Porta a Londra, e mira ad un groviglio di interessi politico-industriali assai aduso all’utilizzo della controinformazione, la pista “suggerita” al Governo Italiano per far luce sulla feroce uccisione del giovane ricercatore Giulio Regeni.

 

Qui la traduzione del testo del video

Tutto è messo nero su bianco, introdotto da una curatissima analisi dello scenario, ma anche ricco di riferimenti specifici, nomi, persino rilevamenti satellitari. Un documento, insomma, confezionato da veri professionisti.

Una vendetta dei russi nei confronti dei “denigratori” londinesi, che hanno tentato di far passare Putin come un despota, avvezzo all’eliminazione fisica dei suoi oppositori? Oppure l’interessato intervento di chi (Israele?) non vuole assistere ad una replica della destabilizzazione egiziana in stile libico?

vladimir putin giovane papà figlie in braccio
Vladimir Putin nelle vesti di giovane papà con le figlie in braccio

Sta di fatto che nella mani di alcuni dilpomatici italiani è finita in questi giorni una cartelletta che traccia uno scenario assolutamente nuovo ed inedito nel quale collocare quel feroce delitto.

Dentro non c’è solo l’analisi di questa storiaccia, ci sono anche delle dritte precise con tanto di nomi di alti ufficiali della milizia egiziana dediti al doppio gioco o comunque sul libro paga di servizi segreti stranieri. Questi avrebbero operato in modo da far ricadere sulle spalle del presidente Al Sisi responsabilità e sospetti per un delitto che, allo stato, appare stupido oltre che inutile.

L’ANALISI

Nel dossier viene evidenziato il ricorso a sistemi di tortura troppo rozzi per poter essere ricondotti ad ambienti dei servizi segreti. Si ironizza sulle bruciature con mozziconi di sigarette inferte al povero Regeni.

Si stigmatizza l’assoluta anomalia del ritrovamento del cadavere, evidenziando come solo in presenza di quel ritrovamento il grave delitto ha avuto la sua deflagrazione mediatica a livello internazionale.

Si sottolinea, dimostrando una diretta e profonda conoscenza della struttura interna degli apparati di sicurezza egiziani, il conflitto in atto tra il Mukhabarat, che si occupa degli oppositori interni, ed il servizio segreto militare che invece è alle dirette dipendenze del presidente Al Sisi ed al quale viene affidata la sicurezza del regime.

L’EPURAZIONE COME RISCONTRO

È anche questa la ragione per la quale è in corso una vera e propria epurazione all’interno del Mukharabat.

L’uccisione di Giulio Regeni ha fatto da detonatore; ma il repulisti era nell’aria da quando i servizi segreti russi avrebbero fatto avere ad Al Sisi un dettagliato elenco di agenti egiziani legati a doppio filo con il governo Turco e, tramite questi, in rapporti con “i fratelli musulmani”. Che poi è l’unica opposizione realmente temuta da Al Sisi.

Per la verità, l’elenco era già in mano egiziana ai primi di dicembre. Veniva fuori dalle indagini fatte dagli uomini del FSB (il servizio segreto russo erede del KGB) all’indomani della bomba fatta esplodere (primo novembre) a bordo dell’Airbus 321 che riportava a casa turisti russi.

Aleksandr Bortnikov, capo del FSB curò personalmente quell’inchiesta, ma non apprezzò lo scetticismo inizialmente oppostogli dai colleghi egiziani; da qui la decisione di “consigliare” a Putin di interrompere immediatamente ogni collegamento aereo con l’Egitto.

L’ALLEANZA CON RENZI

Nel dossier, subito dopo l’analisi, trova posto la sintesi di un carteggio riservatissimo tra Matteo Renzi ed il presidente egiziano e tra questi ed i vertici dell’Eni.

Conversazioni, contatti, scambi di cablogrammi che dovevano essere riservatissimi e che, invece, sarebbero finiti in mano a grosse multinazionali che hanno tutto da perdere davanti al rafforzarsi dell’asse italo-egiziano. E qui torna il problema, divenuto assillante (giustamente) per il nostro premier, della sicurezza nelle comunicazioni interne.

L’ingenuità avrebbe giocato un brutto scherzo alle autorità di governo italiane che, all’indomani dell’annuncio della scoperta del maxigiacimento di metano operata dall’Eni in Egitto, avrebbero stretto accordi ancora più vincolanti con Al Sisi, incuranti delle contromisure alle quali sarebbero ricorsi i loro competitori inglesi e francesi (nel dossier si fa esplicito riferimento alla British Petroleum e alla Total).

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