Hacker socialmente utili: in Turchia cancellate bollette per 650mila dollari.

redhack hacktivists

In Turchia un gruppo di hacktivists, hacker attivisti di estrema sinistra, ha deciso di alzare il livello della lotta contro il Sistema, cancellando bollette per 650mila dollari e aiutando, di fatto, un numeroso gruppo di famiglie che non sarebbero state in grado di pagare, come riportato da Wired. Un solo aggettivo per loro: fantastici.

 

Gli hacker comunisti di Redhack il 14 novembre hanno cancellato 650mila dollari di bollette alle famiglie di Soma in Turchia dopo essere penetrati nel sistema di gestione della compagnia elettrica regionale.

Nonostante i dubbi diffusi dalle autorità sull’efficacia dell’azione dedicata dagli hacker “alla gente di Yırca e Validebağ e a tutti quelli che pensano che ci sono cose più importanti dello status e dei soldi”, è stato lo stesso ministro turco dell’energia a confermarlo indirettamente dichiarando il giorno successivo: “I nostri sistemi non permettono la cancellazione permanente delle fatture. Le copie originali sono conservate presso TEİAŞ”, cioè presso la compagnia energetica nazionale. Ma sono in pochi a crederci.

Visto che gli hacker avevano annunciato un’azione dimostrativa per protestare contro il taglio di 6 mila alberi d’ulivo vecchi di cent’anni proprio nei pressi del villaggio di Yrca a cui l’azione contro la compagnia elettrica è stata dedicata. Che l’intrusione sia avvenuta a seguito di un’operazione di social engineering (“ingegneria sociale”) fingendosi amministratori del sistema), e ottenendo login e password di amministrazione, non ci sarebbero dubbi, visto che gli incursori hanno registrato un video di 2 minuti e mezzo in cui si vede clic dopo clic come hanno fatto.

Postato su Vimeo è stato riprodotto un po’ ovunque in rete ottenendo subito il plauso della galassia attivista di Anonymous. La notizia, riportata anche dal quotidiano turco Hurryet Daily News, una volta diffusa viralmente attraverso l’account twitter del gruppo, è stata commentata da molte parti come il giusto risarcimento delle angherie subite dal popolo turco, prima, durante e dopo le proteste di Gezi Park.

Una linea d’intervento consolidata questa degli hacker turchi che si definiscono come «una forza di attacco, difesa, ricerca e sviluppo dei lavoratori turchi». Simpatizzanti della causa curda, e del PKK, il Partito curdo dei lavoratori, nonostante i numerosi attacchi e defacement nei confronti del governo e delle forze di polizia, il loro obiettivo non è tanto quello di impedire per poco o per tanto tempo il funzionamento di siti web e reti informatiche, quanto di realizzare delle azioni simboliche mirate a delegittimare il governo turco e spronare i suoi oppositori.

In più di un’occasione infatti il collettivo anonimo ha cercato di dimostrare la vulnerabilità di un sistema politico autoritario che non ha esitato a comprimere drasticamente la libertà di opinione e d’informazione chiudendo giornali e siti web come Twitter e Youtube. E per questo i suoi membri sono considerati dei terroristi dal governo di Erdogan i cui servizi di intelligence hanno scatenato nel passato una caccia all’uomo contro i suoi presunti componenti e arrestando una giovane turca che senza accuse precise è stata imprigionata per nove mesi prima di essere rilasciata, diventando l’alfiere della causa dei giovani ribelli informatici.

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Guarda il video che mostra gli hacker turchi in azione

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