Fabri Fibra, “Guerra e Pace” il 5 febbraio: “No a Sanremo. Monti? Via. E su Valerio Scanu dico che…”

fabrifibraguerraepaceFabri Fibra presenta il nuovo “Guerra e Pace” e si racconta tra media, talent e (tanta) musica.

 

Musica più “soft”, collaborazioni con Neffa ed Elisa e la mano sapiente del produttore Michele Canova. Ecco la svolta di Fabri Fibra che è tornato con “Guerra e pace“, in uscita il 5 febbraio. In tutto 19 brani con contenuti attuali ma stavolta è la musica a farla da padrona. Fabri si racconta a Tgcom24 e confessa di non fidarsi dei media e a Valerio Scanu consiglia: “Ribellati ai discografici!”. Sanremo? “Mi è costato dire no a Pagani ma…”.

Ad un primo ascolto si nota subito un cambiamento di rotta nell’evoluzione artistica di Fabri. La musica è assai più “morbida”, meno dura e sembra quasi superare la potenza delle parole che sino ad oggi hanno caratterizzato il “personaggio” di Fabri, spesso cavalcato dai media in cerca di sensazionalismi come il rapper stesso ammette. L’incontro con Michele Canova è stato fruttuoso: “Sono andato nel suo studio – racconta Fabri – ma mi sono ritrovato in mezzo a due lavori grossi che stava facendo: Giorgia e Celentano. Gli ho chiesto se aveva del tempo per me e mi ha concesso tre settimane. E’ stato esaltante. Poi ho girato anche l’America e la Francia per trovare sonorità nuove da inserire in questo disco. I testi li ho scritti in tre mesi mentre le musiche sono state composte in un anno e mezzo“. Interessante la collaborazione con Neffa in “Panico” e con Elisa in “Dagli sbagli si impara”.

In uno dei brani sei molto chiaro “Non credo ai media”, come mai?

Ho iniziato ad ascoltare rap negli anni 80 e poi lungo tutti gli anni 90. Già allora erano in molti a denunciare il sistema nei media. Anche oggi, nel 2013, questo tema è attuale e la domanda è ‘di chi ci dobbiamo fidare’? Sia nell’informazione tradizionale che in quella indipendente e i blog sembra ormai di leggere sempre le stesse cose. C’è un appiattimento culturale, ecco che allora mi sorge qualche dubbio. Chi controlla chi e cosa?

Ti riferisci a qualche episodio in particolare?

Ad esempio, il caso del Monte dei Paschi di Siena. Tutti sapevano: i politici, il sistema economico e finanziario e ovviamente anche la stampa che è “controllata”. In questo momento si dà molto più spazio alla cronaca per intrattenere e non per approfondire. I casi di femminicidio non vengono esaminati con attenzione. Ma se ci pensiamo questi uomini che commettono atti brutali forse hanno perso i punti di riferimento nella vita a causa del momento sociale… Insomma nessuno approfondisce o fa un’analisi sociologica.

Insomma non c’è via di scampo?

Non mi piace neanche come vengo raccontato dai media, a volte mi faccio paura da solo per quello che vedo e per come vengo dipinto, come un ragazzo aggressivo. Faccio musica da sempre: 7 anni in una major e 14 da indipendente. In molti non lo dicono. Spesso capisco che molti giornalisti non conoscono la storia del rap e dell’hip hop. E’ vero che c’è volgarità ma c’è anche tanta musica e molti momenti d’amore. Lo voglio specificare: sono un ragazzo normale che ha sempre lavorato e portato avanti la passione per la musica, consapevole che quest’ultima faceva guadagnare meno.

Hai mai pensato di lasciare la musica?

Mai! Il primo demo l’ho fatto nel 1996 e il contratto con la major è arrivato nel 2006. Dieci anni di passione, musica, serate nei locali. In molti mi chiedevano ‘ma quando vai in televisione?’ e io rispondevo ‘ma vado a suonare nei club, il mio è un lavoro’. Sono stato caparbio e onestamente ci rimango male quando ancora mi dipingono come un fenomeno costruito a tavolino oppure che non scrivo i miei testi.

Perché citi Valerio Scanu in “A me di te”?

Per fare un discorso ampio sul rapporto tra case discografiche e talent show. Premesso che non ce l’ho con i talent anche se quando mi hanno chiamato a “X Factor” e per “The Voice” volevano facessi il giudice e non per cantare. Non me la sento di giudicare ho pure proposto diverse soluzioni per interagire coi ragazzi, tutte respinte. Tornando al discorso di prima, Scanu ha vinto Sanremo e in un anno ha raggiunto il successo per poi finire schiacciato per terra senza più l’apporto dei discografici . Questi ultimi abbracciano i ragazzi che vengono dai talent come fossero fonte di ricchezza per poi sparire. Dunque Scanu non dovrebbe incazz… con me ma anzi lo incito a incazz…. coi suoi discografici, svincolarsi e fare la musica libera che vuole.

E’ vero che hai rifiutato di andare a Sanremo?

Mi è costato un sacco direi di no a Mauro Pagani (consulente della direzione artistica del Festival, ndr) a cui voglio molto bene e che conosco dalla collaborazione per il singolo benefico ‘Domani’. Oggi a Sanremo dico no perché sicuramente l’intenzione è quella di scatenare la polemica con quello che canto. Quando, invece, è importante raccontare una storia e spiegare le origini del rap. Insomma oltre a una motivazione economica, andare lì mi farebbe perdere un bel po’ di copie vendute perché i fan non capirebbero, non c’è una preparazione culturale adeguata per accogliere l’hip hop o il rap su quel palco. Magari le cose cambieranno e mai dire mai. Un giorno chissà… Intanto ci sarà il mio pupillo Clementino nella serata dei duetti con gli Almamegretta.

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