MAURIZIO ZAMPARINI/ Sequestrate le azioni del Palermo Calcio

Il decreto di sequestro preventivo delle sue azioni nella “Unione Sportiva Citta’ di Palermo”, per un valore di 17 milioni e 500 mila euro, e’ stato disposto dalla Sezione del Riesame del Tribunale di Benevento. Il provvedimento arriva dopo la sentenza della Cassazione, che ha annullato la decisione del gip, secondo cui non si rilevava alcun danno pubblico nelle irregolarita’ urbanistiche commesse da Zamparini per la costruzione dell’ipermercato. Il 29 Giugno, il sequestro. Ma come si e’ giunti a questo clamoroso approdo?

di Antonio Esposito – La Voce delle Voci

Contro di me hanno costruito un castello di sabbia, un cumulo di falsita’. Ricorrero’ a Strasburgo, alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Perche’ in Italia non c’e’ la certezza del diritto». Maurizio Zamparini non ci sta, non accetta che gli vengano sequestrate le azioni del Palermo Calcio per pagare il danno patrimoniale che avrebbe arrecato al comune di Benevento disattendendo l’impegno di costruire l’ipermercato “I Sanniti”. «Sto pagando il protagonismo di un pm, dei suoi consulenti e periti, e di due “lazzaroni” che lavorano al comune, che puntano allo scoop. Una lobby locale voleva impedirmi di aprire il centro commerciale per favorire l’altra struttura presente in citta’». L’imprenditore friulano, insomma, si sente un perseguitato, nel mirino di un complotto architettato dalla magistratura e da politici avventurieri. Lo stesso leit motiv vittimistico di Silvio Berlusconi.

Il decreto di sequestro preventivo delle sue azioni nella “Unione Sportiva Citta’ di Palermo”, per un valore di 17 milioni e 500 mila euro, e’ stato disposto dalla Sezione del Riesame del Tribunale di Benevento. Il provvedimento arriva dopo la sentenza della Cassazione, che ha annullato la decisione del gip, secondo cui non si rilevava alcun danno pubblico nelle irregolarita’ urbanistiche commesse da Zamparini per la costruzione dell’ipermercato. Il 29 Giugno, il sequestro. Ma come si e’ giunti a questo clamoroso approdo?
Le indagini sulla megastruttura commerciale cominciano cinque anni fa, ma la vicenda risale al 2002, quando Zamparini acquista i terreni e la concessione edilizia da un imprenditore napoletano.

«Completata la costruzione dell’ipermercato, costata circa 45 milioni di euro, beneficiando di un credito d’imposta di 14 milioni – racconta Gabriele Corona, promotore di Altrabenevento (uno dei due “lazzaroni”, insieme a Luigi Panella, perche’ entrambi lavorano al comune nel settore urbanistico, ndr) – l’imprenditore vende poi tutta la proprieta’ a due finanziarie, incassando 31 milioni e 800 mila euro e firmando con le stesse un contratto di leasing. Questo gli consente di pagare una rata annuale piu’ bassa dei fitti che percepisce da Ipercoop e dai commercianti locali, ospitati nell’ipermercato».

Nel frattempo spuntano difformita’ urbanistiche, perche’ l’area e’ destinata a parco fluviale. Servono varianti e nuove autorizzazioni, parcheggi e strade adeguati, bisogna rispettare le distanze dal fiume. Al comune, dopo tredici anni di centrodestra, arriva il centrosinistra, guidato dal sindaco Fausto Pepe (appena riconfermato). L’amministrazione comunale chiede garanzie ed una serie di interventi a favore della citta’. Per questo Zamparini si impegna a realizzare un parco ed un asse interquartiere, a recuperare un’antica masseria e a salvaguardare i vicini reperti archeologici, oltre che ad abbattere i tre capannoni abusivi costruiti per accogliere alcuni commercianti “sfrattati” dal luogo dove e’ stato poi costruito l’ipermercato. Secondo la magistratura, tutti questi impegni sono stati disattesi, con grande vantaggio economico per l’imprenditore.

IL CULTO DI ISIDE
Per superare ogni intoppo Zamparini penso’ allora di rivolgersi ai politici. Anche perche’ il comune tergiversava sull’apertura del centro commerciale. «Andai da Sandra Lonardo Mastella – si difende l’imprenditore – le dissi che il sindaco era impazzito e lei mi invito’ a fare una donazione di 50 mila euro per una onlus che si occupava di aiutare i poveri. Tutto alla luce del sole, dov’e’ il reato? Il pm Antonio Clemente ha chiesto gli arresti domiciliari per me e l’ex assessore all’urbanistica, Aldo Damiano, che, per fortuna, sono stati respinti dal gip. Mi accusano di truffa perche’ non avrei ceduto un terreno di 21 mila metri quadrati, ma la colpa e’ del comune che non ha predisposto l’atto per acquisirlo».

Tra lady Sandra e Zamparini ci sarebbero stati due incontri, come emerge dalle verbalizzazioni di un poliziotto in servizio di scorta alla Lonardo: uno avvenuto a Ceppaloni, il 13 settembre 2006, presso la villa della famiglia Mastella, l’altro alcuni mesi dopo (quando notizie di stampa riportavano l’obbligo per Zamparini dell’abbattimento dei tre capannoni), in piazza Guerrazzi, dove aveva sede l’associazione Iside Nova, di cui e’ presidente Elio Mastella, figlio della Lonardo, al vertice in quel periodo del consiglio regionale. Il versamento di 50 mila euro alla onlus mastelliana avviene puntualmente il 4 giugno 2007, attraverso un bonifico. Per il giudice si tratta di una tangente mascherata.

Dopo il parere del Riesame, che concorda con le tesi del gip sulla mancanza di danno patrimoniale, la palla passa alla Cassazione penale. Nella sentenza del febbraio scorso la Suprema Corte ha riscontrato che «nei capi di imputazione sono indicate specifiche circostanze dalle quali si desume un danno per l’ente truffato direttamente derivante dai raggiri posti in essere da Zamparini, come il fatto che lo stesso si era impegnato a cedere al Comune un’area di 21.330 mq, mentre l’area in questione risultava di un’estensione di gran lunga inferiore ed il fatto che le aree promesse al Comune sono state vendute a due societa’ di leasing».

Percio’ gli atti vengono rinviati al tribunale del Riesame di Benevento, che infine stabilisce il sequestro delle azioni del Palermo calcio. Perche’ non si e’ intervenuti su altri beni? Questa e’ la domanda che rimbalza negli ambienti politici e sportivi. Dal momento che l’ipotesi di truffa commessa ai danni del comune di Benevento e’ connessa al permesso di costruire il centro commerciale “I Sanniti”, il profitto deve essere individuato nella concreta struttura realizzata che, secondo il consulente tecnico del tribunale, ha un valore di 17 milioni e 500 mila euro, a differenza dei 69 milioni di euro valutati dalla controparte. Di fronte a questi dati il collegio del riesame accoglie la prima stima e, vista l’impossibilita’ di sequestrare il centro commerciale stesso, perche’ Zamparini lo ha ceduto a due societa’ di leasing, deve necessariamente individuare altri beni nella disponibilita’ dell’imprenditore friulano, per un valore equivalente al profitto del reato. Per questo e’ stato disposto il sequestro delle azioni dell’Unione Sportiva Citta’ di Palermo, che corrispondono esattamente a 17 milioni e 500 mila euro.

Quindi si e’ giunti a tale soluzione perche’ al momento solo queste quote risultano intestate a lui come persona fisica. «In pratica – sostiene Zamparini – oggi il pm di Benevento possiede il 70 per cento della societa’ del Palermo: in pratica, ne e’ il principale azionista. Siamo all’assurdo. E’ una follia. Fortunatamente le azioni si trovano in Svizzera, depositate presso un istituto di credito». Poi annuncia: «ricorrero’ in Cassazione e a Strasburgo contro il pubblico ministero e i suoi consulenti. Agiro’ anche contro l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia. Nel contempo proporro’ che prendano in considerazione altri beni dello stesso valore. Qualora non accettassero, daro’ le dimissioni da presidente della squadra ed usciro’ dal calcio».

Il minaccioso annuncio, evidentemente, mira soprattutto a suscitare la solidarieta’ dei tifosi che attraverso il giornale on line “Live Sicilia”, arrivano ad ipotizzare una strategia occulta contro il Palermo calcio, «che sta dando fastidio in questo periodo a qualche grande squadra». Qualcuno si scaglia contro i «soliti pm politicizzati e la giustizia ad orologeria», ritenendo che «il centro commerciale e’ solo un alibi». Altri si domandano: «Chissa’ se a Moratti sequestrerebbero mai le quote dell’Inter, a Berlusconi quelle del Milan, agli Agnelli quelle della Juve…».

IL MISTERO CHE NON C’E’
«Non e’ vero che per l’ipermercato di Benevento e’ tutto in regola – precisa Corona – perche’ Zamparini, riguardo alla costruzione della struttura, e’ stato gia’ rinviato a giudizio per abusi edilizi e lottizzazione abusiva. Da poco invece si e’ chiusa l’indagine relativa al secondo procedimento, nel quale e’ accusato di truffa, falso ideologico, abuso d’ufficio, in combutta con i tecnici comunali e l’ex assessore all’urbanistica, di istigazione alla corruzione e corruzione in concorso con i coniugi Mastella. Questi atti sono noti da tempo, ma il patron del Palermo si e’ ben guardato di riferirli nella recente conferenza stampa, dimenticando anche di esibire la sentenza della Corte di Cassazione. Quindi, nessuna azione misteriosa ai suoi danni. Non facciamo parte di nessuna lobby locale. Siamo entrati in questa partita come ambientalisti, per denunciare l’illecita occupazione di un’area destinata a parco fluviale».

Intanto il sanguigno imprenditore ha rivelato con rabbia e rammarico una notizia interessante, cioe’ di aver dato 200 mila euro alla squadra di calcio di Benevento, su richiesta degli amministratori comunali. «A chi li ha dati? – si domandano in citta’ – Come mai nessuno ha dichiarato di averli ricevuti? Perche’ nessuno si e’ mai vantato di aver favorito questo corposo contributo sportivo?»
La situazione dell’ipermercato, nel frattempo, e’ drammatica. La societa’ Mandi, che fa capo alla famiglia Zamparini e vendeva mobili, ha chiuso i battenti e i 46 dipendenti sono finiti in cassa integrazione. Per un’altra ottantina di lavoratori si profila la stessa sorte, dal momento che l’Ipercoop ha deciso di lasciare per i fitti troppo alti. Quindi l’unica occupazione rimane quella dei commercianti locali. Cosa resta delle mirabolanti promesse dello spavaldo imprenditore?

 

Tratto da La Voce delle Voci di Giugno 2011

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