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Abbazia florense: l’atto del Comune, svelato da Infiltrato, inchioda la politica, fra silenzi e interessi

Dopo la mozione di sfiducia presentata dai consiglieri di opposizione del comune di San Giovanni in Fiore (Cosenza) e dopo l’interrogazione parlamentare del deputato IdV Francesco Barbato, sorgono ulteriori pesanti dubbi, relativi soprattutto alla precedente amministrazione guidata da Antonio Nicoletti (centrosinistra). Secondo quanto ricostruito da Infiltrato.it, infatti, il sindaco, pur sapendo che i locali dell’Abbazia fossero di proprietà del Comune, avrebbe preferito non intervenire in alcuni momenti della vicenda amministrativa. Nonostante nel 2007 una verifica dei Nas avesse chiesto la chiusura della casa di riposo per assenza di personale qualificato. Perché – è lecito chiedersi – nemmeno in quella circostanza, dopo un anno dal parere comunale positivo per l’accreditamento della Regione, nulla si è detto sulla questione della proprietà dei locali, nonostante il sindaco sapesse? Sulla questione abbiamo sentito anche il segretario cittadino e parlamentare del Pd Franco Laratta. E intanto Luigi Astorino, presidente del Consiglio comunale di San Giovanni in Fiore, valuta le dimissioni dalla casa di riposo. Ma ci vorrà tempo.

di Carmine Gazzanni

RICAPITOLIAMO La vicenda dell’Abbazia Florense è ormai nota ai più. È la storia di un importante monumento al cui interno la Chiesa vi ha gestito per decenni un’opera pia, assistendo e curando anziani bisognosi. Ecco il passaggio importante: dal 1946 i locali, del Comune di San Giovanni in Fiore, sono dati in comodato d’uso alla parrocchia. Nel 2006, per debiti d’importo fin qui sconosciuto, la parrocchia cede l’attività a privati, che ovviamente la riorganizzano per lucro.

Ed è proprio su questo passaggio che si addensano dubbi pesanti, proprio sul Comune di San Giovanni in Fiore: quando c’è stata la cessione al privato, infatti, nessuno dall’amministrazione ha alzato la voce o si è ricordato che quelle stesse strutture fossero (e siano) proprietà del Comune. Nei fatti, dunque, la privata San Vincenzo De’Paoli srl è rimasta per anni nei locali dell’Abbazia. Gratis. Senza versare un solo soldo ai proprietari, cioè al Comune. Ovvero, a ben vedere, ai cittadini.

Il tutto con l’avallo proprio del Comune, dato che l’amministrazione, all’epoca guidata da Antonio Nicoletti, ha espresso parere positivo per l’accreditamento della Regione Calabria (un accreditamento – è bene ribadirlo – per cui la Regione paga oggi un contributo di 41 euro al giorno per ogni ospite della casa di riposo, sul totale della retta). In tale documento comunale, come ricostruito dalla nostra testata, ci sarebbero però pesanti illeciti: il Comune avrebbe infatti detto il falso, dato che si legge che la “ditta San Vincenzo De’ Paoli srl” esercita “l’attività ricettiva di assistenza agli anziani fin dal 1946”, quando in realtà la società è stata fondata nel maggio del 2006. Altra grave anomalia consisterebbe – come ci ha confermato l’avvocato Domenico Monteleone, del Comitato pro Abbazia Florense – nel nome stesso della srl, poiché “i nomi di origine storica, geografica, religiosa, che rappresentano comunque un sentimento popolare non sono appropriabili perché creano confusione”. Come successo, appunto, per la casa di riposo.

OGGI: IL SINDACO BARILE CHIEDE SPIEGAZIONI A PIGNANELLI E A NICOLETTI Arriviamo all’attualità. Secondo quanto Infiltrato.it è riuscito a ricostruire, il sindaco Antonio Barile ha inviato due lettere per chiedere spiegazioni sul parere positivo all’accreditamento, da parte del municipio, inviato alla Regione. Una lettera all’avvocato Gaetano Pignanelli, allora dirigente dell’Ufficio legale del Comune, firmatario di quel parere – dell’otto settembre 2006 – tramite cui la Regione Calabria, come detto, ha proceduto all’accreditamento della casa di riposo; l’altra lettera proprio all’ex sindaco Antonio Nicoletti il quale, secondo quanto appreso da Infiltrato.it, avrebbe inviato a suo tempo una lettera con richiesta di spiegazioni a Pignanelli. Ma nessuna risposta sarebbe mai arrivata.

IL COMUNE SAPEVA, MA NESSUNO È INTERVENUTO – Ragioniamo. Va da sé che qualora Nicoletti (che comunque avviò causa per il rilascio dei locali della casa di riposo, ndr) avesse chiesto spiegazioni a Gaetano Pignanelli sul documento utile all’accreditamento, l’allora sindaco sapeva che nel medesimo atto vi erano dichiarazioni non vere, relative, appunto, al periodo di attività della San Vincenzo De’ Paoli srl. Come, d’altronde, ci conferma anche il segretario cittadino e parlamentare del Pd Franco Laratta: “La precedente Amministrazione comunale ha fatto sapere di avere avuto conoscenza del parere espresso dal Dirigente del Servizio (Pignanelli, ndr), solo a seguito della comunicazione della Regione Calabria relativa all’accreditamento della Casa di riposo”. È lecito, a questo punto, porsi una domanda: perché, appena conosciuta la realtà dei fatti, nessuno dell’amministrazione Nicoletti ha provveduto a correggere il tiro, inviando un documento alla Regione per chiedere di revocare l’accreditamento o, quantomeno, chiedendo alla srl il pagamento per l’affitto degli immobili?

Continua Laratta: “L’allora giunta aveva in corso una serie di incontri con il vescovo di Cosenza per ottenere un riconoscimento pacifico della proprietà Comunale. Nel frattempo la Guardia di Finanza ha avviato un’indagine sulla vicenda, sentendo amministratori e dirigenti comunali”. A maggior ragione: perché, nonostante le indagini della Gdf, nessuno dell’amministrazione Nicoletti ha inviato un nuovo documento alla Regione chiarendo che gli immobili erano di proprietà comunale? E perché, soprattutto, nessuno ha chiesto un quattrino alla srl?

DOPO UN ANNO ARRIVANO I NAS. MA, ANCORA UNA VOLTA, DELLA VICENDA DELLA PROPRIETÀ NESSUNO PARLA – 12 agosto 2007. Nei locali della casa di riposo arrivano i carabinieri dei Nas e ne scoprono delle belle. Cinque giorni dopo, infatti, in una nota firmata dal luogotenente Vitaliano Ruga, i Nas chiedono a Nicoletti l’adozione di un provvedimento di chiusura della casa di riposo – all’epoca in attesa di accreditamento – perché “la struttura non risultava avere alle dirette dipendenze né personale medico specialistico né personale paramedico in numero sufficiente”.

Lo stesso giorno il vicesindaco di allora, Aldo Orlando, sulla base di questa nota ordina la chiusura della casa di riposo e “l’allontanamento degli anziani alloggiati nella struttura predetta” entro e non oltre sette giorni dalla notifica della sua ordinanza. Il 20 agosto il sindaco Nicoletti comunica ai Nas che la società srl ha richiesto la revoca dell’ordinanza (di Orlando), considerato che la srl ha provveduto “ad integrare il personale medico e paramedico allegando alla (propria, ndr) nota copia di un contratto relativo ad un infermiere e ad un medico”.

Perché – verrebbe da chiedersi – la questione della proprietà non è venuta fuori nemmeno in questa circostanza, innanzi agli organi amministrativi? Se infatti l’amministrazione – come detto prima – sapeva, perché niente si è detto su quel parere favorevole per l’accreditamento, nemmeno quando i carabinieri ti chiedono di intervenire ancora sulla casa di riposo, anche se per altri motivi? Una domanda, ci pare, legittima.

E SE PIGNANELLI AVESSE CONSIDERATO LA PROPRIETÀ IN CAPO AD ALTRI…? È facile capire, a questo punto, come tutto ruoti intorno alla proprietà degli immobili della casa di riposo: è proprio in riferimento a questa che sarebbero stati commessi fatti e prodotti atti ora da vagliare. A cominciare, appunto, dal documento dell’otto settembre 2006 firmato dall’allora dirigente dell’ufficio legale del Comune, Gaetano Pignanelli, tramite cui si esprime “parere favorevole” all’accreditamento della Regione. Rileggiamo un passaggio di quel documento: “In riferimento alla nota in oggetto e alla successiva richiesta della proprietà si esprime parere favorevole affinché la società ‘Casa di Riposo S. Vincenzo De’ Paoli s.r.l.’ venga riconosciuta da codesto spettabile assessorato e inserita tra le aziende esercenti il servizio di assistenza e cura agli anziani”. Ecco il punto: “sulla successiva richiesta della proprietà”. Sembrerebbe, nei fatti, che Pignanelli abbia considerato la proprietà degli immobili in capo ad altri, non al Comune. Dubbi, anche questi, legittimi.

ASTORINO, INTANTO, VALUTA LE DIMISSIONI DALLA CASA DI RIPOSO. MA CI VORRANNO MESI Secondo quanto appreso da Infiltrato.it, intanto, nel pomeriggio di ieri (5 settembre 2012, ndr), i consiglieri di maggioranza del Comune di San Giovanni in Fiore si sono riuniti per discutere della mozione di sfiducia presentata dall’opposizione nei confronti del presidente del Consiglio comunale, Luigi Astorino, il quale è stato convinto ad assumere l’impegno di dimettersi dall’incarico di medico della struttura. Anche se i tempi per le dimissioni, per quanto risulta a Infiltrato.it, saranno piuttosto lunghi. Probabilmente ci vorranno mesi, il che lascia un po’ perplessi, dato che ci si sarebbe aspettati un gesto più forte, delle dimissioni lampo, inevitabili dinanzi ad un evidente conflitto d’interessi. Com’è appunto in questo caso.

LARATTA, RISPOSTE IN STILE POLITICHESE. E POI ASSOLVE LA CURIA Per avere un quadro completo, soprattutto dopo l’interrogazione di Francesco Barbato (Idv) che ha aperto il caso Abbazia florense anche a livelli nazionali, non potevamo non ascoltare il segretario cittadino nonché onorevole del Pd, Franco Laratta. Sulla questione il parlamentare ha le idee chiare: “Gli illeciti, da qualsiasi parte siano stati commessi, vanno sempre perseguiti e colpiti. Questo il Pd lo ha detto da tempo in consiglio comunale”. Eppure il rischio, come già sollevato dalla nostra testata, è che si faccia della questione soltanto una battaglia di contrapposizione politica. Le parole di Laratta, a riguardo, non confortano. Il parlamentare, infatti, sulla mozione di sfiducia presentata proprio dai consiglieri in quota Pd, parla di “problema morale”: ecco perché “il dibattito in consiglio sarà utile a fare chiarezza”. Come Infiltrato.it ha già osservato, la questione è decisamente delicata: da quanto documento è evidente che il problema non sia solo morale. Dietro la vicenda dell’Abbazia ci sono fatti pesanti che toccano tutti, dal pubblico al privato. Fino alla Curia. Secondo Laratta, invece, la Diocesi non avrebbe responsabilità in merito. “Per quanto io sappia – ci dice – la Curia era a suo tempo molto preoccupata per le disastrose condizioni finanziarie della casa di riposo (allora mero ospizio di carità, ndr). Per cui, ha autonomamente deciso di cedere la gestione ad un privato che aveva nel frattempo individuato. Lo stesso privato si è fatto carico dei debiti che le gestioni precedenti avevano accumulato. Non conosco l’entità dei debiti, ma credo fossero piuttosto ingenti, tali da portare a breve al fallimento e alla chiusura della casa di riposo.  In questo senso, la Curia arcivescovile si è mossa per evitare il tracollo della struttura per anziani e l’interruzione dell’assistenza. Non credo ci fossero altri scopi”. Una tesi discutibile che tuttavia non tocca il problema centrale: la Curia, a prescindere dagli intenti, ha firmato una cessione dei locali senza sentire in merito il reale proprietario degli immobili, ovvero il Comune.

A questo punto, l’ultima domanda rivolta a Franco Laratta: riporterà la vicenda, in quanto segretario cittadino, in Parlamento? La risposta che riceviamo è la più classica delle risposte politichesi: “Si possono fare tutti i tipi di interventi per fare chiarezza. Credo sia necessario affrontare un tema così complesso e controverso con molta serenità. Tentando di trovare una soluzione con la massima rapidità.  Importante è il ruolo dell’Amministrazione comunale in carica. Così come quello della Curia diocesana”. Tante belle parole. Ma, nei fatti, elusive.

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