Linkedin, class action in Usa contro il social network. Avrebbe violato gli account degli utenti

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Una class action contro Linkedln per aver violato le loro caselle di posta. E’ quanto hanno deciso di fare quattro iscritti americani che si sono rivolti alla corte federale di San Josè in California. Si tratta di un’azione legale collettiva contro il sito di relazioni lavorative. Tutto perché avrebbe avuto accesso ai loro account e mail e avrebbe scaricato gli indirizzi dei loro contatti senza alcun consenso.

 

Come scrivono i querelanti nella lettera riportata dalla rivista wired: senza chiaramente notificarlo all’utente o senza ottenere la sua autorizzazione.

Cosa succede? “Una volta che la rubrica dell’utente è stata acquisita dal social network– continua l’accusa-  è statautilizzata per inviare a tutti i contatti, in massa, email con cui si invitavano le persone a iscriversi o a connettersi all’utente in questione, usando il suo nome”. La class action non si ferma però qui. Si arriva anche ad affermare che Linkedln avrebbe violato account, e mail esterni come Gmail oYahoo! Mail, fingendo di essere il legittimo proprietario.

Anche se, come specifica il New York Times, non ci sono dettagli su come avrebbe fatto.

“Per acquisire nuovi utenti LinkedIn invia email multiple promuovendo i suoi prodotti, servizi e brand a nuovi potenziali clienti”scrivono i querelanti.“Per ottimizzare l’efficienza di questa strategia di marketing, manda delle email promozionali alla lista di contatti email ottenuti senza l’espresso consenso dei suoi utenti; inoltre, per rafforzare ulteriormente l’efficacia della campagna, tali mail promozionali contengono il nome e il ritratto di quegli utenti già esistenti da cui LinkedIn ha surrettiziamente ottenuto i contatti di posta”. Il social network però si è difeso negando le accuse.

Sostenendo di non aver mai hackeraro in alcun modo gli account degli utenti. Ecco che succede quando ci si iscrive al social network : linkedIn suggerisce di importare i contatti mail per allargare la propria cerchia sul social; dopodiché chiede di contattarli in nome dell’utente. Naturalmente l’opzione di default è l’invito in massa, che include tutte le interazioni di una persona via posta elettronica, tra cui semisconosciuti o altri con cui non si vorrebbe mai avere a che fare per lavoro. Una volta data l’autorizzazione, LinkedIn invia più volte dei messaggi di posta ai contatti dell’utente, chiedendo loro di connettersi allo stesso o di iscriversi alla piattaforma.

Provando ad iscriversi ecco quali sono le fasi a cui si va incontro: nella fase di creazione di un account si chiede di associare un indirizzo mail. Se si salta il passaggio compare un avviso che insiste:“perderai la possibilità di trovare facilmente chi conosci”. “Non conserveremo la tua password o invieremo mail ad alcuno senza il tuo permesso”, dice un altro avviso. Se l’utente è diffidente può provare a saltare anche questo passaggio cliccando suSkip this step(scritto in piccolo), e a quel punto si passa alla semplice conferma dell’account mail inserito all’inizio per iscriversi.“Inoltre controlleremo i tuoi contatti per vedere chi già conosci su LinkedIn”, dice a quel punto un messaggio. Ma non era una fase già superata? Ad ogni modo, anche in questo caso gli si può dire di no, chiedendo solo di ricevere nella casella di posta una email di conferma dell’account. Tuttavia dopo aver cliccato sul link nella mail ricevuta, si apre di nuovo la prima schermata, che invita ad aggiungere l’account di posta e riparte con la richiesta di condivisione dei contatti. Certo, c’è sempre l’opzioneSalta il passaggio, ma l’impressione è che sia davvero facile, per distrazioneconfusione o  stanchezzadare il consenso per utilizzare la propria rubrica senza volerlo veramente fare.

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