Sicurezza, Difesa e Intelligence

Così la Camorra aiuta i terroristi dell’Isis: ecco le prove

Le prove dei rapporti tra Camorra e Isis

Qualche giorno fa un terrorista iracheno, Aziz Ehsan, è stato arrestato a Castel Volturno. Nel cuore del territorio controllato dalla criminalità campana. Ecco le prove dei rapporti tra l’Isis e la Camorra, come denunciato da Barbie Latza Nadeau per The Daily Beast lo scorso 24 marzo.

Castel Volturno, Italia. 

Martedì scorso Aziz Ehsan, un quarantaseienne iracheno, è stato arrestato vicino Napoli dalla polizia antimafia locale. Lo stavano seguendo da giorni per comprendere come mai si trovasse nel cuore del territorio criminale della Camorra.

Era un elemento ben noto sia ai servizi segreti francesi che a quelli belgi, come sospetto contatto dell’Isis.

I poliziotti napoletani erano anche a conoscenza di un suo mandato di cattura internazionale emesso in Svizzera. Era ricercato per una serie di reati, tra cui contraffazione, aggressione e possesso di armi illegali.

Sembrava proprio quel tipo di persona che le autorità italiane ritenevano potesse portare a indizi preziosi per ricostruire la complessa relazione che esiste tra combattenti jihadisti e le Mafie italiane.

Ma dopo gli attentati di Bruxelles, le autorità hanno deciso che era venuto il momento di muoversi e di arrestarlo.

È stato arrestato martedì scorso, mentre dormiva in una macchina con targa italiana, registrata a nome di un morto.

Ora Azziz Ehsan è in attesa dell’estradizione per Svizzera, Francia o Belgio.

TERRORISTI A CINQUE STELLE

Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano

Ha detto di essere stato in quella zona per selezionare hotel di lusso per ricchi turisti iracheni

Ma la polizia non se l’è bevuta. Aveva tutta l’aria di aver dormito in macchina per diversi giorni.

E poi non aveva con sé né un notebook, né un computer portatile o qualcosa che potesse servire per prendere appunti per un lavoro del genere.

Anche il suo telefono cellulare era un prepagato e del tipo più elementare. Uno dei comportamenti preferiti dai  jihadisti occidentali. 

Tutto sommato Ehsan non dava proprio l’impressione di essere in zona per vedere quali hotel a cinque stelle offrissero il miglior assaggio di limoncello a turisti iraqueni.

Dopo l’arresto il Ministro degli interni italiano Angelino Alfano ha dichiarato:

“Abbiamo eseguito un mandato di arresto europeo nei pressi di Napoli e arrestato un cittadino iracheno noto ai servizi segreti belgi e francesi. Era in contatto con i terroristi.”

LA CAMORRA SOSTIENE LA JIHAD

La presenza di Ehsan in Italia molto probabilmente non rappresentava una minaccia imminente per nessuno in questo paese.

Ma può essere estremamente significativa nella battaglia persa dall’Europa contro il terrorismo dell’Isis.

Le autorità ora vogliono sapere perché Ehsan fosse in Italia e particolarmente se stesse lavorando con la camorra per comprare documenti falsi o armi illegali, proprio quel genere di affare gestito dai clan napoletani.

Dopo gli attentati di Charlie Hebdo a Parigi del gennaio 2015, i funzionari dell’antimafia e dell’antiterrorismo italiani hanno scoperto delle connessioni di lunga data esistenti tra i combattenti Jihadisti e la Camorra napoletana; hanno anche trovato dei legami con Cosa Nostra siciliana e con la ‘ndrangheta calabrese, seguendo il traffico di armi dall’ex Jugoslavia e da diversi paesi africani che sembra che sbarchino “più facilmente” nei porti del napoletano.

L’Antimafia italiana negli ultimi 12 mesi ha eseguito tre importanti arresti durante i quali sono stati confiscati arsenali pieni di armi tra cui: Kalashnikov; fucili mitragliatori; giubbotti antiproiettile; centinaia di pezzi di munizioni, pronti per essere venduti ai collegamenti dei terroristi. È stato trovato anche un listino prezzi – scritto in arabo, francese e italiano – per una vasta gamma di armi disponibili a prezzi che vanno da € 250 a € 3,000.

NAPOLI, IL PORTO DELLA JIHAD EUROPEA

Franco Roberti, Procuratore Antimafia

Franco Roberti, importante procuratore antimafia, prima degli attacchi di Bruxelles, ha ricordato che:

“Napoli è stata, per molti anni, base di una centrale logistica per il Medio Oriente. La camorra è attiva nel mondo del terrorismo jihadista che passa da Napoli. Napoli si presta a questo tipo di attività. In passato ci sono stati contatti tra militanti jihadisti e clan camorristi.”

Dice ancora che le forze che combattono la mafia in Italia hanno “sventato complotti e sinergie” tra terroristi e mafiosi. Quello che non è noto, naturalmente, è quante siano state le trame non sventate.

Pierluigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, prima di morire nel 2012 ricordò che:

“Abbiamo le prove che gruppi di camorra sono implicati in uno scambio armi-droga con gruppi terroristici”.

Le parole di Vigna sono state citate in varie intercettazioni di Wikileaks che vedono implicato il governo degli Stati Uniti. Che era, da parecchio tempo, ben consapevole dell’esistenza di questa connessione terroristico-mafiosa.

Secondo un cable sull’Italia scritto dall’FBI:

“L’interazione criminale tra criminalità organizzata italiana e gruppi estremisti islamici offre ai potenziali terroristi un accesso ai finanziamenti e all’appoggio logistico delle organizzazioni criminali che si servono delle rotte del contrabbando stabilite e radicate sul territorio grazie alla presenza degli Stati Uniti.”

SALAH L’ITALIANO

Salah Abdeslam

Gli investigatori dicono che il supporto logistico al movimento dei combattenti della Jihad in Europa è uno dei fili più difficili da strappare.

La scorsa estate, Salah Abdeslam, che fino alla settimana scorsa era l’uomo più ricercato in Europa per il suo ruolo negli attentati terroristici di Parigi, ha viaggiato liberamente per tutta l’Italia con l’aiuto di una rete di quello che potrebbe essere definito “un agente di viaggi del terrorismo” sponsorizzato dalla mafia.

Le autorità italiane dicono che lo scorso agosto ha preso un traghetto da Bari per la Grecia; che ha usato una carta di debito pre-pagata fino a quando si sono verificati gli attentati di Parigi; che ha usato il suo vero nome riportato su documenti italiani falsi.

L’idea che l’uomo più ricercato d’Europa se ne andasse a spasso libero è abbastanza preoccupante; ma è almeno altrettanto preoccupante che le armi che vengono contrabbandate verso l’Italia finiscano tutte per essere usate poi nelle capitali europee.  

Michele Del Prete, un funzionario dell’antiterrorismo italiano che studia i legami tra criminalità organizzata e jihadisti violenti, mette in guardia sul fatto che queste due forze del male abbiano trovato:

“Una comoda partnership. È chiaro e comprovato che il clima fuorilegge di Napoli spesso ha creato condizioni favorevoli sia per un  supporto logistico che per il passaggio di armi e di documenti falsi. Ci sono gruppi specializzati che abbiamo monitorato in vari comuni e prefetture di cui  sappiamo che vengono utilizzati dal terrorismo.”

Poi l’inquirente fa un ulteriore passo avanti:

“La Campania, in particolare nelle aree  di Caserta e di Castel Volturno, è uno dei principali punti di entrata in l’Europa per chi vuole diventare terrorista. È stato dimostrato da numerose ricerche. Adesso poi  non ci sono più  dubbi.”

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