CASO VERBANO/ 31 anni di in-giustizia

Dopo 31anni il caso Verbano si riapre grazie a nuove carte e nuovi indiziati. Intorno alle 13 del 22 febbraio 1980 Valerio Verbano, militante del Comitato di Lotta Valmelaina, legato ad Autonomia operaia, non e’ ancora tornato a casa da scuola. Tre ragazzi armati, a volto coperto, bussano alla porta di casa Verbano, in via Montebianco, zona Talenti-Montesacro. Legano e imbavagliano i genitori, frugano ovunque e mettono sottosopra la stanza dello studente, che arriva dopo una cinquantina di minuti.

di Massimo Veneziani – La Voce delle Voci

C’e’ una colluttazione e parte un proiettile che recide l’aorta di Valerio. Gli assassini scappano; lui muore poco dopo in ambulanza. Avrebbe compiuto 19 anni 3 giorni dopo.

Le indagini sono subito difficili. Un vicino parla: dice di aver visto il giorno prima quei tre parlare con Valerio; viene disegnato un identikit. Poi le cose cambiano. Racconta Carla, mamma di Valerio: «Alle otto di sera, il vicino “testimone” del piano di sopra ci telefono’ e disse a mio marito che era ritornato in questura e aveva ritrattato tutto perche’ aveva paura. Dopo un mese questo signore si trasferi’ e i trasportatori ci dissero che aveva comprato una casa pagandola in contanti. Al testimone, contattato il giorno stesso, diedero una somma per stare zitto e ritrattare: un semplice impiegato non poteva di certo pagarsi un appartamento del genere».

Per nove anni gli inquirenti si concentrano sui neofascisti dei Nar e di Terza Posizione, ma le indagini si chiudono nel 1989 con un’archiviazione: “ignoti gli autori del reato”. L’inchiesta si riapre nel 2009 con delle verifiche fatte su vecchi casi rimasti insoluti, attraverso tecniche investigative sofisticate. Cosi’ ora le cose potrebbero cambiare.

Da mesi i pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio lavorano sulla documentazione di Valerio. Il ragazzo dal 1977 aveva creato un grosso archivio di nomi, foto, movimenti, mappe e date: 379 fogli sui “neri” della Capitale. Tra loro Paolo Signorelli e Stefano Delle Chiaie, implicati nella strage di Bologna del 2 agosto 1980; ma anche Teodoro Buontempo e Angelo Mancia, ucciso il 12 marzo del 1980, probabilmente in risposta all’omicidio Verbano. C’e’ pure l’attuale segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace; sulla sua scheda si legge: «porta gli occhiali Lozza da vista, segretario Fdg Acca Larentia, cicciottello».

Storace ha reagito cosi’ su Facebook: «E’ terribile sapere dei dossier di Valerio Verbano. Pieta’ cristiana per lui, ma non fu un esempio. A che cosa gli servivano quelle notizie su me e altri? Chi lo aiuto’ a raccoglierle? Anche a sinistra, chi sa parli». E c’e’ un’altra novita’. Giorni fa nuove carte sono state lasciate davanti alla porta di casa della mamma di Valerio. Si tratta di due grossi raccoglitori con altre schede sui neofascisti romani, datate fino al 1982, e una rubrica marrone con 900 nomi, numeri di targa e luoghi di ritrovo. Una scoperta anticipata da una voce al citofono che qualche giorno prima avrebbe detto a Carla Verbano: «Signora, questo e’ per lei».

Valerio a destra aveva schedato tutti. Conosceva i suoi assassini? Di quelle carte ha recentemente parlato sua madre: «Valerio insieme ad altri sei o sette amici avevano realizzato quel dossier. Quello che hanno ritrovato o e’ una fotocopia dell’originale, che aveva Valerio a casa, o un’altra copia, perche’ all’originale di Valerio avevano strappato molte pagine: quando me lo mostrarono era ridotto a un quadernetto piccolo».

I due nuovi presunti assassini sarebbero stati invece identificati dopo una rilettura del vecchio fascicolo processuale, e riconosciuti da alcuni testimoni dopo la ricognizione delle foto segnaletiche dell’epoca. Uno dei due indiziati vive all’estero, forse in Brasile, mentre l’altro sarebbe un professionista romano. All’epoca dei fatti dovevano essere due cani sciolti che volevano accreditarsi con i leader delle organizzazioni neofasciste attraverso un’azione eclatante.

Il vecchio fascicolo e’ stato riaperto, ma purtroppo solo alcuni reperti sono finiti nelle mani del Ris. Tra questi, la pistola che fu rinvenuta sul luogo del delitto e che era stata inviata a Palermo per svolgere delle comparazioni nell’ambito degli accertamenti sull’uccisione del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, avvenuta nel capoluogo siciliano il 6 gennaio 1980. Gli altri reperti sono andati distrutti.

Le indagini cosi’ si indirizzano oggi verso due uomini di 50 anni. La stessa eta’ che avrebbe avuto Valerio se non fosse stato ucciso con un colpo alla schiena.

 

Tratto da La Voce delle Voci di Maggio 2011

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