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GRUPPO MISTO/ Tra vecchia DC e nomi da brivido: oltre il comune senso del pudore

In un paio d’anni un vero e proprio exploit del gruppo Misto alla Camera. Spuntano formazioni d’ogni tipo, ma soprattutto tanta vecchia Dc, con Mannino e Scotti al timone e nomi da brividoVediamo cosa e’ successo dopo le elezioni della primavera 2008 che hanno riportato alla guida dell’esecutivo Silvio Berlusconi.

di Andrea Cinquegrani – La Voce delle Voci

Gruppo misto, che passione. Una agevole piscina, spesso e volentieri, in cui tuffarsi dopo essere stati eletti con una maglietta – dietro ad un preciso “patto” siglato con il solito elettore bue – per rimettersi in gioco. O meglio, sul mercato. Delle vacche. Della compravendita di voti per il miglior offerente. Vediamo cosa e’ successo dopo le elezioni della primavera 2008 che hanno riportato alla guida dell’esecutivo Silvio Berlusconi.

5 maggio 2008. Sboccia l’MPA siciliana di Raffaele Lombardo, ribaltonista (come presidente della giunta regionale) e fresco d’indagini antimafia. 21 luglio: spuntano i Liberal Democratici – Repubblicani. Nel 2009 un solo germoglio, il 13 maggio, con una variazione sul tema e il battesimo del gruppo Repubblicani, Regionalisti, Popolari. Vivacissimo, invece, il 2010 fin da gennaio quando, il 19, si costituisce la rutelliana Alleanza per l’Italia. Passano solo tre giorni e a Montecitorio un nuovo parto: Noi Sud – Lega Sud Ausonia, sfortunato, pero’, dal momento che dopo meno di cinque mesi, il 7 giugno muore, per dar vita ad una nuova creatura, Noi Sud Liberta’ e Autonomia – Partito Liberale Italiano: miracoli della genetica o capriole della politica fai da te?

Ultima tappa, e siamo ad un paio di mesi fa, in piena guerra fra truppe finiane e berlusconiane: «il 21 ottobre – cosi’ recita il bollettino della Camera – e’ stata autorizzata, nell’ambito del gruppo Misto, la formazione della componente politica denominata Noi Sud Liberta’ e Autonomia, I Popolari di Italia Domani». E vediamo allora di districarci tra i meandri di quest’ultima nata – dal solito, perenne, fecondissimo ventre della balena bianca – che presenta tra i suoi big tanti pezzi della vecchia Dc. Ma non solo…
E’ il presidente della nuova formazione, il superassolto da ogni accusa di mafia dopo un processo ultradecennale, Calogero Mannino, a dare, quel fatidico 21 ottobre, l’annuncio del lieto evento al mondo: «Il centro non e’ Casini, il centro sara’ la nuova forza politica che nasce dalla fusione di Noi Sud-Popolari di Italia Domani. Casini – chiarisce – negli ultimi mesi non ha passeggiato sulla rotta del partito di centro ma sulla rotta del partito di centro che va a sinistra, dietro al Pd. Noi vogliamo capovolgere lo schema».

IL VERBO DEL MANNINO
Esattamente un mese prima, il copernicano Mannino preannunciava nel solito politichese la gran mossa, non escludendo che esponenti di punta del partito in Sicilia «insieme a qualche “amico” nazionale» diano vita ad uno schieramento «non siciliano, fondato sul legame tra centristi e altri amici che hanno avuto in passato posizioni di riferimento vicine alla tradizione democratico-cristiana». E i rumors in transatlantico facevano rimbalzare i nomi di Carlo Giovanardi, leader dei Popolari Liberali, di Gianfranco Rotondi, numero uno della Democrazia cristiana per le autonomie, dell’ex mezzobusto tivvu’ Francesco Pionati, e – last but not least – di Vincenzo Scotti, reduce dalla fragorosa rottura (una vera e propria espulsione) con l’Mpa di Lombardo. E non a caso il 18 settembre lo stesso Berlusconi esprimeva il suo personale apprezzamento per la fresca formazione, intervenendo via telefono alla manifestazione indetta a Summonte, nell’avellinese, da Arturo Iannaccone, altro ex dc doc, segretario di Noi Sud.

Torniamo a qualche mese prima, ossia al varo di Noi Sud e alle prime dichiarazioni del suo nocchiero, Scotti: «Nasciamo come forza che vuole difendere il bipolarismo. Siamo stabilmente nel centro destra e alleati del Pdl ma non confluiremo nel Pdl. Teniamo alla nostra autonomia e alla nostra identita’ di movimento meridionalista. E non siamo un clone dell’Mpa perche’ certe cose non basta reclamarle ma sostenerle quotidianamente». Cosi’ gli replicava il senatore Giovanni Pistorio, portavoce del movimento made in Lombardo: «Si goda gli agi delle sue antiche amicizie romane ma ci risparmi almeno il pistolotto autonomista, vista la sua antica vocazione centralistica a cui ha attinto a piene mani rimanendo a galla per oltre un cinquantennio e non certo per difendere le ragioni di un Sud cancellato dall’agenda politica proprio da uomini come Scotti».

SCOTTI SUPERSTAR
Oggi sottosegretario agli Esteri – cioe’ il vice Franco Frattini – Scotti e’ riuscito effettivamente a galleggiare tra prima e seconda repubblica, evitando grosse grane giudiziarie nel periodo di Tangentopoli e “svernando” in quel di Malta, dove ha insegnato per alcuni anni presso la locale universita’. «Uno degli uomini ancora oggi tra i piu’ potenti – osservano non pochi in transatlantico – regista con Paolo Cirino Pomicino negli appalti del dopo terremoto, al quale resta legato da un passato di affari tessuti in comune, come dimostra la nascita della regina del post sisma, l’Icla acchiappatutto, affidata alle cure di due amici, Massimo Buonanno e Agostino Di Falco».

E in quei tempi di vacche grasse poteva contare, Scotti, su altri due uomini “di fiducia”: Aldo Boffa, prima portaborse personale e poi assessore regionale ai lavori pubblici (in ottimi rapporti con il gruppo Romano, riciclatore per conto del clan Nuvoletta); e Filippo Capece Minutolo, ai vertici della struttura commissariale per la ricostruzione, per quasi un anno latitante in Sud America (paese prediletto l’Uruguay). «E proprio nei paesi latino americani – c’e’ chi commenta alla Farnesina – Scotti sta portando avanti alcuni affari da non poco: sara’ solo per la delega ad occuparsi di quei paesi, per le antiche conoscenze di Capece Minutolo o per il calore di quelle latitudini?».

Ed e’ forse proprio per non dimenticare ‘o sole e ‘o mare che l’attuale viceministro degli Esteri si sta alacremente occupando dei destini del porto di Civitavecchia, ricoprendo addirittura la carica di presidente della strategica Privilege Fleet Management Co spa, sigla protagonista nel destino – fatto di appalti arcimilionari – di quello scalo (partner d’eccezione – come documentato dalla cover story della Voce di ottobre “Porto che Scotti” – l’onnipresente grand commis Giancarlo Elia Valori, un passato ai vertici della P2 di Licio Gelli).

I MAGNIFICI UNDICI
Passiamo alla sigla gemella (e ormai incorporata), Popolari per l’Italia di Domani. Che ha ‘o core tutto napoletano. Uno dei magnifici 11 della formazione di Noi Sud alla Camera, Michele Pisacane (gli altri sono Elio Vittorio Belcastro, Antonio Gaglione, i gia’ citati Iannaccone e Mannino, Pippo Gianni, Antonio Milo, Americo Porfidia, Francesco Saverio Romano, Giuseppe Ruvolo, Luciano Sardelli) e’ ora il responsabile campano del raggruppamento, salito alla ribalta delle cronache perche’ la fresca consorte (sua ex segretaria) e’ stata eletta in consiglio regionale (che vuol dire un appannaggio da 20 mila euro lordi al mese) alle ultime amministrative poi vinte da Stefano Caldoro.

«Una squadra che te la raccomando – raccontano a palazzo Santa Lucia, sede della Regione – basta pensare solo al nome di Porfidia, inquisito per camorra: Luigi De Magistris ha sollevato il caso appena messo piede in Italia dei Valori, ma ancora oggi il super pm e super leader Idv Antonio Di Pietro difende quella scelta. Roba da non credere».
Eppure procedono a gonfie vele le prime regate dei neo Popolari. Soprattutto nelle acque di famiglia. Eccoci a Napoli, teatro Augusteo, per festeggiare il varo e acclamare la nuova classe dirigente. Siamo a novembre, i sacchetti della monnezza invadono strade e vicoli della citta’, ma qui si respira davvero aria di “nuovo” e di “pulito”.

IL NUOVO CHE AVANZA E’ il caso del neo responsabile cittadino Luca Esposito. Uno dei piu’ fedeli pomiciniani negli anni ‘80 – ricordano a palazzo San Giacomo, sede del comune – «inauguro’ gia’ allora ‘o ticcke’t, perche’ alle elezioni si presentava sempre con il suo amico Claudio Ospite, un altro fedelissimo di Pomicino». Passate le bufere (anche giudiziarie), Esposito si e’ riciclato con la giunta capitanata dall’ex gavianea, poi Margherita, oggi Pd Rosa Russo Iervolino, arrivando ad occupare anche la poltrona bollente di assessore al traffico. Ed e’ rimasto da fedelissimo, all’ombra di Rosetta, fino al primo avviso di garanzia, con relativa richiesta di arresto. Era il 2007 e la retata fu ribattezzata dagli investigatori “operazione canaglia”. Nuovo ciclone nel 2009, nell’ambito dell’inchiesta sulle maxi tangenti alla Asl Napoli 1. Per qualche mese il nostro e’ sparito dalla scena. E ora, come nella migliore tradizione, eccolo qui ad incarnare “il domani”.

Non meno sbalorditivo il caso del responsabile per la provincia di Napoli, Agostino Ambrosio, sindaco del comune – a memoria d’uomo – piu’ sciolto d’Italia per infiltrazioni, ovviamente, malavitose, San Giuseppe Vesuviano. Primo provvedimento quasi vent’anni fa, l’ultimo di pochi mesi, cui ha fatto seguito il rituale ricorso al Tar: e’ attesa a breve la decisione, ma negli ambienti giudiziari si da’ quasi per scontato l’ennesimo reinsediamento dell’esecutivo Ambrosio (visti soprattutto i precedenti, come nel clamoroso caso di Afragola, per il quale 11 anni fa viene chiesto invano uno scioglimento – regolarmente respinto dal Tar – e solo pochi mesi fa deciso dal Viminale).

Altra ciliegina sulla torta dei Popolari per l’Italia di domani la presenza di Achille De Simone, attuale consigliere comunale a Napoli. Un nome, una storia. Un passato tutto Dc (entra come usciere alla Regione dopo una gavetta da barbiere), una capriola verso i Comunisti Italiani (li ricordate? quelli di Oliviero Diliberto), la candidatura alle comunali dove viene eletto come primo con una valanga di voti. Subito passa a Forza Italia. Nel frattempo non disdegna amicizie border line, tanto che poco piu’ di un anno fa, a fine novembre 2009, viene arrestato con l’accusa di associazione camorristica (il processo e’ in corso).

Un vizietto (anzi due) di famiglia: il nipotino ventiduenne, Gaetano, consigliere comunale a Cercola – un popoloso comune dell’hinterland – e’ fresco di manette per aver favorito a Torre del Greco un clan locale nelle sue operazioni di spaccio di droga. Non e’ finita, perche’ un altro nipote ha pensato bene di aprire uno sportello antiracket, vivaddio, finalmente uno che in famiglia si redime: peccato che sia stato agevolmente “convinto” a consegnare la lista dei (pochi, come al solito) denuncianti non alle forze dell’ordine, ma ad esponenti del clan Sarno, che controllano la zona. Cin Cin. E’ questa l’Italia di oggi… e di domani.

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