Odissea nello spazio. La Cina sfida gli Stati Uniti

cina nello spazio lancia sfida a usa

Pechino lancia il suo primo rover nello spazio. Primo passo verso una stazione spaziale permanente.

 

La Cina è un passo più vicino alla Luna. Pechino ha lanciato il 2 dicembre il suo primo rover nello spazio. L’intento è quello di atterrare sulla luna e raccogliere informazioni sulla sua superficie. Il programma spaziale della Cina è cominciato nel 2003 con la spedizione dell’astronauta Yang Liwei e da allora le missioni finanziate da Pechino sono state cinque, inclusa quella dello scorso luglio che ha visto la prima donna cinese, Liu Yang, andare in orbita. La sesta missione è stata battezzata Jade Rabbit(traduzione dal cinese: Coniglio di Giada), nome scelto in omaggio alla famosa leggenda dell’impero di mezzo in cui un coniglio abita sulla luna e forse anche per evocare qualcosa di innocente in modo da rassicurare, almeno a livello superficiale, i governi occidentali sempre più inquieti delle ambizioni spaziali cinesi. Una clima di preoccupazione che persiste nonostante Pechino abbia più volte ribadito di non avere ambizioni militari.

Malgrado i numerosi proclami è difficile crederci. In un recente intervento all’International Symposium for Personal and Commercial SpaceflightRobert Bigelow, responsabile della BigeloAerospace, una grossa società nel campo dell’aerospaziale, ha tracciato un quadro nel quale spiega come lo scopo della Cina sia quello di poter controllare l’accesso alle risorse della luna entro i prossimi 15 anni. Il satellite della Terra nasconderebbe infatti grandi quantità d’acqua, una risorsa sempre più scarsa sul nostro pianeta, oltre a ingenti quantità di litio, un minerale indispensabile per lo sviluppo dell’energia nucleare.

Oggi i diritti di proprietà privata nello spazio sono regolati da un trattato del 1967 noto come Outer Space Treaty in cui si dice, senza possibilità di essere equivocati, che «lo spazio, inclusa la luna e altri corpi celesti, non è soggetta ad appropriazione nazionali tramite occupazione o qualsiasi altro mezzo». Ma il problema, come quello di molti altri trattati, è che se manca un’autorità capace di garantire il rispetto degli accordi, firmare un pezzo di carta non serve a nulla. E la verità è che il lancio diJade Rabbit rappresenta per molti soltanto la punta di un ben più ambizioso progetto aerospaziale cinese. La missione spaziale cinese dello scorso luglio,Shenzhou 10, la stessa che ha mandato per la prima volta una donna cinese nello spazio, è stata propedeutica alla creazione di quella che entro il 2020 vuole essere la prima stazione spaziale permanente cinese.

Forse è soltanto un caso, ma il 2020 è anche l’anno che la stazione spaziale internazionale ISS (dal cui uso la Cina è esclusa per volontà dell’America) sarà pensionata e fatta affondare nell’oceano. Intanto il budget della Nasa, l’agenzia spaziale americana, è in costante diminuzione. Secondo i numeri delNational Science Foundation,se nel 1999 gli Stati Uniti pesavano per il 38 per cento della spesa globale in ricerca e sviluppo (R&D) per progetti spaziali, quella percentuale nel 2009 è scesa al 31 per cento. Cifra ulteriormente diminuita nel 2012 quando il budget della Nasa è stato ridotto a 17,7 miliardi di dollari, con un calo di 648 milioni rispetto al 2011.

Nonostante tutto, Washington rimane ancora il primo investitore nella ricerca spaziale anche se il governo cinese sta lentamente recuperando. Secondo i dati dell’Ocse, le risorse stanziate da Pechino per la ricerca spaziale nell’ultimo decennio sono cresciute ogni anno del 20 per cento arrivando a pesare quasi il 12 per cento della spesa globale, ovvero 5 miliardi di dollari all’anno. Nel confronto USA-Cina un’altra variabile da considerare è il settore privato. Mentre in Cina lo sforzo per raggiungere lo spazio è trainato quasi esclusivamente dal governo, negli Stati Uniti sono diverse le società private ad essersi lanciate nella corsa per lo spazio e le sue risorse.

Tra queste le più grosse sono Boeing, SpaceX e Sierra Nevada Corporation che hanno tutte affermato di voler essere in grado di trasportare astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prima del 2020. Di queste SpaceX di proprietà di Elon Musk e già entrata nel business del trasporto merci dalla terra all’ISS e ritorno. Non solo: oltre ai giganti del settore ci sono altre compagnie più piccole, come la Virgin, al lavoro da anni per rendere in tempi brevi il viaggio sulla luna una reale possibilità. Se dunque Washington e Bruxelles sono sempre più indietro rispetto a Pechino, il settore privato dell’Occidente potrebbe invece dar filo da torcere a una Cina intenzionata a far sua anche la Luna.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.