“Meglio cavia umana che commesso”, dice senza pudore Lorenzo a Thomas Leoncini, che lo ha intervistato sul Giornale. Ma la sua storia racconta meglio di qualunque altra vicenda la disperazione – umana, sociale, lavorativa – di questi tempi in cui il corpo diventa l’unico strumento che ci resta per tirare a campare. C’è chi lo vende per prostituirsi e chi per fare da cavia ad esperimenti scientifici. Ma la sostanza non cambia e il dubbio resta: il rischio che si corre, mettendo a repentaglio la propria salute, è calcolato?