VIOLENZA NEGLI STADI/ Questione di mentalità

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Gli episodi di Verona e Milano sono soltanto gli ultimi due in ordine di tempo. Ormai da parecchi anni violenza e calcio sono diventati uno squallido binomio che andando di pari passo ha reso tristemente famoso il nostro paese. Ad una settimana dall’uscita del film “ACAB – All cops are bastards”, ripercorriamo alcuni fra gli episodi di violenza negli stadi più scabrosi accaduti in Italia negli ultimi anni, che spesso hanno visto le forze dell’ordine trovarsi nel mezzo a due tifoseria, pronte a massacrarsi a vicenda solo per avere una differente fede calcistica.

 

Ormai la violenza nel mondo del calcio è diventata una consuetudine che nemmeno più sorprende. Nonostante l’indignazione dell’opinione pubblica, il bombardamento dei media, le drastiche misure di sicurezza prese da alcuni stati del mondo (che in un certo qual modo hanno limitato il fenomeno) ancora oggi nel 2012 assistiamo a periodici episodi di violenza negli stadi che hanno come protagoniste due fazioni di tifoserie avversarie pronte a scannarsi a causa del diverso colore presente sulla maglietta della squadra avversaria. E in mezzo ci finiscono sempre loro, le forze dell’ordine, disposte a subire cori ed offese continue, pronti a farsi volare addosso di tutto rischiando costantemente la vita per un gruppo di scalmanati incivili e decisamente frustrati.  Una volta c’erano gli hooligans, diventati tristemente celebri in Inghilterra negli anni ‘80 per i continui episodi di violenza che accompagnavano  le partite di calcio. L’educatissima madre patria della regina sopportò con poca pazienza una tale inciviltà, e il modello inglese imposto da Margareth Thatcher, fatto di una legislazione fortemente repressiva, stadi con solo posti a sedere, innalzamento vertiginoso del costo dei biglietti, riuscì in parte a frenare questo scomodo fenomeno. Tragedie come quelle viste all’Hyesel o Hillsborough (per fortuna) in Italia non si sono mai verificati, ma anche nel nostro paese non sono certo mancati incredibili episodi di violenza.

Purtroppo vicende di questo tipo nel nostro calcio sono quasi all’ordine del giorno (intesa ovviamente come domenica di campionato), per cui appare davvero difficile selezionare i casi più scabrosi, ma quello che successe il 2 febbraio 2007 resta forse uno degli episodi più indecenti della recente storia di questo paese. La partita in quell’occasione era Catania-Palermo, il derby di Sicilia, uno degli incontri sportivi più a rischio in Italia. La gara doveva essere giocata inizialmente il 4 febbraio, ma in concomitanza della festa di Sant’Agata la partita venne anticipata alle 18,30 del venerdì. La partita inizia, e fuori dallo stadio Massimino alcuni tifosi locali tentano di entrare in contatto con la tifoseria ospite. A questo punto inizia un intenso scambio di petardi e fumogeni, e in pochi minuti l’esterno dell’impianto diventa un inferno vero e proprio. La polizia tenta di disperdere i facinorosi con i lacrimogeni, che finendo sotto la curva nord spaventano migliaia di tifosi che stavano seguendo la partita ignari degli avvenimenti esterni. L’aria in pochi minuti si fa irrespirabile e l’arbitro decide di sospendere la gara per circa 40 minuti. Le persone all’esterno tentano la fuga ma trovano gli ingressi sbarrati, creando una calca pericolosissima che provoca diffuse scene di panico.

Durante la fuga inoltre la parte più esaltata della tifoseria cerca lo scontro con gli avversari, dando vita ad una vera e propria guerriglia. Nel frattempo l’incontro termina con la vittoria del Palermo, e all’esterno la disposizione delle forze dell’ordine (contate intorno alle 1200 unità) entra in contatto con i tifosi. Il bilancio parla di 71 feriti fra gli agenti di polizia e altrettanti tifosi. Vengono fermati una ventina di ultras, di cui, fra i 9 arrestati, figurano anche 4 minorenni. Ma la notizia più scioccante arriva nel momento in cui si apprende la morte dell’ispettore capo del X Reparto mobile di Catania Filippo Raciti. In un primo momento si ritiene che sia stata una bomba carta lanciata dalla curva nord verso i supporter del Catania all’esterno dello stadio, ad uccidere Raciti. La bomba sarebbe finita all’interno dell’automezzo su cui viaggiava l’ispettore, e scoppiandogli vicino al volto gli avrebbe causato ferite risultate fatali. Più tardi invece si scopre che la morte era dovuto allo spappolamento del fegato causato da un corpo contundente.

La reazione della classe politica fu immediata ed aggressiva, tant’è che il governo intervenne sostenendo una linea dura per porre fine agli scontri che sovente accadono prima, durante e dopo le partite di calcio. Tutti gli impianti che non erano in regola con le nuove norme di sicurezza non potevano essere aperti al pubblico, e in quel caso gli incontri si sarebbero disputati a porte chiuse.  Le modifiche apportate al Decreto Pisano furono oggetto di molte polemiche, soprattutto fra i tifosi, ma inevitabili e indispensabili.

Le indagini portarono subito all’arresto di un indiziato minorenne (Antonio Speziale, condannato dalla Corte d’Appello per i minorenni di Catania il 21 dicembre scorso a 8 anni di carcere per omicidio preterintenzionale), grazie soprattutto alle immagini filmate dai circuiti di sicurezza dello stadio, e le successive intercettazioni ambientali condussero dopo un anno all’arresto anche di un secondo indiziato maggiorenne (Daniele Natale Micale, condannato dalla Corte di Assise di Catania il 22 marzo 2010 a di 11 anni di reclusione).

In questo caso ad avere la peggio dunque fu un poliziotto, ma nel novembre dello stesso anno a finire vittima di un ennesimo scontro fra polizia e tifosi fu un innocente di nome Gabriele Sandri.

Sono le 9 del mattino dell’ 11 novembre 2007, siamo nell’autogrill di Badia al Pino (Arezzo), lungo l’autostrada A1 in direzione Firenze. All’improvviso si accende un accenno di rissa tra sostenitori juventini (diretti a Parma) e laziali (che si stavano muovendo per raggiungere lo stadio S.Siro di Milano per la partita della Lazio contro l’Inter). La Polizia Stradale interviene subito, e nel caos generale di sentono partire uno, forse due colpi di pistola da grande distanza. Gli spari provenienti dall’altra parte della carreggiata arrivano alla testa di Gabriele Sandri 26enne tifoso laziale e noto dj dei locali romani, che muore colpito da un proiettile al collo mentre era seduto sul sedile posteriore dell’automobile a bordo della quale stava viaggiando. La notizia si diffonde rapidamente, e nel corso della stessa giornata cominciano a scatenarsi violenze ultras in tutta Italia: rinviata immediatamente Inter-Lazio per motivi di ordine pubblico, a Bergamo (durante la partita Atalanta – Milan) viene sfondato un vetro divisore a colpi di tombino, ed i giocatori in campo vengono minacciati di ritorsioni se la gara non venisse sospesa, obbligando l’arbitro ad ordinare il “tutti a casa” dopo pochi minuti di gioco. A Roma, nonostante il rinvio del posticipo Roma-Cagliari per motivi di ordine pubblico, nella serata centinaia di ultras laziali e romanisti attaccano la stazione di polizia di via Guido Reni, il Commissariato in via Fuga, gli uffici del CONI e la caserma dei carabinieri di ponte Milvio.  Luigi Spaccarotella, colui che sparò dall’altra parte della stazione di servizio,  verrà accusato di omicidio volontario e condannato nel luglio del 2009 in primo grado per omicidio colposo a una pena di 6 anni di reclusione. In appello la condanna viene aggravata ad omicidio volontario con una pena di 9 anni e 4 mesi.

L’ultimo episodio in ordine di tempo invece è arrivato poco prima dell’incontro di Coppa Italia fra Inter e Genoa. Intorno alle 20.25 di giovedì 19 gennaio, il tifoso del Genoa Massimo  Moro si presenta al varco 9 dello stadio S.Siro visibilmente ubriaco, e si rifiuta di sottoporsi a un controllo di identificazione. Il 38enne, costretto nel posto di polizia all’interno dello stadio, cerca nel tragitto di divincolarsi per scappare, ma un agente ha provato a bloccarlo. I due cadono a terra e il tifoso sbatte la testa perdendo conoscenza. Trasportato dal 118 in codice rosso al Policlinico, si apprende poi che le condizioni sono apparse meno gravi, e che si esclude il pericolo di vita.

La morale di queste brutte storie è che non basta un decreto a fermare un fenomeno che sembra diventato una tassa ogni volta che si parla di calcio. Appare impossibile che nel 2012, un paese civile (o come dovrebbero essere) come il nostro cada continuamente in “figure” di questo tipo. Pare poi scontato che nel momento di organizzare manifestazioni continentali e non, all’Italia vengano preferite soluzioni come Polonia e Ucraina, sedi dei prossimi campionati europei (l’Italia era rimasta in gioco fino da ultimo per l’assegnazione come paese ospitante).  La cosa che va cambiata è la mentalità, ma di questo passo l’unica maniera per stoppare queste ondate di violenza, saranno le continue drastiche misure di sicurezza prese ogni anno dai nostri governi.

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