Monaco 1972: fedayn e guerra fredda nella finalissima Usa-Urss

Olimpiadi di Monaco  1972. La finalissima di basket Usa-Urss si gioca in piena guerra fredda e  qualche giorno dopo l’attacco dei Fedayn.

Olimpiadi di Monaco 1972. La finalissima di basket Usa-Urss si gioca in piena guerra fredda e qualche giorno dopo l’attacco dei Fedayn.

 

Correva l’anno 1972. Il mondo si trovava in piena guerra fredda. E mentre il conflitto in Vietnam sembrava ormai giungere al termine con la conseguente vittoria dei comunisti del nord la guerra fredda tra le due super potenze mondiali sembrava essere all’apice. Il mondo viveva in un clima di tensione perenne ed ancor più scioccanti erano le immagini che ci provenivano dal villaggio olimpico la cui pace era stata violata da un assalto di un gruppo di terroristi che avevano seminato morte e terrore tra gli atleti israeliani e non solo.

Nonostante ciò l’allora Presidente del CIO, Avery Brundage, decise che si doveva continuare comunque con i giochi che non subirono più intoppi. Il sabato successivo alla strage era in calendario la finale del torneo di Basket che vedeva di fronte proprio USA e URSS. La squadra americana non era tra le più forti che la storia ricordi ma aveva comunque conseguito grandi risultati. Non potendo schierare giocatori professionisti come imponeva il regolamento gli americani si affidarono a giocatori provenienti dal college con alle spalle solo dodici amichevoli giocate. L’allenatore era Henry Hank  Iba Iba. Anche se con talenti minori gli americani non ebbero particolari difficoltà a raggiungere la finale imponendo severi risultati agli avversari di turno (+ 65 all’Egitto, + 66 al Giappone e + 30 all’Italia.

Di tutt’altra pasta i russi, i cui giocatori non erano professionisti solo sulla carta, ma che in realtà erano veri e proprio fuoriclasse, e soprattutto avevano un esperienza internazionale sconosciuta ai giovani americani. La partita venne caratterizzata dall’enorme tensione ma anche dal basso punteggio ance se di quella partita saranno ricordati gli ultimi tre secondi. Dopo un avvio difficile, 7-0, gli americano riuscirono a tenere testa ai ben più quotati avversari. L’equilibrio durò fino a quando Dwight Jones venne espulso con Ivan Vasilevic, un panchinaro che pare entrò esclusivamente per provocare i ragazzi americani. Inoltre sempre nella seconda frazione della gara Jim Brewer, dopo aver vinto una contesa, cade malamente a terra a causa di una spinta da parte di un suo avversario. E così i due giocatori americani di maggior talento erano definitivamente out. In pochi secondi, dunque, la partita passò nelle mani dei russi che si portarono avanti anche di dieci.

Quando ormai tutto sembrava deciso i ragazzi americani iniziarono a giocare come mai avevano fatto prima, probabilmente spinti anche dall’orgoglio e a quaranta secondi dal termine la partita vedeva gli americani sotto di un solo punto. Nel possesso successivo i sovietici cercarono un tiro facile che però non venne concesso dagli americani i quali recuperarono palla con Doug Collins che ci involò in contropiede, ma fu fermato da un fallo. Il tempo era trascorso quasi tutto ed il risultato era sul 48-49 in favore dei sovietici. Così Collins andò in lunetta quando mancavano solo tre secodni al termine della partita. Il primo libero andò a segno, ma mentre Collins caricava il secondo libero improvvisamente suono la sirena che richiamava i giocatori per il time out. Era una chiara violazione visto che il time out poteva essere chimato solo con la palla fuori dal terreno di gioco mentre qui la sirena suono sul libero di Collins che entrò. 50-49 per gli USA. Il gioco, dopo una serie interminabile di polemiche, riprese con la rimessa da fondo campo in favore dei sovietici. Incredibilmente, passati due dei tre secondi a disposizione il coach russo invase i campo pretendendo un time out.

Lo ottenne in un clima che definire infuocato, ormai, era poco. Addirittura scese in campo il Presidente della Fiba, William Jones, che indicò che i secondi da giocare ancora erano tre. Dunque i tre secondi vennero rigiocati. Venne buttato il pallone avanti per Belov che tento di segnare ma non ci riuscì. Finisce 49-50 e i giocatori americani corrono negli spogliatoi per i festeggiamenti. Ma non era finita qui. Dopo 5 minuti i giocatori vennero richiamati in campo perché secondo i giudici di gara il cronometro era partito in anticipo e dunque si doveva ripetere la rimessa.

Stavolta il lancio lungo per Belov giunse a destinazione permettendo al giocatore sovietico di segnare. La partita finì 51-50 per i sovietici. Ma le anomalie di questa partita non finiscono qui. Innanzitutto pare che Belov sostasse da tropo tempo nell’area dei tre secondi. Seconda anomalia lo steso giocatore aveva commesso un fallo tanto evidente quanto maldestro per liberarsi del proprio marcatore ed infine ci fu un evidente infrazione di passi dello stesso Belov.

Così gli USA dopo 63 gare perdevano l’imbattibilità. Mentre il sovietico Belov venne accolto in patria come un eroe dato che aveva pareggiato la vittoria nello stesso anno di Bobby Fischer, il quale aveva battuto il sovietico Boris Spassky in un match di scacchi che durò tre mesi e che ebbe immancabili risvolti politici. Qualche anno dopo il leggendario Alexander Belov, l’eroe della storica vittoria, morì nelle carceri russe dopo essere stato arrestato per contrabbando di Jeans americani.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.