Matthias Sindelar, FK Austria Wien: un calcio alla Gestapo

In un Europa inquinata da scorie razziste e antisemite, la storia di Matthias Sindelar detto “carta velina” – giocatore dell’ FK Austria Wien, famoso per i suoi goals, i dribbling ubriacanti e l’avversione alla Gestapo – diventa una sana boccata d'aria fresca. Sindelar è, molto probabilmente, il giocatore di calcio più significativo, da un punto di vista storico-culturale, che sia mai esistito. Oltre che essere un campionissimo al livello di Meazza e Piola.

 

 

di Federico Succi

La storia di  Matthias Sindelar - “carta velina” - giocatore dell’ FK Austria Wien,  famoso per i suoi goals, i dribbling ubriacanti e l’avversione alla  Gestapo.

23 gennaio 1939. I corpi senza vita di Matthias Sindelar e Camilla Castagnola vennero trovati distesi sul letto nel loro appartamento dalla polizia segreta tedesca. Nessuno seppe mai perché fu la Gestapo a scoprire i corpi. Sindelar nasce nell'odierna Repubblica Ceca, in quello che ai tempi era ancora l'Impero Austro-Ungarico, il 10 febbraio 1903 a Kozlov.

La sua famiglia, ebrea, si trasferisce a Vienna, in un quartiere povero della zona industriale di Vienna. Il padre muore nel 1917 sull’Isonzo, durante la Grande Guerra, e la famiglia vive in ristrettezze. La madre apre una lavanderia con la quale mantiene Matthias e le tre sorelle che crescono rapidamente. Il giovane Sindelar, quando non aiuta la madre, gioca per le strade con una palla di stracci, su terreni sabbiosi strappati al degrado, e la sua abilità non passa a lungo inosservata.

Il suo dribbling è ubriacante, la palla viene letteralmente nascosta ai malcapitati avversari, è facile notarlo anche per il fisico filiforme ed un’innata eleganza. Passa prima nella squadra dell’Herta, il club del quartiere, poi, a soli ventuno anni, entra a far parte del Wiener Amateure, la prestigiosa squadra che due anni dopo diverrà l’Fk Austria Vienna. La carriera di Matthias Sindelar decolla.

Alto, ben proporzionato, il suo viso sottile con gli zigomi alti lo fa sembrare molto più magro di quanto sia in realtà; a questi deve il suo primo soprannome, “Der papiereine” (carta velina) che gli resterà addosso per tutta la carriera, divenendo la sua “griffe”. Il suo stile è particolare, di più, inimitabile. Calcia con naturalezza, il suo controllo di palla, affinatosi sui terreni sassosi di “Favoriten”, non teme confronti, la sua abilità nello smarcarsi sembra farlo sgusciare attraverso le maglie delle difese più agguerrite, proprio come fosse un pezzetto di “carta velina” spinto dal vento.

Sin dall’inizio dell’avventura, Matthias, ha problemi al ginocchio destro. La sua brillante carriera sembra destinata a concludersi prestissimo, ma il carattere è un’altra dote di questo campione. Su consiglio di un celebre chirurgo dell’epoca si sottopone ad un intervento chirurgico al menisco dal quale si riprende con la feroce applicazione in una terapia di rieducazione che per l’epoca è un’autentica novità. Con l’Fk Austria Vienna, il suo club, domina il campionato e vince due volte la Coppa Europa, antenata della Coppa dei Campioni.

Un simile talento non è certo sfuggito al fiuto leggendario di Hugo Meisl, l’uomo che sta costruendo la migliore rappresentativa nazionale che l’Austria abbia mai avuto. Con l’innesto di Sindelar nasce il “Wunderteam”, una squadra destinata a segnare un’epoca: dal maggio del 1931 all’aprile del 1933 l’Austria guidata da “cartavelina” mette in fila una serie eccezionale di risultati, numeri che ancora oggi impressionano: 16 partite, 12 vittorie 2 pareggi e 2 sconfitte, 63 goals segnati (una media di quasi quattro a partita) e solo 20 subite.

Negli anni trenta la sua fama era pari solo a quella di Giuseppe Meazza in Italia e di György Sárosi in Ungheria. I tre erano considerati i più grandi calciatori del mondo dell'epoca. Al pari di Meazza, Sindelar fu uno dei primi sportivi a ricevere compensi per reclamizzare orologi, vestiti e generi alimentari: fu quindi uno dei primi sportivi ad avere degli sponsor personali. A Sindelar venne affibbiato l’appellativo di "Mozart del pallone", per l'armoniosità dei suoi movimenti sul campo di calcio.

Come spesso accadeva all’epoca, la partita più gloriosa di quella grande squadra coincise con una sconfitta contro l’Inghilterra. E’ il dicembre del 1932, l’Austria gioca a Londra contro la nazionale inglese un’amichevole il cui prestigio all’epoca è paragonabile, se non superiore, a quello di una finale mondiale. I “maestri del calcio” non si misurano con squadre del continente e non partecipano a competizioni internazionali che non siano l’“Home Championship”; essere invitati per una sfida è un grande onore, uscirne a testa alta è già un successo.

L’Austria ci riesce: perde per 4-3, ma, per la prima volta, fa letteralmente tremare gli inglesi che rimangono strabiliati dalle giocate di un Sindelar letteralmente incontenibile, autore di una rete che oggi sarebbe definita “alla Maradona”. John Langenus l’arbitro belga che aveva diretto la prima finale della storia dei Mondiali e che diresse anche quell’incontro storico, racconta: – “Zischek, segnò due volte, ma il gol di Sindelar fu un autentico capolavoro, qualcosa che non era mai stato realizzato avendo gli inglesi come avversari. Non prima di lui e neppure dopo. Sindelar partì dalla linea di metà campo e con il suo, inimitabile, stile superò semplicemente chiunque gli si parasse davanti, alla fine fece due dribbling tornando indietro e depose la palla in rete”.

Si parla apertamente di offerte da parte dei più prestigiosi club professionistici inglesi per quello che ormai è il più famoso attaccante d’Europa. Intanto la sua leggenda è alimentata da un’impresa dietro l’altra. Segna due reti all’Italia, uno dei quali è descritto come un’autentica stregoneria. Quando il Wunderteam batte per 8-2 l’Ungheria, Sindelar supera sé stesso. Le cronache dell’epoca, infatti, riferiscono che non solo ha segnato una tripletta, ma ha anche fornito gli assist per tutte le altre segnature austriache! Purtroppo, la sua vicenda sportiva è destinata ad intrecciarsi tragicamente con la storia del suo Paese. Quando il Wunderteam sembra destinato a trionfare nella prima edizione del Mondiale che si disputa in Europa (siamo nel 1934 ndr.), in Austria scoppia una terribile crisi economica.

La situazione diventa rapidamente drammatica. La speculazione internazionale mette in ginocchio il Paese: la disoccupazione raggiunge livelli che secondo alcune fonti sfiorano il 40% della forza lavoro. Nel febbraio la crisi sfocia nella guerra civile che lascia strascichi gravissimi nel paese e prepara l’Anschluss che avverrà qualche anno dopo. Ovviamente la situazione ha pesanti ricadute anche sullo sport, soprattutto sul calcio. Le società lottano per la sopravvivenza e Sindelar accetta una fortissima riduzione del suo stipendio pur di restare all’Fk Austria Vienna e potersi preparare ai Mondiali. Purtroppo la squadra austriaca che partecipa al Mondiale non è che una lontana parente del “Wunderteam”. La Federazione austriaca, sull’orlo della bancarotta, non paga la trasferta neppure all’allenatore della nazionale, né al suo assistente e il campionato, dopo molti rinvii, non si conclude che a ridosso della rassegna mondiale. Ciò nonostante l’Austria arriva alle semifinali dove viene sconfitta, con onore e non senza pesanti dubbi sulla regolarità del gol azzurro, dall’Italia di Vittorio Pozzo.

Sindelar è l’incubo degli azzurri, Pozzo per lui ha un’autentica venerazione. Gli azzurri, che in passato hanno imparato a conoscerlo, temono i suoi spunti imprevedibili. Luisito Monti, detto il boia, cui viene affidato, lo ferma con le buone e con le cattive. Per lui, Pozzo, aveva preparato un piano semplice quanto efficace. Sindelar, il temutissimo giocoliere, andava fermato a ogni costo. Monti, lo aveva spedito, al termine di quella partita, in una clinica ortopedica, dopo averlo preso a calci per tutto il prato di San Siro. E fu proprio in quella clinica che Sindelar durate il mondiale del ’34 conobbe Camilla Castagnola, un’ebrea di origine italiana. Milano era la sua città, insegnava lingue e letteratura italiana ai liceali della scuola statale dedicata all’inventore del valzer. Soprattutto in quei giorni Matthias era solito ascoltare la radio, per seguire l’evolversi degli eventi .

Le prime truppe tedesche stavano entrando al Pater dov’erano programmati gli atti ufficiali che la coreografia del ministero della propaganda nazista capeggiato da Joseph Goebbels pretendeva. Fu l’inizio della fine per l’Austria e per Sindelar. I nazisti pretendevano che i migliori calciatori austriaci giocassero i mondiali del ’38 con la nazionale tedesca ed ovviamente uno di questi doveva essere Sindelar. Per questo motivo venne organizzata un’amichevole tra Austria e Germania che avrebbe sancito l’alleanza. Quella partita avrebbe chiarito le idee al CT della Germania per chiudere la lista dei convocati che avrebbero iniziato il ritiro. Per un’occasione speciale ci sarebbe stato un rituale speciale: i calciatori austriaci si sarebbero preparati in campo davanti a tutti. Da sempre ci si preparava negli spogliatoi, ma quel giorno Sindelar e compagni decisero di scendere in campo con largo anticipo. La tribuna del Prater sembrava un raduno nazista, “infestata” com’era dalle camicie brune e dalle divise nere.

Ma a poco a poco comparve qualche bandiera austriaca che era come un raggio di sole in un cielo coperto dalle nuvole, una speranza che caricava ulteriormente i ragazzi del Wunderteam. Iniziarono a correre lentamente per scaldare i loro muscoli. La gente era attenta e felice. Partirono gli incitamenti. Dopo una ventina di minuti i ragazzi rientrarono negli spogliatoi, indossarono le loro casacche ed ora era finalmente tutto pronto per il cerimoniale. Matthias lo conosceva bene, i tedeschi glielo avevano ripetuto. Prima dell’inizio i soliti convenevoli, con un saluto alle autorità tedesche presenti in tribuna ed, alla fine della partita, come sigillo del passato e preludio dell’avvenire, vincitori e vinti si sarebbero schierati sull’attenti davanti alle più alte cariche naziste presenti, scattando e restando sull’attenti fino al termine della breve cerimonia di premiazione. I giocatori entrarono in campo e si schierarono a centrocampo. I tedeschi si protrassero in un saluto nazista, anche qualche austriaco lo fece. L’arbitro Birlem, selezionato per dirigere la gara, fischiò il calcio d’inizio.

La partita fu subito molto dura anche perché entrambe le squadre avevano grandi motivazioni, i tedeschi partirono all’assalto, cercando subito di far valere le loro qualità fisiche, ma l’Austria piano piano prese le misure all’avversario ed iniziò a dominare. La partita terminò 2-0 in favore degli austriaci con gol di Sindelar e Sesta. Lo stadio si trasformò in un calderone di emozioni dove gli (ex) austriaci avevano battuto i loro “colonizzatori”. Poi i calciatori vennero chiamati, per le celebrazioni di rito, alla tribuna. I gerarchi tedeschi aspettavano impazienti. Le squadre si misero sull’attenti, in attesa di salutare i gerarchi nazisti. Cosi, al comando tutti scattarono sull’attenti, tranne Sindelar e Sesta che stettero immobili. Von Tschammer und Osten li guardò quasi impassibile. Affrettò la cerimonia consegnando le medaglie ai giocatori austriaci, “ribelli” compresi.

Arrivato a palazzo informò Seyss-Inquart, il quale a sua volta chiamò immediatamente Goebbels dicendogli che, così facendo, avevano insultato il Fuhrer. I capi nazisti seppero del gesto di Sindelar, ma sapevano anche che Vienna era con lui, e dunque non lo si poteva toccare. Serviva calma ed intelligenza. Né si poteva trascurare il fatto che Matthias poteva essere molto utile alla causa tedesca, la Germania, con lui, avrebbe potuto vincere il Mondiale di calcio. Ma Sindelar si rifiutò categoricamente di giocare per la Nazionale tedesca… Per quella scelta pagò con la vita. Nessuno seppe mai com'erano morti Matthias e Camilla. Non ci fu autopsia, e se ci fu un'inchiesta, cosa di cui è lecito dubitare, non ne venne mai trovata traccia nemmeno alla fine della guerra. Il caso venne chiuso in fretta con la comunicazione ufficiale che parlava di disgrazia. Matthias e Camilla erano morti per il cattivo funzionamento della stufa a gas.

I pompieri che sopraggiunsero nell'appartamento, i soli estranei che poterono entrarvi , testimoniarono di non aver sentito odore di gas, così come dichiararono di non aver trovato guasti di nessun genere né al condotto dell'impianto né alla stufa nuova che Matthias aveva comprato solo poco tempo prima. Nulla trovarono i pompieri che potesse avvallare la versione data dalle autorità naziste. Altri parlarono di suicidio. Sindelar, depresso per le vicende politiche e calcistiche, si sarebbe tolto la vita insieme a Camilla. Nessuno a Vienna credette a questa versione. La voce popolare parlò di assassinio. Berlino aveva voluto spegnere il mito del calcio austriaco e un uomo capace di trasmettere solidarietà verso chi veniva perseguitato. Le autorità tedesche avrebbero voluto celebrare la loro morte in forma privata, ma non se ne fece nulla per le numerose proteste. In pochi giorni arrivarono oltre quindicimila telegrammi alla sede dell'Fk Austria Vienna. I funerali furono seguiti da una folla immensa, oltre quarantamila persone. I corpi furono cremati.

 

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