Silvia Ussai assolta con formula piena: “Io colpevole per sentito dire”

La mia storia tra cooperazione internazionale e giustizia da riformare. La vicenda giudiziaria si chiude dopo sei anni. Assoluzione definitiva per la dottoressa Silvia Ussai: “Serve una riflessione sul sistema”

TRIESTE – Dopo un lungo processo e diciotto udienze dibattimentali, il Tribunale di Trieste ha assolto con formula piena la dottoressa Silvia Ussai, dichiarando che “il fatto non sussiste”. Le accuse di truffa aggravata ai danni di enti pubblici e associazione per delinquere sono state definitivamente respinte, mettendo fine a un’ingiusta vicenda giudiziaria iniziata nel 2019.

All’epoca dei fatti, Ussai — medico, farmacista e Capo Programma Sanitario dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo presso la sede di Maputo, in Mozambico — venne arrestata nell’ambito di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Trieste. L’inchiesta riguardava presunti illeciti nel rilascio di contributi pubblici per attività imprenditoriali in Africa, riferiti agli anni 2016–2017.

Una scelta di coscienza: il rito ordinario

A differenza di altri imputati che hanno optato per riti alternativi, la dottoressa Ussai ha scelto di affrontare il processo ordinario, determinata a dimostrare la propria innocenza punto per punto. Una scelta complessa, ma oggi premiata dalla sentenza di assoluzione piena.

I suoi legali, Prof. Baldassare Lauria e Prof. Alfredo Antonini, che l’hanno assistita fin dall’inizio, commentano:

“Abbiamo sempre sostenuto l’estraneità della nostra assistita ai fatti contestati. Ha affrontato l’esposizione mediatica con dignità e responsabilità, conservando fiducia nella giustizia. Ma il danno personale e professionale è stato profondo.”

Le parole di Silvia Ussai

La dottoressa Ussai rompe il silenzio dopo la sentenza:

“Mi riconosco nelle parole del Ministro della Giustizia Carlo Nordio: ‘È ora di risarcire gli errori dei PM’. Il pubblico ministero ha poteri immensi, spesso senza controllo effettivo. La possibilità di mantenere indagini aperte per anni, senza limiti temporali, è una ferita al principio di proporzionalità. Lo Stato deve riconoscere l’errore e farsi carico del danno umano che ne consegue.”

Una vicenda chiusa in aula, ma ancora aperta nel dibattito pubblico

L’assoluzione della dottoressa Ussai riporta l’attenzione su alcuni nodi irrisolti del sistema giudiziario italiano:

  • La gestione della custodia cautelare
  • L’equilibrio tra poteri inquirenti e diritti della difesa
  • L’assenza di veri strumenti riparatori per chi viene prosciolto dopo anni di processi.

Temi che toccano direttamente la credibilità del sistema giustizia e l’idea stessa di Stato di diritto.La vicenda giudiziaria è chiusa, ma resta viva l’esigenza di un confronto pubblico serio e costruttivo su cosa significhi giustizia, responsabilità e tutela della persona nella società contemporanea.