci si concentra sul paradosso di ridurre Wojtyla ad un’icona mediatica frutto della secolarizzazione, di quei tempi rapidi dettati dalle logiche di consumo che il suo papato aveva proprio cercato di combattere, è ancora una volta Ferruccio Pinotti, col suo “Wojtyla Segreto”, edito da Chiarelettere, ad alzare il velo della censura sulle malefatte che hanno contraddistinto Chiesa cattolica e Vaticano negli anni Ottanta e Novanta.

In “Wojtyla Segreto”, insieme al vaticanista de “La Stampa” Giacomo Galeazzi, Pinotti indaga ancora una volta sulle relazioni pericolose fra Chiesa cattolica e Potere che non hanno escluso, nemmeno sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, azioni spregiudicate in netto contrasto con gli insegnamenti del Vangelo e la morale cristiana. Anzi, il papato di Giovanni Paolo II sembra aver fatto a gara con la storia nell’accumulazione di peccati di estrema gravità.

Come raccontato anche da Pinotti e Galeazzi, la maggior parte sono ricollegabili al finanziamento al sindacato Solidarnosc che si imporrà come il movimento di matrice cattolica e anticomunista fortemente avverso al governo centrale polacco. La battaglia contro il regime comunista era perfettamente in sintonia con la tenace campagna di Wojtyla in difesa del cristianesimo. Una battaglia per la quale ogni mezzo parve lecito.

Tra i principali finanziatori di Solidarnosc, infatti, c’è lo IOR la banca vaticana diretta all’epoca da un vescovo americano a dir poco spregiudicato: Paul Casimir Marcinkus, una figura in cui è impossibile trovare qualche minima traccia di spiritualità. Incrociare Marcinkus è praticamente come avviare un film che racconta un pezzo importante di storia criminale d’Italia. Con tutti i suoi protagonisti. Sindona, Calvi, Licio Gelli e la P2, Umberto Ortolani, la mafia e Pippo Calò, Flavio Carboni, Banda della Magliana, cardinali senza scrupoli, esponenti di spicco dell’Opus Dei e lotte di potere interne al Vaticano, il “presunto” sequestro Orlandi.

Non solo Wojtyla protesse strenuamente Marcinkus evitando di consegnarlo alla giustizia italiana che intendeva almeno interrogarlo per il crack ambrosiano, ma si servì direttamente di Marcinkus e dei soldi sporchi del Banco Ambrosiano, diretto dal piduista e massone Roberto Calvi, manovrato oltre che dalla P2, anche dalla mafia, per finanziare Solidarnosc ed altri movimenti anticomunisti.

L’opposizione al “materialismo comunista” era un’ossessione, tanto che i rapporti con gli Stati Uniti risultavano ottimi, seppur anche ai quei tempi, nell’era del reazionismo reaganiano, CIA, esercito e mercenari vari usassero violenza e tortura in diverse aree del mondo per assecondare fini imperialistici. Wojtyla e Reagan concordavano nell’identificare l’avanzata sandinista come un pericolo.

In quest’ottica si spiega il forte sostegno all’elezione a papa di Wojtyla ed il vergognoso isolamento del sacerdote Oscar Romero che appoggiava i movimenti di liberazione nel Nicaragua sottomesso ad una sanguinosa dittatura. Le ripetute invocazioni d’aiuto di Romero furono inascoltate tanto che il suo assassinio, durante la celebrazione dell’eucarestia, non fu una sorpresa.

Wojtyla, invece, solo qualche anno più tardi, volerà a dar la benedizione al regime dittatoriale del generale augusto Pinochet che aveva rimosso, con un colpo di stato architettato dalla CIA, il governo socialista, eletto regolarmente, di Salvador Allende. Numerose sono le foto che immortalano il “feeling” di quei giorni fra Giovanni Paolo II e Augusto Pinochet che la storia ci consegnerà come uno dei dittatori più feroci e sanguinari.

Non solo Romero fu lasciato solo, ma anche tanti altri uomini di chiesa che si opponevano alle dittature ed alla oligarchie locali. Per Wojtyla, infatti, era la “Teologia della Liberazione”, ossia l’ elaborazione di proposte sempre più radicali per far fronte all’aggravarsi della crisi politica e sociale latinoamericana, a rappresentare un pericolo. Evidentemente, la “Teologia della Liberazione” sapeva troppo di “rivoluzionarismo” e di marxismo. Urlano vendetta ancor’oggi i duri silenzi su immani tragedie del nostro secolo, come il massacro dei desaparecidos in Argentina.

Ed, ovviamente, lo “scandalo pedofilia” non è solo una questione degli ultimi anni o un problema di Ratzinger. E’ una piaga che ha origini secolari e che ha, inevitabilmente, segnato l’era di Giovanni Paolo II che, in questo caso, ha la colpa di non aver mai voluto affrontare di petto il problema, cercando, anzi, di nasconderlo, silenziarlo e di coprire tutti i carnefici.

Un oscurantismo di cui è stato accusato più volte da Paolo Flores d’Arcais e colleghi sulle pagine della rivista culturale MicroMega. Per i suoi principali accusatori, infatti, Giovanni Paolo II si è rivelato un conservatore radicale pure in ambito dottrinario discriminando omosessuali, divorziati, il ruolo della donna all’interno della Chiesa e tutte quelle correnti che, all’interno della struttura ecclesiastica, sostenevano una maggiore flessibilità specialmente nella sfera delle sessualità.

E’ un dato di fatto che Wojtyla si sia schierato dalla parte dei movimenti integralisti come Opus DeiComunione e LiberazioneLegionari di CristoFocolarini – che ormai costituiscono una vera e propria chiesa nella chiesa, molto pericolosa e dedita agli affari, alla finanza, alla politica – e si sia adoperato per una serie di frettolose beatificazioni di personaggi che appaiono tutt’altro che santi.

Ma certamente la macchia più grande (ed indelebile) rimane quella del denaro sporco dello IOR che anche dopo la rimozione di Marcinkus continuerà a seguire una condotta tutt’altro che esemplare, come denunciato dal best seller “Vaticano S.p.A.” di Gianluigi Nuzzi: in queste casse vi passeranno i soldi di Tangentopoli (la maxitangente Enimont); titoli di Stato saranno scambiati per riciclare denaro sporco; una miriade di depositi raccoglieranno i soldi lasciati dai fedeli per le Sante messe trasferiti in conti personali, con le più abili alchimie finanziarie.

E, come se non bastasse, nelle ultime settimane si sono aggiunte le dichiarazioni di alcuni ex esponenti della Banda della Maglianache ammettono la loro diretta responsabilità nel rapimento di Emanuela Orlandi come risposta al mancato risarcimento del prestito miliardario elargito alla banca vaticana. Non a caso, si era già parlato di un coinvolgimento nel sequestro dello stesso Marcinkus…

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