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Zamparini sotto inchiesta a Benevento, nel regno dei Mastella

«Noi siamo abituati ad accontentare tutti i politici, di maggioranza e di opposizione, offrendo posti di lavoro. Basta che ci lascino operare senza intoppi». Questo il sistema standard utilizzato da Maurizio Zamparini – il vulcanico patro’n del Palermo Calcio, con interessi commerciali in mezza Italia.

Noi siamo abituati ad accontentare tutti i politici, di maggioranza e di opposizione, offrendo posti di lavoro. Basta che ci lascino operare senza intoppi». Questo il sistema standard utilizzato da Maurizio Zamparini – il vulcanico patro’n del Palermo Calcio, interessi commerciali in mezza Italia – per convincere gli amministratori recalcitranti ed ottenere provvedimenti favorevoli alla costruzione dei suoi ipermercati. Cosi’ emerge dalle parole del suo braccio destro Erbert Rosenwirth, riportate nelle pagine dell’inchiesta della procura di Benevento (dove e’ localizzato uno degli “iper” made in Zamparini) giunta alle sue fasi conclusive e che potrebbe provocare una tempesta in citta’. Le indagini delineano un quadro di truffe e corruzioni, architettate dall’imprenditore friulano per l’apertura del centro commerciale I Sanniti e per la realizzazione di un Parco Fluviale.

Lo sbarco di Zamparini a Benevento – viene ricostruito nell’inchiesta – fu preparato da una tortuosa operazione di compravendita di terreni, da strani passaggi di proprieta’ e da controverse licenze edilizie. L’Ipermercato – 56 milioni di euro di investimento – venne inaugurato in pompa magna e a gran velocita’ nell’ottobre 2006, perche’ era interesse dell’amministrazione comunale dare una risposta alla fame di lavoro dei giovani beneventani, anche a costo di chiudere un occhio su vincoli urbanistici e archeologici. Per avere il via libera, pero’, Zamparini si impegno’ a costruire a sue spese un asse interquartiere, un parco fluviale sul fiume Calore, a restaurare una vecchia masseria, a salvaguardare i reperti archeologici, ma soprattutto ad abbattere i vicini tre capannoni industriali abusivi costruiti in un’area destinata a verde pubblico. Quasi tutte le promesse sono state disattese. Con gran vantaggio economico per Zamparini.

Per tutti questi motivi, gli artefici dell’Operazione Ipermercato e Parco Fluviale sono accusati di truffa, corruzione, falso e abuso d’ufficio. Per l’imprenditore friulano e’ scattata cosi’ la richiesta di arresti domiciliari, presentata dal pm Antonio Clemente. La stessa misura cautelare e’ stata avanzata nei confronti di Aldo Damiano, assessore all’urbanistica al tempo dell’inaugurazione del centro commerciale. Clemente ha chiesto poi l’interdizione dai pubblici uffici o dalla professione per due mesi per tutti i tecnici del comune di Benevento coinvolti nella vicenda. L’elenco comprende Francesco Cassano, gia’ dirigente del Settore Gestione del Territorio, Mario De Lorenzo, subentrato nello stesso ruolo, Luigi Giuliano, dirigente del Settore Legale, Giuseppe Iadicicco, progettista e direttore dei lavori per il parcheggio e il parco fluviale, Giovanni Mirabella, tecnico comunale, Antonio Orlacchio, segretario generale del comune, Erbert Rosenwirth, emissario di Zamparini, Vincenzo Zagarese, ingegnere collaudatore. Le richieste di Clemente sono state respinte dal gip Maria Di Carlo, che nelle ipotesi accusatorie non ha ravvisato truffe ai danni dell’ente pubblico. La parola ora spetta al Tribunale del Riesame di Napoli, presso il quale e’ stato presentato appello da parte del pm.
NEL SEGNO DI ISIDE
Dalle carte dell’inchiesta e dalle ipotesi accusatorie emerge che il team Zamparini si e’ mosso con una mirata strategia corruttiva, intessendo rapporti con tecnici, amministratori e politici. Per accelerare le pratiche e superare i fastidiosi ostacoli burocratici, avrebbe promesso posto di lavori ed offerto somme di denaro, concesso contributi ad associazioni e partiti. Arrivando a contattare anche Clemente Mastella e la consorte Sandra Lonardo: entrambi, infatti, risultano iscritti nel registro degli indagati (ma per loro non e’ stata chiesta alcuna misura cautelare).

Il pm Clemente ipotizza l’esistenza di un preciso accordo «in base al quale l’imprenditore avrebbe dovuto aprire il centro commerciale, nonostante la mancanza di rilevanti requisiti, e lo stesso avrebbe ricompensato i coniugi Mastella con una tangente di 50 mila euro, mascherata quale contributo per l’associazione Iside Nova, di cui e’ presidente formalmente il figlio Elio Mastella». Questa intesa sarebbe stata siglata in due incontri decisivi tra l’imprenditore e Sandra Lonardo: uno avvenuto a Ceppaloni il 13 settembre 2006, nella villa della famiglia Mastella, e l’altro alcuni mesi dopo in piazza Guerrazzi, dove ha sede Iside Nova.

Da allora la supercoppia ceppalonese si prodiga nel telefonare, contattare e premere su coloro che avrebbero dovuto consentire l’apertura dell’ipermercato, come si evince anche dalle dichiarazioni del sindaco Fausto Pepe. A questo punto entra in campo il fido Damiano (allora legatissimo ai Mastella, oggi indipendente) che compie addirittura un sopralluogo insieme all’imprenditore ed afferma, contrariamente al vero, che le opere a carico di Zamparini erano pronte all’80 per cento.

Non contento, l’assessore «al fine di ottenere quanto promesso da Zamparini ai Mastella», fa predisporre gli atti per l’abbattimento dei capannoni costruiti abusivamente in zona parco fluviale e comunica il provvedimento allo stesso imprenditore, «come mezzo di pressione affinche’ rispettasse l’accordo ed elargisse quanto dovuto ai suoi referenti». Poco dopo, infatti, viene versata la somma di 50 mila euro, attraverso un bonifico, datato 4 giugno 2007, intestato alla onlus Iside Nova, che fa capo proprio ai Mastella.
Risulta inoltre dalle cronache che il patro’n del Palermo aveva incontrato ai primi di settembre 2006 i vertici dell’Udeur, proprio negli anni d’oro del potere, quando Clemente era ministro della giustizia e Alessandrina Lonardo ancora presidente del consiglio regionale della Campania.
IL MIRAGGIO DEI POSTI
La tecnica corruttiva sarebbe corroborata dalla “proposta indecente” dell’uomo di fiducia di Zamparini, Rosenwirth, fatta all’ingegnere Salvatore Zotti, membro della commissione edilizia integrata, che aveva votato contro i permessi di costruire in sanatoria, rilasciati per lavori inerenti il Parco Fluviale con annesso parcheggio. Tra l’agosto e il settembre 2005, al professionista vengono offerti posti di lavoro, in cambio di un suo parere positivo sulle varianti al progetto originario dell’ipermercato, con l’invito a fornire i nomi delle persone da assumere. Il tentativo, pero’, non va in porto, perche’ Zotti non vuole venire a patti. «Nella nostra politica – osserva stupito l’emissario – e’ consuetudine fare queste proposte, per accontentare tutti i partiti.

Lei e’ proprio l’accezione. Guardi che ad Afragola (dove Zamparini ha costruito un altro grande centro commerciale, ndr) il discorso era su chi voleva avere piu’ posti». Il braccio destro di Zamparini riprova allora con Cosimo Lepore, assessore al patrimonio e al personale, al quale avrebbe offerto la somma di 20 mila euro, per non avere intralci per la imminente apertura del centro commerciale. Ma, anche in questo caso, si trova di fronte ad un netto rifiuto. Il ricorso alla promessa di denaro – secondo la ricostruzione – derivava dal fatto che «non aveva piu’ posti di lavoro disponibili»…

Rocambolesca la storia dei parcheggi. Uno di essi era stato previsto addirittura sul tetto dell’ipermercato. Un altro viene progettato perfino nel parco fluviale. Per raggiungere lo scopo Zamparini promette di cedere gratuitamente un’ampia area al comune. Ma poi si scopre che quel terreno e’ gia’ stato venduto a due societa’ di leasing. E ancora: tra il progetto presentato e l’effettiva realizzazione emergono numerose difformita’. Di qui la sequela di richieste di varianti e sanatorie. Conseguenza di tanto bailamme? Le innumerevoli inadempienze dell’imprenditore friulano «provocano un danno immediato e diretto al comune di Benevento, per non aver consegnato la strada costruita con i 524 mila euro di oneri di urbanizzazione non versati, per non avere ceduto al comune il parco fluviale di 21 mila metri quadri, per non aver completato l’asse interquartiere nord-est, per non aver abbattuto i capannoni abusivi, per non aver recuperato l’antica masseria». Secondo il pm, in sostanza, Zamparini, avendo disatteso quasi tutti gli impegni presi, ha arrecato alle casse pubbliche un danno da ben 45 milioni di euro.
MANDI, ARABIA
Per tutte queste ragioni Clemente ha chiesto anche il sequestro preventivo dei suoi beni, a cominciare dal centro commerciale, passando per le azioni del Palermo calcio e quelle della Gasda (proprietaria per il 51 per cento della societa’ Mandi – cui fa capo una sfilza di centri commerciali al nord – a quanto pare appena messa in liquidazione), per finire ai canoni di fitto pagati dai commercianti ospitati presso lo stesso ipermercato. Tra gli indagati risultano anche l’architetto Rosa De Santis, progettista e direttore dei lavori, e Paolo D’Arco, amministratore unico di Reti e Sviluppo, gia’ coinvolti in una precedente inchiesta relativa a I Sanniti, insieme allo stesso Zamparini e al costruttore Pietro Ciardiello.

Per salvaguardare la zona, dopo un lungo letargo, ora si e’ svegliata anche la sovrintendenza archeologica che avrebbe intenzione di imporre il vincolo archeologico, proprio li’ dove e’ stato costruito il centro commerciale.
Nel frattempo, il patro’n del Palermo fiuta un nuovo business. Dopo aver lasciato il posto di amministratore della sigla di famiglia Becom al figlio Andrea Maurizio Zamparini, si accinge a sbarcare in Arabia Saudita, per aprire la catena di supermercati Casa Italia, in societa’ con lo sceicco Abdul Mohsen Al Hokair.

 

Tratto da “La Voce delle Voci” di Ottobre 2010

 

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