Sicurezza, Difesa e Intelligence

Dossier Ambiente Molise. La Turbogas dell’Ing. De Benedetti

Il caso della Turbogas di Termoli è tornato d’attualità, tra processi in corso e dati preoccupanti forniti dal Rapporto della Fondazione Milani. Perché Travaglio non racconta mai certe vicende?

di Andrea Succi

Perché qualcuno sta cercando in ogni modo di distruggere il patrimonio ambientale del Molise?

Nell’ultimo periodo le proteste dei cittadini montano un pò ovunque e si contano diversi casi di presunti reati ambientali: dalla discarica di Valerio – in parte sequestrata dalla magistratura – alla miriade di pali eolici che si vogliono selvaggiamente disseminare in Regione; dalla precaria situazione dell’alta Valle del Volturno – tra inceneritori, cementifici, nuclei industriali e rifiuti tossici – alla discarica per rifiuti speciali che si vorrebbe costruire a Montagano. Dall’inchiesta di Primonumero sul nucleo industriale di Termoli ai fumi viola (qualcuno li ricorderà) della famigerata Turbogas, tornata prepotentemente d’attualità per due motivi.

Primo, i processi: uno in corso al Tribunale di Campobasso relativamente alle “stranezze” procedurali messe in atto per far nascere la centrale (tra gli imputati il Presidente Iorio e il braccio destro Vitagliano); l’altro, a Larino, riguarda i presunti favoriti fatti dai dirigenti dell’azienda ai politici locali.

Secondo, il Rapporto della Fondazione Milani.

Qualche giorno fa è uscito il Rapporto finale, affidato all’Istituto Superiore di Sanità dalla Fondazione Milani di Termoli, sulla “Realizzazione di un’indagine epidemiologica su ambiente e salute nell’area di Termoli”. I risultati destano forte preoccupazione e meritano approfondimenti tecnico-scientifici che – speriamo – qualche politico accorto vorrà sostenere.

Ma già nel 2006 la Fondazione Milani, in collaborazione con l’Enea e l’ISS, aveva presentato i “Risultati preliminari dello studio di mortalità” riferiti al polo industriale di Termoli e al sito di interesse nazionale per le bonifiche di Guglionesi. Dal report del 2006 emergeva che “la situazione più grave è quella di Termoli in particolare per la popolazione maschile. Risultano in eccesso: i tumori totali, quelli di polmone, pleura, vescica, i tumori epatici, le malattie respiratorie, le malattie del sistema nervoso e il diabete.” Le donne non sono da meno: “Nella popolazione femminile si osservano incrementi dei tumori del colon-retto, della mammella e del diabete.”

Termoli è una ridente cittadina della costa molisana, il suo castello superbo domina sul mare e offre una vista niente male. Ma purtroppo, in nome del progresso – che non significa per forza bellezza, ma soprattutto sudore e sacrificio, e qualcuno dovrà pure immolarsi in nome del progresso – ha un’area industriale attiva già dagli anni ’60 “caratterizzata dalla presenza di stabilimenti produttivi – chimica, metalmeccanica, elettronica – i cui effetti avversi sulla salute sono stati accertati da numerosi studi di epidemiologia occupazionale.”

Per la gioia di tutti è stata costruita anche una centrale Turbogas gestita da Sorgenia, società del Gruppo Cir. De Benedetti, per intenderci, quello che un giorno sì e l’altro pure utilizza Repubblica e l’Espresso per tirare acqua al suo mulino.

Brevissimo inciso: qualcuno ha mai sentito parlare Travaglio & Co. di turbogas e affini?

Certamente su Termoli si sono verificati crescite esponenziali di certe malattie già prima che arrivasse la turbogas, che immette ulteriori polveri sottili nell’atmosfera, ma nascondere il rischio sulla salute e sull’ambiente determinato da questa centrale sarebbe immorale. Sia la Fondazione Milani che la Diocesi di Termoli – così come altri – hanno sempre contestato la non necessità di questo impianto, e prima ancora l’assoluta mancanza d’informazione nella popolazione, senza considerare che per il Basso Molise non è mai stato pensato – figurati attuato – un piano di sviluppo di tipo energetico nè tantomeno uno di sviluppo economico.

Uno degli aspetti più drammatici della centrale Turbogas  – al di là di quello che sarà il lavoro della magistratura – interessa la collocazione di questo impianto, in posizione pericolosissima perché sito in mezzo a due delle tre industrie ad alto rischio, sottoposte alla legge Seveso del nucleo industriale.

Se qualcosa dovesse andare storto – vedi quello che è successo nel Golfo del Messico o nel Danubio o in diversi altri posti – il Nucleo industriale di Termoli diventerebbe una bomba ad orologeria.

Il progetto per la costruzione della Turbogas, a suo modo pionieristico, ha beneficiato “della prima autorizzazione emanata con il c.d. decreto sblocca-centrali”, quando era ministro delle Attività Produttive il forzista Antonio Marzano, Governo Berlusconi II. Il punto è questo: non si poteva permettere che questa centrale non partisse, era la prima in Italia ed era la prima di una lunga serie, decantata come la nuova frontiera senza nessun impatto ambientale.

Peccato che, a rigor di logica, non esista attività umana a impatto zero.

Nonostante questo si è assistito a qualcosa di paradossale: a parte qualche testata on-line, nessuno pubblicava le notizie e le televisioni censuravano in maniera piuttosto sistematica i dissidenti. Forse perché c’erano dietro interessi economici spaventosi?

Sarà il caso di approfondire non solo il caso Turbogas ma tutto il sistema-ambiente che ingolosisce il Partito dei Rifiuti, quella lobby in cui s’incontrano politica, impresa e mafia che in Molise fa il bello e il cattivo tempo.

 

Loading...