Uber, tutte le bugie sul servizio che ha messo in crisi i tassisti

 uber a stoccolma

Uber, il servizio che permette a privati cittadini di dare passaggi a pagamento ad altre persone, è finito nell’occhio del ciclone: messo sotto accusa dai tassisti e dipinto come attività illegale; difeso dal Premier Renzi, che lo apprezza, attaccato dal Ministro Lupi, che lo disprezza. Ecco tutte le bugie che si stanno raccontando, svelate da Wired.

 

Dopo i disordini provocati dai tassisti al Wired Next Fest, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia sono intervenuti ufficialmente sull’attività di Uber in Italia. Il nuovo servizio UberPop, che permette a privati cittadini dare passaggi a pagamento ad altre persone, è stato giudicato “illegale” mentre l’attività principale di Uber, le chiamate via app ad autisti Ncc, sarà oggetto di ulteriori verifiche. Come già accaduto in altri paesi del mondo (qui la nostra ricostruzione), la società californiana richiede quindi un’analisi della normativa attuale ed è probabile che comporterà un aggiornamento delle leggi tenendo conto dell’impatto delle nuove tecnologie. Proprio questo aspetto mette Uber, e con essa le alternative simili, in una posizione abbastanza particolare e la rende obiettivo di critiche e accuse di svariato genere. La maggior parte di queste, però, non corrispondono del tutto a verità. Ecco la nostra analisi in merito.

Uber è illegale

Come conferma a Wired.it l’avvocato Guido ScorzaUber non infrange la legge di riferimento per i vettori di trasporto, la 21 del 1992. La norma, modificata nel 2008, interviene sull’attività di chi effettua trasporto pubblico, taxi e veicoli Ncc (Noleggio con conducente) compresi, quindi. Uber invece è un’applicazione. Agisce come piattaforma tecnologica per mettere in contatto clienti e autisti Ncc ed è per contratto delegata alla raccolta del compenso, di cui poi trattiene il 20%. Questa percentuale è giustificata come servizio di supporto e marketing. Nulla ha a che fare quindi con il trasporto in sé per sé.

Stesso discorso per UberPop, il nuovo servizio che butta nella mischia anche i privati che vogliono dare passaggi (a pagamento) ad altri utenti. La società californiana è un tramite – Scorza la paragona a “una sorta di social network” – e non ha alcuna responsabilità sull’operato di chi la utilizza.

Gli Ncc che utilizzano Uber non rispettano la legge

Come detto, gli Ncc devono fare riferimento alla 21/92. Quando utilizzano l’app si avvicinano al delicato confine che distingue la loro attività da quella dei tassisti. L’imposizione del ritorno in rimessa alla fine di ogni corsa per attendere le chiamata del cliente successivo è stata inserita, sospesa nel 2008 e la sospensione viene prorogata di anno in anno con i termini per i decreti attuativi che andrebbero a modificare definitivamente la norma in favore di una più chiara distinzione fra l’universo taxi e quello Ncc. A questo proposito il ministro Lupi, intervenuto a Radio 24, ha rimarcato la necessità di  ”fare un decreto che attui i comportamenti operativi della legge già prevista del 2008 e poi del 2010. […] Se c’è una differenza tra Ncc e servizio taxi mi sembra che sia indipendente dalla tecnologia. Questa differenza se non è chiara deve essere chiarita”.  Rimane il vincolo della richiesta da parte dell’utente nella sede dell’Ncc, ma quando chiamiamo un’auto Uber viene automaticamente inviata una mail all’autista. E la posta elettronica certificata, a cui Uber afferma di mandare le comunicazioni, ha il valore di sede virtuale.

Gli Ncc per legge non possono utilizzare un tassametro. La legge, però, definisce allo stesso tempo chiaramente le caratteristiche tecniche del tassametro che nulla hanno a che fare con lo smartphone utilizzato per fruire dell’app. Quando il cliente si rivolge a un Ncc deve pattuire prima il costo della corsa. Con Uber questo non avviene, ma l’app dà una stima del prezzo che cambia sensibilmente solo se viene chiesta una modifica del percorso in corsa. Cosa che accade anche se c’è un accordo precedente e durante il tragitto si chiede di fare una deviazione.

E ancora, gli Ncc non possono sostare in strade e piazze in attesa di una chiamata, ma devono aspettare nella loro autorimessa. Il primo aspetto può essere rispettato semplicemente raccogliendo chiamate solo quando si è in movimento. Per quello che riguarda il secondo ci si avventura in un terreno diventato minato già con l’avvento dei telefoni cellulari: anche prima di Uber un Ncc che stava tornando da Malpensa, per esempio, poteva ricevere la chiamata di un collega che lo avvisava dell’arrivo di un altro cliente e decidere di tornare indietro. I confini sottili hanno comunque portato al sanzionamento previsto dall’articolo 85 del Codice della strada di alcuni Ncc fermati nel comune di Milano.

I taxi sono in crisi per colpa di Uber

Non esistono dati che mettono in correlazione una presunta diminuzione della domanda di taxi dall’arrivo di Uber, anche perché la società californiana non dà informazioni precise sulla sua attività.

Uber ruba clienti ai tassisti

L’applicazione, in quanto tale, si rivolge ai possessori di smartphone. Non solo, si tratta di possessori di smartphone dotati di una carta di credito e disposti a condividerla (o di condividere il conto Paypal) con un’applicazione associata a un servizio relativamente nuovo e poco noto. Stiamo parlando di una nicchia di una nicchia, soprattutto in un paese in cui i contanti vengono preferiti agli altri tipi di pagamenti in otto casi su dieci (fonte Bankitalia). La crescita degli smartphone, che dovrebbero toccare quota 50 milioni nel 2015 (fonte Politecnico di Milano), aprirà sicuramente le porte a un mercato diverso ma i tassisti hanno tutto il tempo per organizzare un presidio altrettanto appetibile.

Uber non paga le tasse

L’Ncc dichiara il 100% di quanto percepisce e scarica il 20% dovuto a Uber. Uber, da parte sua, dichiara quel 20% dalla sua sede olandese, come la legge europea consente. Si apre in questo caso il più ampio capitolo Web tax.

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