Sicurezza, Difesa e Intelligence

Sorpreso che i rifugiati siriani abbiano lo smartphone? Scusa ma sei un idiota: ecco perchè

Rifugiati alla stazione di Budapest mentre controllano i loro smartphone
Rifugiati alla stazione di Budapest mentre controllano i loro smartphone

Sono sempre di più le persone che attaccano, furiosamente, i rifugiati siriani in quanto possessori di uno smartphone e quindi ricchi e quindi da non aiutare. Ma ecco perché, senza offesa, sono degli idioti.

“Quelle persone che fuggono dalla guerra in Siria non sono poveri. Guarda, hanno tutti gli smartphone!”

Questa è la denuncia, noiosa e priva di fondamento, che sta ribollendo via social nelle ultime settimane. Possedere un telefono cellulare, a quanto pare, dovrebbe togliere a una persona il diritto di asilo politico e costringerla a morire, insieme alla famiglia, in guerra.

Questa posizione potrebbe apparire superficialmente xenofoba e più di qualcuno – i politici di destra in primis – sta cercando di strumentalizzarla per fomentare lo stato d’animo dell’opinione pubblica nei confronti del rifugiati del Medio Oriente.

In realtà si tratta di una posizione progressista, che però è mutata nel corso delle settimane.

Se prima i migranti venivano dipinti come “persone non qualificate che vogliono solo i nostri privilegi”, e quindi bisognava lasciarli fuori dai confini per proteggere la “nostra specie”, ora che sono diventati “ricchi perché hanno lo smarphone” vanno comunque lasciati fuori dai confini per “dare priorità ai nostri connazionali in difficoltà”.

In ogni caso, questa posizione “progressivamente xenofoba” solleva una domanda interessante.

Esattamente, perché dovremmo essere sorpresi che queste persone, provenienti in larga parte dalla Siria, posseggano gli smartphone?

NUMERI CONTRO LA PROPAGANDA

La famosa immagine della bambina siriana che scambia la telecamera per un'arma e alza le braccia in segno di resa
La famosa immagine della bambina siriana che scambia la telecamera per un’arma e alza le braccia in segno di resa

La Siria non è un paese ricco ma non è nemmeno un paese povero (come ha capito la Merkel). 

Secondo il report della World Bank si classifica come paese a “reddito medio-basso”.

Nel 2007, ultimo anno di statistiche disponibili, il reddito nazionale lordo pro-capite era di 1.850 dollari americani. Comunque maggiore di quello egiziano, fermo a quota 1.620 $.

Ma c’è un altro dato da tenere in considerazione.

La quota di penetrazione in Siria della telefonia mobile, secondo il Factbook della CIA, è dell’87%, vale a dire 87 telefoni ogni 100 persone.

In Egitto è del 110%, in Inghilterra del 123%.

Nel 2011, durante la Primavera Araba, abbiamo visto migliaia di egiziani scendere in piazza e usare il potere dei loro smartphone per mobilitare la popolazione alla rivolta attraverso il tam-tam su applicazioni e social media.

Ed ecco che si pone un’altra interessante domanda.

Perché accettiamo che l’Egitto possa avere un quantitativo di telefoni sufficiente a scatenare una rivoluzione ed essere sorpresi quando un paese più ricco, come la Siria, presenti una situazione simile?

Primavera araba in Egitto, fondamentale il ruolo degli smartphone
Primavera araba in Egitto, fondamentale il ruolo degli smartphone

I NUMERI CHE SFATANO IL FALSO MITO

Ora sappiamo due cose: che la Siria non è “povera in canna” e che ci sono un sacco di telefoni cellulari. Ma perché gli smartphone? Anzi: perché no?

In Occidente è normale possedere pc, portatili, tablet e smartphone.

Ma se doveste rinunciare ad uno dei vostri beni e vivere con 1.850 dollari l’anno, dopo vestiti e cibo, cosa vorreste acquistare la prossima volta?

È difficile pensare ad una cosa più utile di uno smartphone. Soprattutto se si sta fuggendo di casa per raggiungere una meta sconosciuta e lontanissima.

Anche perché oggi si può acquistare uno smartphone – dotato di telecamera, fotocamera e collegamento a internet – per meno di 100 dollari.

E per il calo dei prezzi bisogna ringraziare proprio gli Occidentali, abituati a sostituire i telefoni con gli ultimi modelli, facendo crollare quindi il valore (e il costo) dei modelli più “anziani”.

Il succo del discorso è che chiunque, “persino” un rifugiato siriano, può permettersi di possedere uno smartphone.

Quindi non devi assolutamente essere sorpreso nel guardare quelle foto che ritraggono i siriani alle prese con i loro cellulari.

Non devi condannarli come “ricchi” per questo. E non devi privarli dei loro diritti solo perché smanettano, come te, con un Android.

Impara, piuttosto, a non dividere il mondo tra ricchi e poveri e a calibrare meglio i tuoi giudizi. Perché la verità, oltre che nei numeri, sta sempre (o quasi) nel mezzo.

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