CALCIO e POLITICA/ L’importanza degli acquisti: cogli l’attimo

Sembrerebbe impensabile che gli acquisti vengano decisi e ponderati tenendo conto non della rosa calcistica, ma del clima politico che si respira. È vero, sembrerebbe assurdo, ma alcune vicende di mercato creano forti dubbi: dal caso Kakà a Ronaldinho, per finire con Ibra e Cassano, tutto sembra calcolato in base all’agenda e alle strategie di Berlusconi.

Prendiamo il caso di Ricardo Kakà e analizziamolo nei dettagli. Gennaio 2009. Il Manchester City era quasi riuscito a convincerlo e ad acquistarlo, ma alla fine “Riccardino” aveva detto no per amore del Milan, respingendo – attenzione –  sia le valigie piene di sterline della Premier League, sia i progetti di mercato dei dirigenti rossoneri. Già, perché il Milan già allora avrebbe voluto mandarlo via, accettando la maxi offerta di quasi 130 milioni di euro fatta dallo sceicco Al Mubarak. Fa niente se vent’anni prima Berlusconi ripetesse, di fronte alle lusinghiere offerte della Sampdoria per Franco Baresi, che “le bandiere non si vendono”.

Ma i tifosi non ragionano allo stesso modo dei dirigenti: tre giorni di fila sotto la casa milanese del giocatore per protestare contro la cessione. E alla fine Kakà rimase. E Berlusconi? Nonostante, come detto, la dirigenza avesse preferito intascare i quasi 130 milioni, il Presidente non perse l’occasione davanti agli occhi dei tifosi e degli elettori. “È stato lui che ha resistito – annunciò il Cavaliere il 19 gennaio al “Processo” di Aldo Biscardie io sono veramente felice di averlo mantenuto in rossonero perché Kaká non è soltanto un grande campione, ma anche un grande uomo che ha rinunciato all’offerta del Manchester City dicendo che i soldi non sono tutto”. E, infatti, come volevasi dimostrare, il Presidente ottenne il risultato sperato: poco dopo sul sito ufficiale del club si leggeva: ”L’amore dei milanisti ha vinto alla grande. Grazie Presidente! Grazie Kaká!”.

Ora attenzione. Arriviamo al 9 Giugno 2009. Un comunicato diramato dalla società del Milan in un orario insolito (mezzanotte e mezza) annuncia che Kakà è un giocatore del Real. Perchè è stato venduto sebbene lui avesse già dichiarato che avrebbe preferito restare a Milano? Lo svela lo stesso Kakà: “mi ha chiamato la società e mi ha confermato la assoluta necessità di vendermi”, visto che “il Milan sta attraversando una crisi senza precedenti“, ed è “la prima volta che hanno pensato di vendere un giocatore”. Ma logicamente Berlusconi non vuole metterci la faccia e allora ecco un po’ di “balle” raccontate dal premier in merito a questa cessione:

Non è deciso niente”. Falso, era già tutto deciso da una settimana, come poi confermò lo stesso Perez, presidente del Real (in Brasile Kakà già firmava maglie madrilene);

E’ il giocatore che voleva andare via”. Falso, visto che il giocatore, come detto, aveva dichiarato di voler rimanere;

Fosse per me lo terrei”. E’ inutile spiegare, a questo punto, perché sia non solo falso, ma anche contraddittorio.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe chiedersi: cosa c’entra la politica? Tutto. Occhio alle date: nel giugno 2009 Silvio Berlusconi è impegnato nelle europee, primo appuntamento dopo le politiche che l’avevano riportato al Governo sconfiggendo Veltroni. Un’occasione importante per testimoniare la tenuta di partito e Governo. Le elezioni sono fissate per il 6 e 7 giugno 2009. Il Pdl ottiene il 35%. Due giorni dopo, 9 giugno, arriva l’ufficialità: Kakà è del Real Madrid.

Casualità? Pare proprio di no. Perché non cederlo prima ad una cifra più alta, se il motivo per cui poi è stato ceduto è un motivo economico? Perché aspettare proprio l’indomani delle europee per annunciare questo trasferimento? D’altronde lo stesso Berlusconi confessò la sua prospettiva sul Milan quando si parlava a maggio di una possibile cessione del Milan: “Vendere il Milan mi costerebbe in termini di popolarità”, disse il Presidente.

Ma allora ragioniamo anche su altri acquisti più recenti. Abbiamo accennato alle politiche: lo scontro Berlusconi – Veltroni risale al 13 e 14 aprile 2009. C’è un legame – seppur indiretto – con l’acquisto di Ronaldinho. Perché indiretto? Perché ufficialmente il brasiliano arrivò al Milan solo a luglio, ma se ne cominciava a parlare proprio a inizio anno, in piena campagna elettorale. Ricordiamo cosa disse, ad esempio, in quel periodo Ernesto Bronzetti, consulente di mercato per il club rossonero e agente Fifa: “Il Milan è fidanzato col brasiliano, sono come due fidanzati in attesa di matrimonio”. E giù di lì attestati di stima in campo, sugli spalti, sui siti internet per il Presidente Silvio Berlusconi.

Ed ecco le ultime vicende. Facciamo un piccolo confronto, seppure molto eloquente. Stagione 2009/2010. Il Milan non mette in porto nessun “colpaccio di mercato”. Anzi, l’unico grande trasferimento è in uscita. Quello, di cui già abbiamo parlato, di Kakà. Passa un anno.  Il Milan decide di tornare sul mercato e lo fa in maniera devastante: Robinho, Ibrahimovic, poi Cassano, Van Bommel, Emanuelson.

A questo punto ragioniamo sul clima politico di questi ultimi due anni. Per quanto riguarda il periodo della stagione 2009/2010 il Pdl rimane indiscutibilmente primo partito italiano, mentre il Governo continua con la sua attività quasi incontrastata per via di una maggioranza a dir poco spropositata. Passa un anno e la musica cambia notevolmente: Fini si allontana da Silvio, nasce Fli, emergono nuove inchieste. Berlusconi, in pratica, è con le spalle al muro. La sua unica salvezza è investire nel calcio, in quello sport che tanto ottunde i cervelli, che poi possa spronare gli “sfegatati” a votare in un modo invece che in un altro.

Potrebbero allora essere intesi come acquisti mirati a risollevare il morale di tutti quei milanisti che, nel periodo passato, avevano manifestato il desiderio che Berlusconi abbandonasse la dirigenza milanista (ricordiamo alcuni cori e striscioni degli Ultras del Milan a fine campionato: “Vendi Kakà per risanare la società e non spendi più i tuoi milioni. Caro Berlusconi grazie di tutto e vai fuori dai c…”; “Sono anni che compri bidoni e figurine. Quest’anno chi compri…le veline??”; “Ad agosto fiducia incondizionata, tiriamo le somme di questa annata: mister e ragazzi promossi per l’impegno, presidente bocciato assente ingiustificato!”). Era doveroso riconquistare la loro fiducia proprio in un periodo caldo in campo politico: le elezioni potrebbero essere vicine e Berlusconi non può rischiare di giocarsi qualche voto. Nel gioco del “do ut des”, Berlusconi ha regalato Ibrahimovic  & co., nella speranza che i milanisti, poi, non lo tradiscano in ambito elettorale. Non sarebbe un caso allora che Antonio Cassano sia arrivato proprio all’indomani del voto di fiducia che aveva consegnato al Governo una maggioranza assolutamente traballante e aperta all’ignoto, con la Lega che spinge per le elezioni e con pochi deputati invidiosi e inetti, banderuole che passano da una parte all’altra, ad avere in mano il futuro di questa legislatura.

Un legame calcio-politica, dunque, c’è. Né questo può apparire secondario, se poi riflettiamo anche sui risultati politici a cui tendono. Ma allora fino a che punto possiamo considerare che sia stata una battuta quanto detto da Berlusconi in seguito alla sconfitta nelle prime giornate di campionato contro il Cesena (2 a 0)?: “Ieri sera il Milan ci ha dato dei dolori – disse durante la festa dei giovani Pdl – ma non ha giocato male. Non c’erano 3 fuorigioco. Il problema è che spesso il Milan incontra arbitri di sinistra”. Il dubbio – anche qui – resta.

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