Italo Bocchino, futuro senza libertà. Inchiesta senza censura

Inchiesta senza censura: la vera storia di Italo Bocchino, ideatore di Futuro e Libertà, stratega del grande centro.

di Andrea Cinquegrani – La Voce delle Voci

Dal legame di ferro con Paolo Cirino Pomicino – un asse tuttora formidabile – ai rapporti familiari con i Buontempo, passando per l’inchiesta romana sulla Tav fino alle performances del suo “Roma”, finanziata dallo Stato come coop, ma che invece e’ una spa…C’e’ uno zampino che riporta tanto alla Dc e alla prima repubblica, in vari risvolti della nouvelle vague finiana, anche sotto il profilo “economico”. E fa rima con Pomicino».

E’ una gola profonda del transaltlantico, che ne ha gia’ viste e vissute parecchie, ad aprire questo inquietante squarcio politico, e su quel “grande centro” che tutti negano sdegnosamente, ma che nei fatti (e non solo odierni) prende sempre piu’ corpo. Continua a raccontare: «Guarda caso sono campani i due capigruppo dei finiani, Italo Bocchino e Pasquale Viespoli. Guarda caso non nasce oggi ma e’ in vita da quasi un quindicennio l’asse politico-economico che ha visto protagonisti l’ex ministro del bilancio andreottiano, Paolo Cirino Pomicino, e Bocchino. Ossia una fetta della vecchia Dc e una fetta dei colonnelli di An. E guarda caso Bocchino ha sposato Gabriella Buontempo, figlia del cavalier Eugenio. Un nome che vuol dire un tesoro. Altro che quello di Montecarlo. Andate a cercare nei paesi dell’est…».

Ricapitoliamo e decodifichiamo. Il suocero di Bocchino, Eugenio Buontempo, e’ stato tra i primattori del post terremoto in Campania, mega appalti edili (spesso e volentieri in compagnia con i cavalieri siciliani Costanzo, Rendo e Graci) ma anche maxi infrastrutture, piu’ tanti trasporti, via cielo (Aliblu’), via mare (l’ex Flotta Lauro ottenuta “a gratis” poco dopo il fallimento), via terra (Fs), grazie al generoso garofano di Claudio Signorile, leader psi della sinistra ferroviaria (tra i suoi esponenti di spicco anche Rocco Trane).

 

Ottimi i rapporti di Buontempo con gli istituti di credito (in primis il BancoNapoli della munifica era Ventriglia, con crediti facili a go go) e i brasseur internazionali d’affari, uno su tutti Pierfrancesco Pacini Battaglia (hanno lavorato fianco a fianco per dragare i misterosi fondali di Ustica). Dopo il ciclone di Tangenopoli e un anno di latitanza all’estero, Buontempo e’ stato beccato a Praga, meta’ anni ‘90. Poi, il buen retiro nella splendida fattoria di Montalcino, confinante con un altro appezzamento d’oro, proprieta’ di Sereno Freato, l’ex segretario particolare di Aldo Moro.

UN  GRECO DIETRO LE QUINTE

E proprio negli stessi mesi finiscono altre latitanze “eccellenti” come quelle di Filippo Capece Minutolo (“cassiere” di Vincenzo Scotti, oggi sottosegretario agli Esteri), Aldo Molino (tra i registi dell’affaire Enimont, inquisito dal pool targato Antonio Di Pietro) e Vincenzo Maria Greco, le eminenze grigie (e veri forzieri) di Pomicino. Ingegnere idraulico, progettista e uomo ovunque del dopo terremoto, primattore nel maxi business dell’Alta Velocita’, Greco e’ stato – ed e’ ancor oggi – l’alter ego di ‘O ministro. La sua consorte, Letizia Balsamo, e’ sorella di uno dei costruttori baciati dagli appalti post sisma, Isidoro Balsamo.

Il battesimo professionale, comunque, avviene alla Sorrentino Costruzioni Generali, vero trait d’union tra le imprese del mattone e del cemento con la Nco di Raffaele Cutolo prima e la Nuova famiglia made in Carmine Alfieri (oggi “inglobata” nel ventre dei Casalesi), poi. E i Sorrentino – dopo i grossi appalti per la realizzazione della Pozzuoli bis in seguito al “fasullo” bradisisma del 1983 – vendono a prezzo catastale un appartamento sulla collina di Posillipo a Pomicino (passato anche per le mani del finanziere d’assalto Nini’ Grappone e del big dc Antonio Gava). Ottimi amici, i Sorrentino, del supercapo degli ispettori ministeriali (dal governo Prodi all’esecutivo Berlusconi) Arcibaldo Miller.
Dopo le disavventure – si fa per dire – post tangentopoli, sul finire degli anni ‘90 una nuova bufera rischia di abbattersi su Greco e C. Si tratta della maxi inchiesta avviata dalla procura di Roma (pm Pietro Saviotti, gip Otello Lupacchini) su una sfilza di appalti d’oro, a partire dalla stessa Tav fino alla realizzazione di centri residenziali, infrastrutture d’ogni tipo (porti, interporti, aeroporti, assi viari) e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Ne vien fuori uno spaccato sconvolgente, il marcato profilo di una Super Cricca, in combutta continua con la malavita organizzata (gia’ all’epoca, Casalesi uber alles). E, guarda caso, fin da allora prende corpo, anche per via giudiziaria, l’asse fra truppe finiane e pomiciniani doc.

Nella lunga lista di “arrestandi” firmata dal gip il 26 maggio 1999, infatti, spiccano i nomi dell’ex presidente della giunta regionale Antonio Rastrelli (An), Marcello Taglialatela (An, oggi fresco assessore all’urbanistica della Regione Campania), i vertici dell’impresa del cuore di Pomicino – l’Icla – ossia i fratelli Di Falco (Agostino, il timoniere, Sandro e Vittorio), l’altro big targato Icla (oggi al vertice di Metronapoli) Giannegidio Silva, il mattonaro parmense Paolo Pizzarotti (legato a filo doppio sia con Greco che con i Sorrentino), i vertici del Tesoro Vincenzo Chianese e della Banca di Roma Sergio De Nicolais.

L’INNOMINATO BOCCHINO

Parecchi altri vip facevano capolino nei faldoni dell’inchiesta (poi finita nel rituale flop del porto capitolino delle nebbie), come l’ex vertice della Banca di Roma (ora al timone di Generali) Cesare Geronzi, il dominus del San Raffaele e grande amico del Cavaliere don Luigi Verze’, l’ex re del grano (ucciso due anni fa in circostanze misteriose a Napoli) Franco Ambrosio, il ras di asfalto e sanita’ in Molise Aldo Patriciello. Eccellenti anche gli “omissis”, con una significativa pista che porta dritto a Bocchino. Ecco cosa scrive Lupacchini a proposito dell’affare Inail: «L’unico parlamentare che appare direttamente a conoscenza dell’interesse del Di Falco sulla vicenda dei fondi Inail risulta – attraverso le conversazioni che intrattengono Di Falco Agostino, Di Falco Vittorio, Di Falco Sandro e Greco Vincenzo Maria – un deputato eletto nel collegio di Casal di Principe, che comunica gli esiti della discussione parlamentare direttamente all’imprenditore. Contestualmente l’imprenditore concorda un versamento di 100 milioni di lire a favore di una societa’ di edizioni della quale il deputato e’ presidente del consiglio di amministrazione e della quale la moglie di Di Falco Vittorio e’ titolare di quote». Praticamente, il ritratto di Italo Bocchino.
Quartier generale a Pozzuoli per la famiglia Di Falco, in ottimi rapporti – da sempre – con un’altra storica dinasty flegrea, quella dei Cosenza, al vertice il costruttore ovunque Livio, partito col propellente del sisma e del bradisisma – colpo doppio – e oggi impegnato dell’arcimilionario business del mega porto turistico nell’ex area Sofer ad Arco Felice (in partnership, infatti, con Finmeccanica): la figlia di Livio, Giulia Cosenza, e’ una finiana doc, componente di quella commissione ambiente della Camera che deve dar disco verde ai progetti di forte impatto ambientale. Compresi quelli paterni.

Ottimo incontrista, Bocchino, abile nell’avvertir puzza di bruciato e schivare il ciclone in arrivo. Come e’ successo anche con il caso Romeo esploso due anni fa a Napoli, che ha portato alla ribalta delle cronache conversazioni piu’ che imbarazzanti tra il patro’n della corazzata multiservizi partenopea di Alfredo Romeo (gia’ protagonista della prima tangentopoli per le mazzette a mister centomila Alfredo Vito) e i due centristi in pectore, Bocchino e Francesco Rutelli. Altra inchiesta abortita e scordammoce ‘o passato.

UNA BOTTA DI VYTA

Avrebbe certo visto con favore la nascita e il decollo della Banca Popolare del Mediterraneo, Bocchino, se il suo animatore, Raffaele Cacciapuoti, non fosse sparito – forse col favor della calura ferragostana – con la cassa, una decina di milioni di euro. Si’, perche’ il plurilaureato (patacche) banchiere si era presentato due volte al voto con il centrodestra, maglietta repubblicana, a correre nel 2005 per le regionali. La sua stella polare? Italo Bocchino, candidato governatore nel duello (perso) con Antonio Bassolino. Magro il bottino per Cacciapuoti, 183 voti. Va peggio l’anno dopo, per le comunali: 48 voti, raccolti in prevalenza nel quartiere della Sanita’, a ridosso di Forcella, roccaforte dei clan.

Per tirarsi su col morale, e darsi caso mai una botta vita, la famiglia Bocchino-Buontempo puo’ comunque consolarsi con una sfilza di sigle che ruotano intorno a Retail Group, che conta su un marchio – Vyta, appunto – presente con i suoi megastore in molte stazioni italiane, a cominciare da Termini a Roma. A fondare la sigla madre, Giancarlo Buontempo, architetto e fratello di Gabriella, consorte di Italo. E fanno capolino due rampolli di casa Greco, Ludovico e Maria Grazia, figli di Vincenzo Maria (Ludovico, fra l’altro, e’ partner di Filippo Capece Minutolo nella Piaggio Industries). «Ma la presenza piu’ significativa al fianco dei Greco e dei Buontempo – sottolineano in ambienti economici della capitale – e’ quella di Massimo Caputi, uno dei grand commis che ha lavorato sempre sotto traccia, dopo aver lasciato i riflettori di Sviluppo Italia. Ne vedremo ancora delle belle…».

CARTA STRACCIATA

Un pallino, la carta stampata, per Italo Bocchino. Condiviso con la moglie Gabriella Buontempo, in sella alla Edizioni del Sole fin da ragazzina: e’ figlia del cavalier Eugenio, per alcuni anni editore del quotidiano Roma: a bordo, allora, soprattutto imprenditori del ramo monnezza, per via della privatizzazione 1990 voluta dal psi Antonio Cigliano, il cui figlio Corrado, oggi, rappresenta i “nuovi” gestori veneti del business NU partenopeo.

Ha provato anche a riesumare l’Indipendente, il numero due (due?) di Gianfranco Fini, affidandolo alle cure di Antonio Galdo, per anni direttore del mensile pomiciniano Itinerario. Flop. Eppure, tra le firme spiccava quella di Maria Grazia Greco. Il cui nome, del resto, fa capolino anche nel team di un’altra creatura rilevata dal vulcanico Bocchino, E polis, dopo la prima gestione targata Nichi Grauso e la breve parentesi made in Marcello Dell’Utri. Del resto, Vincenzo Maria Greco ha un nipotino che conta nei media: l’ex numero uno del Mattino e attuale direttore del TG2 Mario Orfeo.

Resta comunque il Roma – storica testata partenopea un tempo vanto e gloria del sindaco monarchico di Napoli Achille Lauro – la creatura piu’ cara a Bocchino: forse perche’ anche lui si sente ‘o comandante. A bordo della cooperativa che gestisce il giornale, nel corso degli anni, Italo ha arruolato una ciurma di camerati (ora sparsi tra Pdl e Fli) che ancor oggi risultano titolari di quote societarie: Ignazio La Russa, Gianfranco Anedda, Antonio Pezzella, Domenico Nania, Ugo Martinat, Altero Matteoli, per fare solo alcuni nomi. Nell’arcipelago azionario spiccano soprattutto parecchie cliniche e case di cura private, localizzate prevalentemente nel casertano (del resto storico avamposto elettorale dell’onorevole), ma anche nell’avellinese, come ad esempio Villa dei Platani spa e Montevergine spa che fanno capo al gruppo sanitario Malzoni (lo stesso che, secondo alcune fonti, fa gola anche al “nemico” di Italo, il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino).

Una consistente fetta del Roma e’ alla luce del sole, intestata a Gabriella Buontempo (1 milione 184 mila euro). Un’altra e’ nell’ombra, coperta da comode fiduciarie (Compagnia Fiduciaria Nazionale spa, 50 mila euro; Siref Fiduciaria, 45 mila euro). Una terza, ancora, fa capo alla Quattro Novembre, srl che a sua volta riporta ad Alessandro Fiorentino, Maria Concetta Testini e Augusto Celeti. Raccontano in Confindustria: «Celeti e’ stato sempre legato a Vincenzo Maria Greco. E chissa’ che dietro le fiduciarie e alcuni comodi prestanome non si nascanda, ancora una volta, l’uomo di ‘O ministro…». La Edizioni del Roma e’ una spa. Sede a Roma, in corso Vittorio Emanuele 21. Nella gerenza, invece, figura ancora la cooperativa. In grado di racimolare i fondi stanziati dal dipartimento editoria della presidenza del Consiglio

Tratto da “La Voce delle Voci” di Settembre 2010

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