LA STORIA DELLE OLIMPIADI,6/Anversa 1920

di Carlo Alberto Pazienza

I già assegnati giochi di Berlino 1916 furono spazzati via dalla Guerra che dal 1914 al 1918 straziò le maggiori nazioni europee. Si tornò a parlare di olimpiadi solo nel 1920, quando la manifestazione si spostò nella piccola città belga martoriata dal conflitto: Anversa. Nel ricordo di milioni di morti, con le maggiori città europee distrutte dalle bombe, si assistette al trionfo degli americani e alla nascita di una nuova stella finlandese: Paavo Nurmi. Fra le eroiche gesta del livornese Nadi e la doppietta d’oro del padre di una futura stella del cinema, ripercorriamo l’edizione la prima edizione dei Giochi del primo dopoguerra.

ANVERSANel 1909 il congresso del CIO si riunì a Berlino per assegnare i giochi del 1912, ma dopo la delusione di 4 anni prima i tedeschi dovettero buttare giù un altro boccone amaro, visto che il Comitato Olimpico in quell’occasione preferì la soluzione svedese di Stoccolma. La volta buona fu quella dell’edizione successiva, la sesta, che finalmente toccò alla Germania e a Berlino. La capitale tedesca vinse la concorrenza di Alessandria d’Egitto e Budapest e l’associazione organizzatrice si buttò a capofitto nella preparazione dei Giochi, tant’è che nel 1912 iniziarono il lavori per il Deutsche Stadion (poi ribattezzato Olympiastadion). Addirittura i tedeschi, delle tre settimane previste per lo svolgimento dell’Olimpiade, pensarono di dedicarne una ai giochi invernali, che avrebbero compreso discipline come pattinaggio di velocità e di figura, hockey su ghiaccio e sci nordico.

L’8 giugno 1913 l’imperatore Guglielmo II inaugurò lo Stadio Olimpico, sede l’anno seguente della Festa Olimpica, conclusa il 28 giugno 1914. Quella data però rimarrà scolpita nella storia anche per un altro motivo: durante la parata di celebrazione per la festa nazionale serba a Sarajevo, l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie vennero assassinati da uno studente anarchico, il diciannovenne ginnasta serbo Gavrilo Princip. Austria e Germania dichiararono guerra a mezza Europa, Russia compresa: era l’inizio della prima guerra mondiale. De Coubertin decise di partire volontario nell’esercito francese, lasciando il Comitato Olimpico Internazionale nelle mani di un nobile svizzero che ufficialmente non annullerà i Giochi del 1916 così faticosamente acquisiti da Berlino, anche perché in quel momento nessuno pensava che la guerra sarebbe andata avanti per anni. L’organizzazione dunque andò avanti, ma i tedeschi e la Germania avevano altro a cui pensare e le olimpiadi vennero cancellate. Mentre nell’antichità i Giochi Olimpici avevano il potere di fermare le guerre, nel XX secolo furono purtroppo le guerre che fermano le Olimpiadi.

La morte e la distruzione piegarono gran parti delle nazioni europee impegnate nel conflitto mondiale che terminò nel 1918, ma fortunatamente lo spirito olimpico rimase illeso. Nel congresso del 1919 il CIO pensò di assegnare i giochi ad uno dei paesi più colpiti dalla guerra: il Belgio. Dopo aver scartato infatti le candidature di città come Roma, Amsterdam, Lione o Budapest, il comitato olimpico decise di affidare i Giochi del 1920 ad Anversa. Sin da subito, nonostante il grande impegno di De Coubertin di tenere separati politica e sport, si decise di escludere dalla manifestazione le nazioni uscite sconfitte dal conflitto: Germania, Austria, Ungheria, Bulgaria e Turchia infatti non vennero invitate; esclusa rimase anche la Russia, che, seppur invitata, rifiutò la partecipazione per problemi politici.

I problemi economici e la devastazione che ancora regnava sulle maggiori città europee imposero un organizzazione semplice e funzionale: gli impianti, le strutture per gli atleti e le cerimonie vennero preparate con sobrietà e concretezza. Le maggiori novità riguardarono la comparsa per la prima volta nella storia della bandiera olimpica a cinque cerchi (proprio come quella che conosciamo oggi, disegnata dal barone De Coubertin) e il giuramento ufficiale degli atleti, che si ripete da allora nella cerimonia d’apertura di ogni Olimpiade. Dal punto di vista tecnico le innovazioni di maggior rilievo furono quelle riguardanti l’adozione definitiva della lunghezza della piscina e della pista di atletica, rispettivamente di 50 e 400 metri.

La settima edizione (che in realtà fu la sesta vista la cancellazione di Berlino 1916) delle olimpiadi prese il via il 20 aprile del 1920. La cerimonia si tenne allo stadio olimpico di Anversa, L’Olympisch Stadion o Kielstadion, impianto costruito appositamente per giochi con una capienza di circa 35.000 posti a sedere. L’atleta designato a leggere il primo giuramento ufficiale della storia olimpica fu Victor Boin, schermidore belga che nelle due precedenti edizioni di Londra e Stoccolma aveva partecipato come componente della squadra di pallanuoto, portando a casa un argento nella prima e un bronzo nella seconda. Ancora una volta a portare a casa più medaglie furono gli Stati Uniti, che chiusero l’avventura belga con ben 94 medaglie, 31 in più degli svedesi e addirittura 52 in più dei cugini inglesi. La sorpresa dell’edizione fu la Finlandia che dopo la bella figura fatta 4 anni prima in Svezia, si ripeté anche in Belgio portando a casa 34 medaglie di cui 15 d’oro; bene fecero anche i padroni di casa, che chiusero con un onorevole 5° posto la classifica del medagliere con 14 ori, 11 argenti e altrettanti bronzi.

Anche la squadra italiana, che per la prima volta si presentò con la tenuta azzurra, fece un’ ottima figura, chiudendo la spedizione belga con discreto bottino di 13 ori, 5 argenti e 5 bronzi. Come detto gli americani fecero man bassa di medaglie, conquistando addirittura 41 ori. Ma se a tenere testa agli atleti a stelle strisce nell’atletica ci furono gli scatenati finlandesi (9 ori come gli Stati Uniti) nel nuoto non ci fu storia. Dei 10 eventi in palio 8 andarono agli americani e 2 agli svedesi: 2 medaglie per Ethelda Bleibtrey nel femminile (100 e 300 metri stile liberi), 2 medaglie per  Norman Ross (400 e 1500 metri stile libero)e una medaglia ciascuno per Duke Kahanamoku e Warren Kealoha, che trionfarono nei 100 metri stile libero il primo e nei 100 metri dorso il secondo. Americane furono anche le medaglie d’oro nelle due staffette, con la squadra maschile che portò a casa la 4×200 e la squadra femminile che trionfò nella 4×100. Le briciole lasciate dagli statunitensi furono i 200 e i 400 metri rana. In entrambi gli eventi si ripeté lo stesso podio, con Håkan Malmrot sul gradino più alto, seguito da connazionale  Tor Henning e dal finlandese Arvo Altonen. Molto più combattuta come detto fu la sfida per le medaglie nell’atletica. Una delle nove medaglie d’oro della Finlandia la conquistò Hannes Kolehmainen, che dopo la tripletta di Stoccolma riuscì a trionfare nella maratona, l’unica gara che ancora mancava nel suo palmares. Oltre a Kolehmainen la Finlandia presentò un altro campione assoluto nel fondo e nel mezzo fondo.

Ad Anversa il 23enne Paavo Nurmi si limitò a 3 ori (nei 10000 metri, nel cross individuale e in quello a squadre) e un argento (nei 5000, battuto a sorpresa dal francese Joseph Guillemot ) ma sarebbe stata l’edizione successiva dei giochi a consacrarlo come uno dei migliori atleti nella storia delle Olimpiadi. La squadra finlandese dominò anche nei lanci: Niklander nel disco, Pörhölä nel peso e Myyra nel giavellotto. Gli  americani, che per la prima volta non furono padroni assoluti dell’atletica, non stettero certo a guardare e si rifecero nelle le gare di velocità, dove Charles Paddock e Allen Woodring trionfarono rispettivamente nei 100 e nei 200. Il mezzofondo veloce trova invece il suo padrone nell’inglese Albert Hill, oro negli 800 e nei 1500. Gli ori conquistati da Albert Hill negli 800 e nei 1500 metri, uniti a quello di Percy Hodge nei 3000 siepi quello nella staffetta 4×400, permisero alla squadra britannica di piazzarsi al terzo posto del medagliere (con un totale di 14 medaglie) subito davanti all’Italia, che con 2 ori e 2 bronzi riuscì a posizionarsi davanti ai maestri svedesi che chiusero con ben 14 medaglie (di cui però una soltanto d’oro). Strepitosa fu la prestazione offerta da Ugo Frigerio, che fece registrare una storica doppietta nella Marcia piazzandosi davanti a tutti sia nella 3 che nella 10 km. I due bronzi furono opera di Valerio Arri nella maratona e di Ernesto Ambrosini nelle 3000 siepi. Negli sport di squadra la medaglia d’oro nel calcio andò al Belgio, che davanti al pubblico amico sconfisse per 2-0 la Cecoslovacchia; nella pallanuoto invece la squadra belga dovette arrendersi alla Gran Bretagna, che nella finalissima sconfisse i padroni di casa con un sofferto 3-2 . Infine nel rugby, nonostante i francesi fossero favoriti, a vincere la finale furono gli Stati Uniti, che batterono proprio la squadra transalpina con un sonoro 8-0.

Quella di Anversa del 1920 fu la prima Olimpiade in cui anche l’Italia si prese una bella fetta di gloria. Oltre alle belle medaglie conquistate nell’atletica leggera, in cui la squadra azzurra svolse un ruolo da comprimario, la disciplina dove l’Italia sbaragliò la concorrenza degli avversari fu la scherma. Il mattatore fu il livornese Nedo Nadi, che già quattro anni prima a Stoccolma riuscì a portare a casa un oro nel fioretto individuale. Ad Anversa dei 6 eventi in programma l’Italia riuscì a vincerne 5, sempre con Nadi protagonista: il fioretto e la sciabola a livello individuale (alla spada non partecipò per un problema intestinale) e tutte e tre le specialità nelle gare a squadra. Altre medaglie importanti arrivarono dall’equitazione, disciplina da sempre “nelle corde” degli italiani. Nel salto ostacoli Tommaso Lequio di Assaba e Alessandro Valerio si spartirono primo e secondo posto nell’individuale, mentre un bronzo arrivò in quello a squadre; altri due terzi posti giunsero nel concorso completo: uno nell’individuale con Ettore Caffaratti e uno in quello a squadre.

Ottima la prestazione della squadra azzurra nel canottaggio, che riuscì a portare a casa un oro e un argento: il primo nel “Due con” grazie al trio composto da Ercole Olgeni, Giovanni Scatturin e Guido De Filip; il secondo nel “Due di Coppia” con Pietro Annoni ed Erminio Dones. Un altro oro arrivò anche nel ciclismo, dove il team azzurro giunse al traguardo prima delle altre nell’inseguimento a squadre. Una curiosità: nella prova di sollevamento pesi, categoria pesi medi, Pietro Bianchi e lo svedese Petterson si classificarono entrambi secondi con 237,5 kg. Anche lo spareggio non poté risolvere la parità, per cui si andò al sorteggio. Per la prima ed unica volta nella storia delle olimpiadi il secondo posto venne quindi assegnato mediante lancio di una moneta: la sorte favorì l’italiano. L’altra medaglia nel sollevamento pesi se l’aggiudicò Filippo Bottino, che salì sul gradino più alto nella categoria pesi massimi. Le ultime tre medaglie tricolore arrivarono nel pugilato e nella ginnastica. Nel pugilato Edoardo Garzena si classificò terzo nella categoria pesi piuma; nella ginnastica invece arrivarono 2 ori, uno nel concorso a squadre e l’altro nel concorso individuale, grazie alla miglior prestazione della disciplina fatta registrare da Giorgio Zampori.

Come in ogni edizione non mancarono gli episodi curiosi: nella partita d’esordio, la squadra italiana di pallanuoto rinunciò a terminare l’incontro a causa della troppo fredda temperatura dell’acqua in piscina; oppure in un’infita partita di tennis fra lo statunitense Lowe e il greco Zerlentis (14-12, 6-8, 5-7, 6-4, 6-4, la regola del tie-break non era stata ancora concepita), i raccattapalle proclamarono un ammutinamento a causa della troppa fame che gli impedì di continuare il loro servizio. Da segnalare la storia del muratore John Brendan Kelly, vincitore di due ori nel canottaggio, uno nel singolo e uno nel doppio. La curiosità? Il giovane Jonh 9 anni dopo metterà alla luce una certa Grace Kelly…

L’Olimpiade di Anversa 1920, nonostante i grossi problemi economici di un paese devastato dalla guerra, riscossero un discreto successo, non tanto dal pubblico quanto fra la critica. La guerra aveva cancellato le speranze di vita e di pace, ma lo sport e lo spirito olimpico trionfarono anche sulla devastazione e sulla morte.

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