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Rapporto Confindustria, “la crisi ha fatto più danni di una guerra”. E la ripresa è ancora lontana

Secondo Confindustria l’Italia esce da sei anni di crisi come se avesse affrontato una guerra. La crescita? Ancora lontana. Gli industriali criticano la manovra e avvisano: “Pericolo di cedimento della tenuta sociale”.

 

“La profonda recessione, la seconda in 6 anni, è finita. I suoi effetti no”. A dirlo è Confindustria, secondo cui la ripresa è tutt’altro che vicina: “Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale”.L’Italia, insomma, sembra appena uscita da “una guerra“.

Lo dimostrano le stime sul Pil riviste al ribasso (-1,6% al -1,8%) e una previsione di crescita per il 2014 di appena lo 0,7%, che salirà all’1,2% solo nel 2015. Non solo: aumentano il rischio disoccupazione e povertà: “Le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati a 4,8 milioni”, spiegano da via dell’Astronomia, “Le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media l’anno”. Dall’inizio della crisi (fine 2007), inoltre, si sono persi 1 milione e 810 mila Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) e l’occupazione è rimasta ferma nella seconda metà del 2013. Segnali di ripresa dall’anno prossimo, quando con il +0,1% si arressterà la cosiddetta “emorragia occupazionale”.

Gli industriali criticano però la legge di stabilità, che avrà un impatto sulla crescita molto piccolo” (appena “0,1 o 0,2” punti sul Pil del 2014). Se questo non bastasse le cose peggioreranno nel 2015, quando la manovra avrà “un effetto restrittivo della stessa entità di quello espansivo del 2014”. Tra l’altro, per poter rispettare gli impegni europei e prevenire “traiettorie economiche ad alta incertezza”, secondo il centro studi di Confindustria potrebbe essere necessaria “una manovra da un punto di Pil” per far fronte a uno scenario pessimista in cui “il credit crunch si protrae nel 2015, l’aumento del commercio mondiale è più contenuto, lo spread non si restringe”.

Per questo cresce il pericolo di “cedimento della tenuta sociale, con il montare della protesta che si incanali verso rappresentanze che predicano la violazione delle regole e la sovversione delle istituzioni”. Il movimento dei Forconi ne è solo un assaggio: “Il destino dell’Italia che si ripete con il coagularsi di importanti gruppi politici anti-sistema”, commentano da Confindustria.

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