Magic Johnson: biografia di un mvp che rese i Lakers “Magic”

Un omaggio al mito Magic Johnson. Un omaggio alla leggenda. Un omaggio a quello che viene considerato uno dei più grandi e geniali cestisti della storia. Se nel calcio la questione è tutta tra Pelè e Maradona, qui la sfida è tra Magic e Jordan: chi il più forte?

di Federico Succi

Magic  Johnson: biografia di un Nba mvp che rese i Lakers “Magic” e ispirò i  Red Hot Chili Peppers (Mother’s Milk).

Earvin “Magic” Johnson, naque a Lansing, il 14 agosto del 1959. è considerato uno dei più grandi cestisti della storia, se non il più grande. La sua leggenda è stata indubbiamente alimentata dal suo essere sieropositivo, cosa che fece accrescere la sua grandezza e fama derivante soprattutto dalla fermezza con cui ha affrontato negli anni successivi la sua malattia. Dotato di un carisma e di una genialità nel interpretare questo sport, che gli valsero ben presto il soprannome Magic. Era in grado di fare con la palla cose incredibili, passaggi che nessuno aveva mai visto prima di allora.

 

Nella sua carriera ha vinto molto ed è passato alla storia con la maglia dei Lakers. Memorabile le sifde in finale NBA contro un’altra leggenda di questo sport: Larry Bird. Magic era un giocatore atipico, possedeva una tecnica mai vista per uno di oltre due metri. Cosa che lo fa considerare come il giocatore più completo della storia di questo sport. Ovviamente le qualità di Magic non passarono inosservate già al liceo. Il passaggio all’università non fece che accrescere la sua fama. Divenne in beve tempo il leader di Michigan State, guidandola al trionfo nelle finali NCAA del 1979 giocate proprio contro Larry Bird. L’anno successivo il passaggio all’NBA, nei Los Angeles Lakers, dove trovo il ben più blasonato Kareem Abdul Jabbar. Il primo anno magic vinse il premio di MVP delle finali giocate contro i Philadelphia 76ers. In gara 6 ricoprì il ruolo di centro sostituendo l’infortunato Jaabar. La squadra in volo verso Philadelphia quando seppe della defalliance del suo leader iniziò a pensare seriamente di non farcela, ma secondo fonti vicine alla squadra pare che Magic si alzò in piedi nell’aereo e rivolgendosi ai suoi compagni di squadra disse di non preoccuparsi perché avrebbe svolto il doppio ruolo.

Insomma ci avrebbe pensato lui, così la squadra scese in campo più tranquilla. Totalizzò 42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate, che gli valsero il titolo di MVP. Nessun altro fu in grado di vincere quel premio al primo anno di NBA. Inoltre fu scelto nel quintetto base dell’All Star Game. Questo fu un periodo d’oro per il pubblico di Los Angeles, che venne ribattezzato show time. Nel 1989 i Red Hot Chili Peppers gli deicarono una canzone, “Mother’s Milk“. Ma è nel 1991 che il mondo del basket viene scosso dalla notizia della sua sieropositività. Magic annuncia il suo ritiro provocando scende di disperazione assoluta tra i suoi fan e non solo. Dopo le tante battaglie in campo Magic si dimostra leader anche fuori continuando ancora oggi a lottare attivamente per la lotta contro il virus dell’HIV, dimostrando un impegno costante con continue raccolte di fondi e ricerche scientifiche portate avanti dalla Magic Johnson Foundation, che hanno un grande impatto grazie alla sua notorietà. Un fenomeno a 360°.

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