Sicurezza, Difesa e Intelligence

Numeri identificativi sui caschi dei poliziotti, legge in arrivo: siamo sicuri che sia la strada giusta?

  

Dopo gli scontri di sabato, che abbiamo documentato, Sel e M5S – come riportato dall’Huffingtonpost – chiedono che venga approvata, subito, una legge volta ad ottenere i numeri identificativi sui caschi dei poliziotti, così da facilitarne l’identificazione qualora dovessero macchiarsi di reati, penali o morali, nello svolgimento dell’attività lavorativo/repressiva. Ma è davvero questa la strada giusta per evitare quanto accaduto a Roma? Oppure in questo modo si rischia l’aggravarsi di una guerra civile tra poveri, tra manifestanti e forze dell’ordine? Occhio, che a marchiare l’avversario, o presunto tale, s’imbocca una strada senza uscita. Per tutti, un vicolo cieco.

 

“Stiamo aspettando che ci scappi il morto per avere anche noi una legge che consenta di identificare i poliziotti violenti?”. Se lo stanno chiedendo in molti di fronte alle immagini del corteo di Roma, che mostrano un agente calpestare con violenza una ragazza stesa a terra. “Abbiamo avuto un cretino che dobbiamo identificare e va sanzionato perché ha preso a calci una ragazza”, ha detto il prefetto Alessandro Pansa. Peccato che “identificare il cretino” sarebbe stato molto facile, se solo una delle proposte di legge presentate nei mesi scorsi da Sel e Cinque Stelle non fosse finita nel cassetto [il responsabile del gesto si è più tardi presentato in Questura, ndr].

“Chiediamo che la nostra proposta di legge, presentata nel giugno del 2013, ottenga finalmente l’attenzione che merita”, commenta il senatore di Sel Peppe de Cristofaro. Si tratta del disegno di legge n. 803, un testo agilissimo di soli 7 articoli. La proposta di Sel è molto semplice: inserire un numero identificativo ben visibile sui due lati e sulla parte posteriore del casco, così che ogni poliziotto possa essere riconosciuto. Questo nel caso della celere; per le altre forze di polizia si propone l’obbligo di indossare sempre l’uniforme o comunque (in casi straordinari) un chiaro segno di riconoscimento.

“Si tratta di una norma minima di civiltà, già in uso in quasi tutti paesi europei”, sottolinea de Cristofaro. Il guaio, però, è che da noi non sembra esserci la volontà politica di affrontare la questione. “Ho presentato la proposta nel giugno dell’anno scorso e poi sollecitato in Aula una rapida approvazione, ma non è servito a molto. A ottobre è stata assegnata alla prima commissione permanente del Senato”. Poi, però, si è bloccato tutto.

“Il testo non è ancora stato esaminato… e non si può certo dire per una questione di tempo, trattandosi di soli sette articoli”, continua il senatore Sel. “Non è possibile neanche tirare in ballo questioni di bilancio, perché parliamo di una misura dai costi molto ridotti. Insomma, si tratta di stampare dei numeri su dei caschi, non di fare chissà che. È solo ed esclusivamente una questione di volontà politica”.

Né è andata meglio alla proposta di legge elaborata dai Cinque Stelle e presentata dal senatore Marco Scibona. “L’episodio di sabato ci spinge a rilanciare un disegno di legge che ci riallineerebbe agli altri paesi civili del mondo, a cominciare dall’Europa”, spiega il Cinque Stelle. La proposta grillina è stata anche più sfortunata di quella di Sel: a quanto se ne sa, infatti, non è neanche stata assegnata a una commissione. Per due mesi è stata aperta agli interventi dei Cinque Stelle sulla piattaforma del MoVimento. “Ci hanno scritto anche molti operatori delle forze dell’ordine che erano a favore del numero identificativo”, sottolinea il senatore piemontese molto attivo nella lotta No Tav.

Un punto, quest’ultimo, sottolineato anche da de Cristofaro. “L’utilizzo dei numeri identificativi sarebbe una tutela per tutti: sia per i manifestanti che per gli agenti di polizia. I violenti sono un’eccezione: l’identificazione farebbe bene in primo luogo alle forze dell’ordine stesse”. Su questo, l’asse M5s-Sel è ben solido: entrambe le formazioni politiche chiedono al Parlamento che i loro testi vengano esaminati. Senza dover aspettare il prossimo pestaggio.

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