Parla il Senatore Peppe Astore: io, Di Pietro,Iorio e Patriciello

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Intervista esclusiva al senatore Giuseppe Astore, l’anti-Iorio: dai retroscena del rapporto con Di Pietro, alla politica molisana fino a Patriciello.

 

Reputo di non accettare lezioni da nessuno sull’anti-Iorismo. Vorrei ricordare che ‘Iorismo’, questa malattia cronica che il Molise ha vissuto negli ultimi dieci anni, è un termine coniato da me, così come l’Anti-Iorismo è una mia ricetta”. Il Senatore Giuseppe Astore, uno dei volti più noti ed apprezzati della politica regionale, è sin da subito chiaro: nessuno meglio di lui conosce i danni della mala amministrazione di Michele Iorio. Ed infatti con lui, in una lunga ma appassionante intervista che il Senatore ha concesso in esclusiva a Infiltrato.it, abbiamo portato avanti un’analisi molto dettagliata della situazione politica molisana: mala amministrazione di Iorio, sanità, terremoto e post-terremoto, indagini a carico dei politici molisani di spicco (lo stesso Michele Iorio ed Aldo Patriciello). Ma ancora si è parlato di grande alleanza per sconfiggere Iorio, della militanza e poi la fuoriuscita dall’Italia dei Valori, l’amicizia con Antonio Di Pietro, il possibile ruolo di Ruta e della sua Alternativ@ nel centrosinistra. Insomma, un’intervista che chiarisce molto di quello che è stato e di quello che, probabilmente, potrebbe essere.

Lei, Senatore Astore, nei giorni scorsi ha rilasciato delle dichiarazioni importanti, lanciando l’idea di una “grande alleanza” di centrosinistra.

Questa regione non può permettersi nella maniera più assoluta altri cinque anni di questo tipo di Governo che ci ha sbeffeggiato a livello nazionale e ha degradato i servizi andando anche a “corrompere” il rapporto istituzione-cittadino. Quando uno utilizza le istituzioni per scopo di potere credo che venga meno al dovere costituzionale.

 E il suo ruolo quale potrebbe essere?

Se sono utile alla causa eccomi qua, disponibile, contento e felice di lasciare il mio posto al Senato al servizio della mia Regione. Sarei fariseo se non dicessi di avere questo desiderio, ma la politica ha le sue regole, ha il suo modo d’essere. Quello che mi interessa oggi è che il centrosinistra si riunisca e torni a fare il suo dovere che è quello di cacciare i barbari da questa Regione. Ma sia chiaro: senza trucchi e trucchetti. Dobbiamo metterci d’accordo e fare andare avanti il nostro uomo migliore, anzi le dico che si dovrebbe trovare qualcuno più giovane di me.

 Cristiano Di Pietro ha dichiarato a Infiltrato.it che l’Italia dei Valori “nutre un sentimento di stima per il lavoro che ha sempre svolto” e che quindi “il nostro appoggio non mancherà”; ma abbiamo anche notato a Vasto un particolare non da poco: un abbraccio tra lei e Di Pietro…

Io devo essere grato ad Antonio Di Pietro perché, avendo abbandonato la politica nel 2001, lui mi ha riportato ad impegnarmi e senza chiedermi niente mi ha offerto quella che è l’aspirazione di chiunque fa politica, in quanto mi ha portato nell’assise più alta del nostro Paese. Chiaramente mi ha dato tanto, come io ho dato tanto, ma direi una sciocchezza se affermassi che domani rientro nel’Italia dei Valori.

Da cattolico popolare mi sento iscritto a questo Nuovo Ulivo che si vuol formare e credo che Di Pietro abbia il dovere di concorrere a riunire il tavolo del centrosinistra, senza fughe in avanti personali. Il contenitore non lo può fare da solo Di Pietro, non lo può fare Bersani da solo, né Astore, né Leva, ma lo formano tutti i partiti insieme.

 Molti  sono convinti che lei sia uscito dal partito perché venne candidato al Senato per essere in pratica estromesso, essendoci lì lo sbarramento dell’8%.

Devo essere sincero: anch’io l’ho interpretata così, mi è stato detto di no, ma anche io sono convinto di quanto lei ha detto: forse non tanto Antonio Di Pietro quanto qualcuno del suo entourage romano aveva pensato a questo spostamento.

Ad oggi è auspicabile un rientro di Giuseppe Astore nell’Italia dei Valori?

Per il momento no, però non lo escludo per l’avvenire.

Spostiamoci ancora più dettagliatamente sulla politica molisana e sul centrosinistra molisano. Da quando è nato il Partito Democratico, Pd e Idv sono andati sempre divisi, calpestandosi i piedi, mentre il centrodestra acquistava più potere di quanto già non avesse.

Questo è stato uno dei principali motivi di dibattito tra me ed Antonio Di Pietro. Sicuramente nel Molise il centrosinistra è un centrosinistra particolare perché l’Idv è più forte che nelle altre regioni; ma sogno un centrosinistra unito, i cui partiti non si facciano la lotta tra di loro, ma facciano la lotta altrove.

Qual è, invece, la sua posizione in merito a “L’Alternativ@” di Roberto Ruta?

Che Ruta faccia un’associazione che riunisca persone al margine del centrosinistra e anche persone del centrodestra che, scontenti della politica di Iorio, hanno capito il fallimento del suo Governo e che vogliono cambiare, è da applaudire, è meritevole. Ma che questa associazione possa essere il contenitore di tutti mi sembra che non possa sussistere.

Proseguiamo con un tema a lei caro: la sanità. Ricordiamo che lei fu Assessore alla Sanità prima che Iorio diventasse Presidente di Regione nel 2001: cosa è successo dopo, nel momento in cui Iorio ha installato in Molise il suo sultanato?

In dieci anni sono oltre 1 miliardo di euro milioni di euro di debiti! Qualche anno fa io denunciavo che il sistema sanitario stava arrivando ad un pozzo e mi si rispondeva che ero un folle, che dicevo bugie, che ero un Pierino, che non era vero niente, che la sanità era in pareggio. Molti si ricordano quei dibattiti tra me e Vitagliano ed altri in cui si negava perfino l’evidenza. Ma il problema è un altro: non si può fare solo oggi un’operazione di dimensionamento. Le menzogne di Iorio sono una grave responsabilità; fare un‘operazione di verità sarebbe stato l’ideale negli anni passati.

Ed oggi, invece?

Oggi è necessario che si aprano tavoli istituzionali in cui siano presenti tutti perché la sanità è di tutti: non possiamo tollerare che un uomo solo, sulla spada di Damocle del commissariamento, faccia degli errori gravi che si tramutino in tagli di qua e di là. Con molto coraggio, invece, c’è bisogno di una nuova programmazione, un nuovo sistema sanitario per l’intera regione che produca tra qualche anno il pareggio finanziario.

Ci dica la verità: lei pensa sia possibile evitare la chiusura di alcuni centri ospedalieri?

Secondo me non è possibile; ma è necessario fare delle trasformazioni serie, che chiaramente vanno discusse. Bisogna domandarsi a che serve la Facoltà di Medicina che potrà rappresentare un domani un’altra sanguisuga finanziaria per il nostro sistema sanitario; bisogna pensare a quando si parla di stabilimento di Isernia, Venafro e Larino che, nel riordino sono praticamente scomparsi e fa quasi ridere che siano stati accoppiati a Campobasso; la Cattolica dev’essere valorizzata, ma rientrare nella programmazione per la quale è nata.

Altra questione: “terremoto e post-terremoto”.

Io vivo la realtà disastrata di questa zona. Per riassumere, oggi noi abbiamo San Giuliano quasi totalmente ricostruita in maniera positiva; abbiamo però gli altri comuni del cratere per i quali sono al 30-35% la classi A, cioè quelli più gravi e colpiti. E il resto non se ne parla proprio. Anche qui, allora, abbiamo assolutamente bisogno di fermarci e di fare un programma serio di ricostruzione generale.

Se le chiedessi qual è stato l’errore politico?

E’ stato commesso un grave errore di ordine gestionale: il terremoto non si gestisce con maggioranze politiche o in maniera che si crei, anche su questo piano, potere. Dobbiamo far sì che venga riconosciuto che la casa è un diritto di tutti. E non solo per i miei compaesani di San Giuliano di Puglia, ma per tutti coloro che hanno vissuto il terremoto, soprattutto gli anziani che, nei vari comuni, stanno ancora chi in baracche e chi in case provvisorie.

Le responsabilità di Iorio potrebbero risultare non solo politiche ma anche giudiziarie, vista la mole di processi a carico – vedi Bain&Co – o le richieste di rinvio a giudizio – vedi il caso Imam.

Su quest’aspetto vorrei essere chiaro: a me non piace utilizzare disavventure giudiziarie per interesse politico di parte. Aspetterei che i processi arrivino per lo meno alla prima sentenza per poter esprimere un giudizio, ma non mi tiro indietro nel dire che queste sono tutte spie del fallimento di una gestione clientelare della cosa pubblica e dell’utilizzo dell’istituzione per scopo di partito e di propaganda politica.

Ultima domanda. Rimaniamo nel centrodestra, ma spostiamoci su un acerrimo nemico di Iorio, Aldo Patriciello, pregiudicato che, alcuni mesi fa, è stato raggiunto anche da un’altra condanna, in primo grado, a 14 mesi.

Io credo che nel centrodestra ci sia una lotta di potere, una lotta di coltelli. Se Patriciello farà una lista per conto suo contro Iorio afferma un programma politico che ci dà ragione e che, su questo aspetto, ci fa anche piacere, ma che possa essere alleato nostro credo di no, per la sua storia, per le divergenze, per diversi questioni che ci mantengono separati.