Femminicidio, legge incompleta che non tutela gli stupri al di fuori della famiglia: perché?

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Toni trionfalistici sui principali quotidiani italiani per annunciare le misure adottate dal Governo Italiano per la prevenzione del femminicidio. Alcune delle norme comprese in un decreto sicurezza che tratta anche di violenza negli stadi e di furto di rame, come se fossero paragonabili alla violenza sulle donne, sono certamente positive. Nulla da dire se non avvenisse, come quasi sempre in Italia, che le leggi sono incomplete e non tutelano tutte le donne vittime di violenza. Soprattutto se si viene stuprate al di fuori della famiglia.

 

Ed è quello che accade anche questa volta. Senza esaminare le norme contro la violenza nelle manifestazioni sportive, che a nostro parere fanno parte di un’altra sfera di prevaricazioni, andiamo ora a esaminare tutte le norme  che tutelano le donne inserite nel decreto Alfano. E anche quelle per cui tutto rimarrà uguale: le donne stuprate al di fuori della famiglia.

GLI ASPETTI POSITIVI – Balza subito agli occhi che il Governo Letta si impegnerà nel cercare maggiore tutela sostanziale e processuale rafforzata per le donne e i minori vittime di violenza sessuale e stalking. Ottimo, sul versante della tutela sostanziale  la circostanza dell’aumento della pena di un terzo se alla violenza assiste un minore di 18 anni. Ed è questo il caso delle violenze in famiglia, siano esse stalking oppure maltrattamenti di tipo fisico compresi nel regime giuridico dei maltrattamenti in famiglia.

Ancora una volta il concetto di focolare domestico anche tra le circostanze aggravanti della violenza sessuale. Viene infatti introdotta l’ipotesi della donna in gravidanza e quella in cui la  violenza venga fatta dal coniuge, anche se divorziato o separato, o dal compagno anche se non convivente.

Novità anche in campo processuale: è stara  introdotta infatti l’irrevocabilità della querela per tutti i casi di stalking, per sottrarre la vittima al rischio di una nuova intimidazione tendente a farle ritirare la querela.

Eppoi anche un’altra serie di provvedimenti in favore di donne e minori: in primis l’ arresto obbligatorio in flagranza per delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e stalking; poi c’è l’ allontanamento dell’autore della violenza dalla casa familiare e divieto di  avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa; il tribunale in tertiis sarà tenuto a rispettare gli obblighi di comunicazione e informazione costante alla parte offesa in ordine ai relativi procedimenti penali; nel procedimento penale è stata introdotta la possibilità di acquisire testimonianze con modalità protetta, quando la vittima sia una persona minorenne o maggiorenne che versa in uno stato di particolare vulnerabilità; in materia di velocizzazione della macchina giudiziaria c’è la  trattazione con priorità dei processi e previsione della proroga del termine delle indagini preliminari per una sola volta; ed infine è introdotta d’obbligo anche la previsione del gratuito patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito.

STALKING VIA INTERNET – In linea con quanto voluto dalla Presidente della Camera Laura Boldrini è stato introdotto l’inasprimento delle pene per chi commette stalking via internet. Che viene punito con l’aumento di un terzo della pena rispetto a quelle previste per lo stesso reato. Nel senso dell’integrazione del cittadino straniero c’è anche la possibilità di ottenere asilo politico per quelle donne che subiscono violenza nel loro paese di origine in ambito familiare in attuazione della Convenzione di Istanbul.

Fin qui tutto bene. Le donne si attendevano misure di questo genere. Peccato però che non pensavano di  dover essere accostate ai furti di rame. Magari pensando che venissero ricomprese anche norme che tutelassero maggiormente anche le donne che denunciano stupri al di fuori dell’ambito familiare. Magari avvicinate al parco mentre vanno a farsi una corsetta salutare, oppure in discoteca quando vengono drogate e portate fuori dal locale per poi subire uno stupro. Niente poi che chiarisca bene le norme sugli stupri di gruppo e sulle modalità dell’arresto preventivo.

VITTIME DI SERIE A E DI SERIE B – Una cosa balza agli occhi leggendo il decreto sulla sicurezza targato 8 agosto. In quasi tutti gli articoli che riguardano la violenza alle donne si parla di famiglia. Di donne separate, di violenza perpetrata da ex mariti, ex compagni anche non conviventi.

Nulla sugli stupri che avvengono al di fuori del focolare domestico, come se subire un’aggressione o una violenza sessuale da persone estranee sia meno grave. In termini numerici forse è così perché dagli ultimi dell’osservatorio del Telefono Rosa emerge che l’87% delle violenze accadono in ambito familiare. Tuttavia non si può evitare di scrivere norme in favore di quel 13% che invece ha subito fuori, magari anche sul posto di lavoro.

Essere una minoranza non significa valere di meno. E questo è un concetto che dovrebbe essere chiaro ai governanti quando scrivono una legge. Che in questo caso al posto di una norma sulla violenza nelle manifestazioni sportive o per prevenire il furto di rame avrebbero potuto pensare a rafforzare le misure di sicurezza in favore di quelle vittime stuprate per strada. Rimandando a un altro decreto le questioni appena citate.

Sappiamo infatti benissimo, e ce lo dicono purtroppo gli episodi di cronaca nera che si verificano tutti i giorni in Italia, che la sicurezza per le donne vittime di violenza non è al massimo. Certo il governo ha pensato ad accorciare i tempi della giustizia dando ai processi per questi reati una priorità nei tribunali.

Cosa avviene però durante il tempo del processo? Che lo stupratore, anche quello che in primis viene arrestato, può arrivare a ottenere i domiciliari o anche la libertà condizionata a misure cautelari alternative come il divieto di dimora che in teoria dovrebbe mettere in sicurezza la vittima.

I CASI PIZZOLI E TUCCIA – L’ex soldato Francesco Tuccia, condannato in primo grado ad otto anni di reclusione, per aver violentato e ridotto quasi in fin di vita una studentessa di 21 anni, in un primo momento era stato arrestato. Troppo profonde le ferite che aveva inferto alla sua vittima. E troppo evidenti i danni procurati, tra cui anche la possibilità di non poter più avere figli.

Ora però l’ex militare è agli arresti domiciliari, in attesa che venga decisa la data del processo d’appello e poi quello di Cassazione che potrebbe rendere definitiva la sua condanna.

Come se la passa l’avellinese? Non certamente male. Perché è di pochi giorni fa la notizia che al giovane, oltre che vivere in casa propria e stare tranquillamente sotto le ali protettive della sua famiglia, è stato concesso di uscire dalla propria abitazione dalle 9 alle 13 per recarsi al lavoro.

Questo significa che esce di casa e vive quasi come un normale cittadino libero. Di pomeriggio torna a casa ed è costretto a tutte le restrizioni del regime di arresti domiciliari.  Quando è al lavoro però può parlare con tutti i suoi colleghi. Non lo sappiamo ma con molta probabilità ci saranno anche delle donne. E se volesse reiterare il reato? Chi ci può assicurare che non possa agire in quelle ore e ripetere l’orrore della discoteca? Le sue parole forse. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

STUPRO DI GRUPPO, L’INGHIPPO – Il caso di cui stiamo per parlare è riportato in un articolo del Corriere della Sera datato 16 giugno 2012. Il fatto è accaduto il 25 ottobre del 2011 a Roma. Cinque cinesi (che poi si scoprono essere sei) rapiscono e violentano una giovane di 21 anni dopo averla agganciata in base alla sua passione per le cose orientali.  Il processo con rito abbreviato li condanna a 8 anni di reclusione ciascuno con l’accusa di violenza di gruppo e sequestro di persona. Nonostante il pm aveva chiesto soltanto 5 anni e 4 mesi di reclusione per ognuno dei responsabili.

Cosa è accaduto nel frattempo? Che indagini più accurate hanno permesso di incastrare una sesta persona. Avrebbe partecipato allo stupro come conferma la presenza del suo dna sulla scena del delitto. Una prova regina, non c’è che dire. Le indagini daranno modo di capire in che modo sia stato coinvolto e quale sia stata la sua partecipazione al fatto criminoso. Il giovane è stato anche individuato dagli inquirenti. Ecco che arriva la cosa che giudichiamo di una gravità assoluta. Nei confronti dell’indagato non è stata emessa alcuna misura cautelare. E’ libero in attesa del processo.  Non riteniamo di andare oltre nel racconto dell’episodio di cronaca. E’ tutto estremamente chiaro. La vittima in questo caso non è tutelata al massimo. Potrebbe accadere che il giovane decida di avvicinarla per farle ulteriore male dopo essere stato incastrato?  Certo che sì visto che è ancora libero.

Evidentemente però per il Governo la vittima violentata all’esterno della famiglia è meno importante. Come se non fosse femminicidio quando uno stupratore denunciato e arrabbiato per la denuncia torni a importunare la querelante e magari la uccide pure.

OPERAZIONE DI MARKETING? – Come abbiamo visto non tutti gli aspetti della violenza sulle donne sono contemplati nel decreto sicurezza varato dal Ministero degli Interni.

Una riflessione politica è d’obbligo. Il Governo Letta è preso in questo momento da mille difficoltà. Non ultima quella rappresentata da Massimo D’Alema che per aiutare l’amico Berlusconi a staccare la spina a questo esecutivo ne chiede una verifica.

E poi ci sono da considerare gli effetti negativi della condanna a Berlusconi nell’ambito del processo Mediaset con annessa questione della sua decadenza che dovrà essere affrontata e decisa il 9 settembre.  Tutte cose da  cui distogliere l’attenzione per mostrare un’immagine solida del Governo italiano. E quale soluzione migliore di un decreto contro il femminicidio in questo momento storico in cui è ormai diventato lo specchio per le allodole del Governo Letta? Nessuno. Ed è così che le donne violentate in famiglia ottengono diritti già presenti da anni nelle altre civiltà europee. Ma allo stesso tempo si agisce sul problema soltanto in maniera spettacolare e per ottenere consensi. Dimenticandosi di migliaia di vittime che invece continueranno a sentirsi insicure. Ma in fondo al Governo cosa importa. Sono pur sempre una minoranza.