Fuga dalle regole. Non solo web tax, ecco come i potenti della rete evitano qualunque norma

non solo web tax i giganti del web evitano qualunque norma

Non c’è solo la “web tax”, fra le disposizioni scomode che i giganti della rete sono riusciti a schivare o, almeno, a rimandare. Nel silenzio dell’opinione pubblica e della maggior parte dei media, i nuovi padroni del web stanno per evitare alcune norme forse ancora più pericolose per il loro business: quelle che li obbligano a rispettare la privacy dei cittadini del Vecchio Continente.

 

Fin dal gennaio 2012 è stata presentata una proposta della Commissione europea che mira ad aggiornare e uniformare la normativa sulla protezione dei dati negli Stati membri. Ed un articolo in particolare assoggetta esplicitamente ad essa anche le imprese che, pur non avendo sede nel territorio Ue, utilizzano i dati dei cittadini europei per offrire loro beni o servizi o ne controllano il comportamento sulla rete. Esattamente quanto fanno Google, Facebook, Amazon, e gli altri giganti USA.

Da allora il Parlamento ed il Consiglio UE sono impegnati in una lunghissima discussione che sembrava finalmente arrivata ad un punto di svolta quando, lo scorso ottobre, l’assemblea di Strasburgo ha superato gli oltre tremila emendamenti che incombevano sul progetto di regolamento ed ha approvato un testo condiviso. 

Nel Consiglio la discussione si è invece impantanata fra egoismi nazionali e pressioni lobbistiche: così, dall’ultimo vertice dei capi di Stato e di Governo, pur di fronte alla pressione esercitata dall’esigenza di dare una riposta agli scandali del Datagate, sono venuti solo buoni propositi per un futuro lontano.

Risultato? La legislatura europea sta per terminare e quasi due anni di lavori rischiano di produrre un nulla di fatto. Risultato ulteriore? I nuovi signori della rete oltre a godere di una sostanziosi sconti sulle imposte per le attività svolte nel nostro e negli altri paesi europei, come è stato evidenziato nella discussione sulla web tax in queste pagine potranno anche continuare a raccogliere in modo indisturbato i dati degli utentie trasformarli in business.

Sono infatti proprio i dati che ogni giorno tutti noi -in cambio dei loro invero utilissimi servizi riversiamo generosamente nei server di questi giganti ad alimentare i loro profitti e le loro quotazioni in Borsa. Attraverso essi, la loro pubblicità diventa sempre più mirata, e quindi vale di più: sapendo cosa cerchiamo sui motori di ricerca, con quali persone parliamo, quali interessi dichiariamo sui social network, possono profilarci e indirizzare su di noi la pubblicità relativa agli oggetti ed ai servizi che maggiormente ci interessano, incrementando gli acquisti ed i loro profitti.

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