SOCRATES/ Il ‘dottore’ che voleva cambiare il mondo

di Maria Ciavotta

L’ex centrocampista capitano del Brasile non ha superato l’ultima delle crisi acute che da settembre lo tormentavano. Fu uno dei giocatori simbolo del Brasile delle meraviglie, quello di Spagna ’82. In Italia indossò per una sola stagione la maglia della Fiorentina, restando comune scolpito nella mente di tutti i tifosi viola.

Socrates_pugno_chiusoSono in pochi i giocatori che pur restando per un solo anno, sono rimasti per sempre. Socrates fu uno di questi. Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, che tutti gli italiani ricordano come il centrocampista capitano del Brasile ai mondiali di Spagna ’82, è morto domenica mattina a causa di un infezione intestinale. Era ricoverato da qualche giorno in terapia intensiva all’ospedale di San Paolo, per aver accusato un malore dopo una cena, ed era entrato in coma. Versava in condizioni gravissime e l’ultima crisi gli è stata fatale: era infatti al terzo ricovero a causa di una grave emorragia intestinale, provocata, a quanto pare, dall’abuso di alcol. Già, un vizietto che ‘il dottore’, così chiamato per la sua laurea in medicina, ha confessato solo da poco tempo, che ha finito per debilitare il suo fisico statuario e portarlo alla morte.  Ma Socrates resterà per sempre nell’immaginario collettivo di chi ama il calcio, non solo per essere stato capitano del Brasile in due edizioni dei mondiali, ma anche per essere stato uno dei calciatori più politicizzati della storia. Un giocatore capace di andare in campo con una maglietta con la scritta “democrazia” e i numeri al contrario negli anni bui dell’America Latina; con una personalità tale da sovvertire il potere di allenatore e società, instaurando un ‘regime’ di autogestione fra i calciatori che di fatto si allenavano da soli.

Nato in una famiglia dalle origini umili, ma nella quale i libri non mancavano, Socrates si appassionò al gioco del calcio, diventando un centrocampista offensivo, molto bravo tecnicamente, dotato di ottima visione di gioco e abile in fase realizzativa.  In contemporanea al calcio Socrates dedicò molto tempo agli studi, riuscendo a laurearsi in medicina. A 20 anni  iniziò la sua carriera di calciatore professionista nel Botafogo, dove in 4 stagioni lasciò il segno segnando 24 reti in 57 incontri. Nel ’78 passò al Corinthians, squadra della quale divenne capitano e idolo dei tifosi, non solo per le sue doti con la palla fra i piedi. A Socrates, incallito fumatore, bevitore ed abile seduttore, non piacevano regole, orari e ritiri, e guardava con ammirazione al calcio degli arancioni d’Olanda, i primi a spalancare le porte alle mogli. Proprio per questo motivo, si rese protagonista nel club paulista, di un iniziativa che passò alla storia, almeno per il pallone: inculcò nella testa degli altri giocatori il rifiuto di riconoscere l’autorità dell’allenatore, mettendo in piedi per ben tre anni una sorta di autogestione definita ‘democrazia corinthiana’.

L’operazione riuscì, perché nel 1982 il Corinthians tornò ai vertici del calcio brasiliano dopo anni di oblio, riuscendo a trionfare nel campionato paulista. I grandi risultati ottenuti, lo resero famosissimo oltreoceano, tant’è che nell’estate dell’84 la Fiorentina stupì l’Italia portando a Firenze il talento capitano del Brasile delle meraviglie.

Alla Fiorentina quell’estate doveva arrivare Rumenigge, ma il tedesco finì all’Inter e i viola si consolarono con Socrates. ‘Il dottore’ capitò però in un’annata storta, nella quale la Fiorentina iniziò malissimo, con la pesante sconfitta di Bruxelles per 6-2 contro l’Anderlecht, che costò la prematura eliminazione dalla Coppa Uefa. Arrivava da un calcio lontanissimo ed il suo approccio al calcio italiano non fu certo dei più soft: durante il ritiro di Pinzolo infatti, svenne alla prima corsa nei boschi. Aveva qualità tecniche incredibili, ma in campo camminava (ecco perché a Firenze lo chiamarono ‘dottore traccheggia’).

La sua mente però correva più delle altre, ma i tifosi fiorentini, che si aspettavano colpi di tacco e giocate epiche, si dovettero accontentare soltanto di pochi momenti di autentico splendore. In Italia infatti giocò solo una stagione, archiviando la sua parentesi viola con 25 presenze e 6 reti. Nell’estate dell’85 se ne tornò in patria, ma fu in quella dell’86 che ebbe la sua rivincita. Vice capitano della nazionale brasiliana nel mondiale messicano, fu uno dei migliori della spedizione verde oro, aumentando i rimpianti di chi non lo aveva capito. Dopo il ritirò nell’89, Socrates ebbe finalmente occasione di svolgere la professione di medico a Ribeirao Preto.  Nel 2004 è stato inserito da Pelè nella lista dei centro  migliori giocatori della storia del calcio e nel corso dello stesso anno tornò in campo per qualche minuto col il Garforth Towm, squadra dilettantistica inglese.

Socrates fu  un personaggio fantastico, un giocatore di sinistra che parlava alla gente di politica. E proprio nel giorno della sua scomparsa, il ‘suo’ Corinthians ha vinto il campionato. I tifosi paulisti, l’hanno voluto ricordare nel minuto di silenzio prima del fischio d’inizio, con il gesto che per anni lo ha contraddistinto: alzando quel pugno destro chiuso che il dottore mostrava ogni volta che festeggiava un gol. Anche la Fiorentina ha voluto omaggiare la scomparsa di Socrates, scendendo in campo nella partita contro la Roma con il lutto al braccio e mostrando sul maxi schermo dello stadio le immagini di Socrates con la maglia viola nella stagione 1984-85. La poca cura di sé l’ha strappato prematuramente ad un mondo che l’avrebbe voluto ancora per anni, privandolo del dottore che voleva cambiare il mondo.

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