“Acqua bene comune!”, si urla ai quattro venti tralasciando la realtà: l’acqua non è più pubblica da anni, dal Dicembre del 1993 più precisamente, quando il Parlamento approvò la famosa legge Galli, che apriva il settore ai privati. Non a caso fu votata subito dopo Tangentopoli, quando c’era da ricostruire il rapporto di fiducia tra politica e impresa, in attesa di un salvatore che di lì a breve sarebbe arrivato. E un caso eclatante di rapporti poco chiari tra pubblico e privato – come denuncia Angela Napoli, membro della Commissione Antimafia – è quello di Catanzaro, dove tra Sorical (pubblico) e Veolia (privato) fanno capolino le cosche calabresi.