ARTICOLO 18/ Bersani scimmiotta Scalfaro:”Non ci sto.” Oggi a sinistra, domani a destra, o viceversa?

Ci risiamo. Il Pd è di nuovo un’anima in pena. Per capirlo basta guardare la faccia del suo segretario, quel Pierluigi Bersani che fino all’altro ieri “amava” il Governo Monti, ribadendo appoggio incondizionato anche alle manovre sulla riforma del lavoro, e che poi ha cambiato – totalmente – idea. Quello che una volta era il Partito Comunista, e che di quei tempi non ha conservato niente, se non un tocco di rosso nel simbolo, si è spaccato sull’articolo 18. E non poteva essere altrimenti: con la Camusso, Landini e i lavoratori o con i padroni? Essere o non essere (a sinistra), questo è il problema. Enrico Letta spinge, insieme a Casini e Alfano, per “chiudere la questione”; Bersani, invece, dichiara che “il Pd si prende l’impegno di correggere l’articolo 18” perchè “i patti non erano questi” e “Monti non dica prendere o lasciare”. Si è addirittura sfiorato il ridicolo quando, in un impeto di idealismo giovanile, i bei tempi andati, Bersani ha “scimmiottato” Scalfaro e il suo famoso “non ci sto”. Pare, infatti, che nemmeno Bersani ci sta, “a morire monetizzando il lavoro”. Peccato un particolare: che il precariato, i licenziamenti (più o meno) facili, le agenzie interinali siano state idea proprio del centrosinistra. Quindi: Bersani a destra o Bersani a sinistra? Proviamo a rispondere all’annosa questio con una video-parodia… 

 

pierluigibersani

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