LA STORIA DELLE OLIMPIADI,5/Stoccolma 1912

di Carlo Alberto Pazienza

L’esempio inglese di 4 anni prima fu pienamente seguito dagli svedesi, che nel 1912 organizzarono a Stoccolma un Olimpiade senza grandi sbavature, anche se meno sfarzosa della precedente. Dalle gesta del “più grande atleta  del mondo”alla favola della maratona più lunga della storia, vi raccontiamo i fatti dell’ultima olimpiade prima della Grande Guerra.

stoccolma_1912I giochi di Londra 1908 furono quelli che dettero lo slancio definitivo a tutto il movimento olimpico. Nel 1912 le olimpiadi si spostarono in Svezia, più precisamente a Stoccolma, dove il movimento si consacrò in quella perfezione che sarebbe proseguita fino ai giorni nostri. Gli organizzatori svedesi studiarono l’edizione di 4 anni prima con rigore e parsimonia: nulla fu lasciato al caso e vennero preparate le necessarie ed adeguate strutture ad ospitare la manifestazione. Gli svedesi puntarono sul rilancio dei valori olimpici, creando strutture assai lontane dallo sfarzo dell’edizione londinese e si concentrarono maggiormente sulla funzionalità delle gare, tant’è che il programma venne notevolmente sfoltito.

In un primo momento si pensò di escludere tutti gli sport di squadra, ma poi fu preferito adottare una soluzione più soft: se nel ciclismo venne deciso di far disputare una sola gara, ad essere totalmente escluso fu il pugilato, espressamente vietato dalle leggi svedesi. In compenso fu inserito il pentatlon moderno (ideato dal barone De Coubertin), uno sport multidisciplinare in cui gli atleti competevano in cinque differenti specialità: tiro a segno nuoto, scherma, equitazione e corsa. Fra le novità tecniche più importanti ricordiamo quelle del fotofinish e del cronometraggio elettrico, le corsie tracciate con il gesso sulla pista (in modo da evitare la polemica che si accese dopo i 400 metri di Londra 1908) per le gare di corsa, oppure la presenza di una rudimentale gabbia di protezione per il lancio del martello. Gli atleti presenti alle olimpiadi di Stoccolma furono addirittura 2407, di cui 48 donne (ammesse ufficialmente per la prima volta), mentre 28 furono i paesi ospitati, con le importanti novità di Giappone e Russia (la seconda dopo Stoccolma sarebbe tornata alle olimpiadi solo 40 anni dopo)  presenti per la prima volta alla kermesse olimpica.

La leggerezza del programma contribuì a limitare la durata dei giochi, che stavolta durarono “solo” due mesi e mezzo: le Olimpiadi di Stoccolma 1912 presero ufficialmente il via il 5 maggio. La nazione che portò a casa più medaglie fu quella di casa, che chiuse addirittura con 65; gli svedesi superarono di due medaglie gii americani, che però si rifecero salendo più volte degli scandinavi sul gradino più alto del podio (25 a 24). Gli svedesi furono imbattibili nel pentatlon moderno: le prime tre posizioni infatti furono occupate dagli atleti di casa(in ordine Gösta Lilliehöök, Gösta Åsbrink e Georg de Laval) e per vedere una nazione differente nella graduatoria si dovette aspettare la quinta piazza, occupata dall’americano Patton. Come da pronostico però gli atleti statunitensi fecero la parte del leone nell’atletica leggera, portando a casa ben 41 medaglie (di cui 16 d’oro) contro le 15 della Svezia e le 13 della Finlandia. Tutto americano fu il podio dei 100 metri, mentre in quello dei 200 fu il britannico William Applegarth a piazzarsi al terzo posto dopo Ralph Craig ( vincitore in entrambe le gare) e Donald Lippincott (3° nei 100 e 2° nei 200).

Dopo la tripletta di Londra, Melvin Sheppard riuscì a ripetersi soltanto nella staffetta 4×400, mentre dovette accontentarsi della medaglia d’argento negli 800 finendo dietro giovane connazionale Ted Meredith. Un altro atleta americano, George Horine, fu  protagonista nel salto in alto: non tanto il piazzamento finale, un onesto terzo posto dietro al connazionale Richards e al tedesco Liesche, quanto per aver proposto un suo stile innovativo, il ventrale, che sarà adottato fino all’avvento del Fosbury negli anni ’60. Ma il vero eroe di Stoccolma 1912 fu James “Jim” Thorpe, vincitore del Penthatlon e del Decatholn. Non si hanno notizie certe sulla data e sul luogo di nascita, ma critiche recenti ha ipotizzato che questo ragazzone nacque nel 1887 in una riserva indiana vicino a Prague, una cittadina dell’Oklahoma. Wa-Tho-Huk (questo il suo nome indiano) sin da ragazzo mostrò una indole sportiva, tant’è che oltre all’atletica leggera praticò baseball, lacrosse e il football americano, sport che gli dette la maggior fama. Thorpe era un atleta completo capace di esprimersi ad altissimi livelli indistintamente sia nella velocità, che nei salti o nei lanci.

Vinse agilmente i trials orientali in tre specialità diverse, e fu convocato nella squadra di pentathlon che avrebbe partecipato ai giochi di Stoccolma. Per la squadra di decathlon invece, visti i pochi candidati, non ci fu nemmeno bisogno delle selezioni. A Stoccolma Thorpe strabiliò tutti, vincendo con grande margine sia il pentathlon che il decathlon, facendo registrare performance che gli avrebbero permesso di qualificarsi per le finali olimpiche di quasi tutte le specialità. La sua immensa bravura colpì anche il re di Svezia Gustavo V, che volle premiarlo personalmente confessandogli nel momento in cui gli consegnò la medaglia d’oro tutta la sua stima con un “lei è il più grande atleta del mondo“.  Dopo essere stato acclamato dalla critica americana ed internazionale, iniziò, proprio dopo la fine delle olimpiadi, il dramma della sua vicenda. Verso la fine di gennaio del 1913 i giornali americani riportarono la notizia che Thorpe aveva giocato in una squadra semi-professionistica di baseball e che aveva ricevuto un piccolo compenso in denaro. Al pubblico il passato di Thorpe interessò il giusto, mentre l’Amateur Athletic Union (AAU) prese la cosa molto sul serio e dopo aver esaminato attentamente il caso riuscì a far revocare con effetto retroattivo lo status da dilettante di Thorpe, chiedendo al CIO di fare lo stesso. Quello stesso anno il CIO decise all’unanimità di privare Jim Thorpe dei titoli olimpici e delle medaglie dichiarandolo professionista.  I riconoscimenti che gli furono sottratti per aver giocato a baseball da professionista, gli vennero restituiti postumi dal CIO solo nel 1983.

Un’altra delle stelle di Stoccolma 1912 fu il finlandese Juho Pietari “Hannes” Kolehmainen, che in quell’edizione dei giochi riuscì a mettersi al collo addirittura 4 medaglie, tutte nel fondo. Kolehmainen infatti vinse i 5000 metri, i 1000 e il cross individuale e arrivò secondo in quello a squadre. C’è da dire però che il campione finlandese nei 5000 vinse con un po’ di fortuna. Il favorito infatti era il francese Jean Bouin, capace di siglare in semifinale il nuovo record mondiale; il transalpino però ebbe la sfortuna di essere coinvolto casualmente in una rissa la sera prima della finale; Bouin passò così la notte in cella e durante la finale, dopo una gara d’attacco, dovette cedere al rivale finlandese proprio nei metri conclusivi. Svezia, Stati Uniti e Finlandia dominarono le gare di atletica, lasciando soltanto le briciole agl’altri paesi;  una di queste venne raccolta dal nostro Fernando Altimani, capace di conquistarsi la medaglia di bronzo nella marcia 10 km.

Per l’ennesima volta fu la maratona a destare clamore, che si macchiò di un episodio tragico. A trionfare fu il sudafricano McArthur che, anticipando il connazionale Gitsham, riuscì a prendersi una bella rivincita per non essere stato convocato 4 anni prima. La gara si svolse in pieno pomeriggio, con un sole cocente ed un caldo torrido inusuale per la Svezia. Intorno al 30° km il portoghese Lazaro crollò a terra per la fatica e la disidratazione: fu il primo decesso nella storia di una gara olimpica. Ha davvero dell’incredibile la storia di Shizo Kanakuri, primo atleta giapponese a prendere parte ad una maratona olimpica. La sua avventura olimpica fu resa possibile grazie ad una colletta organizzata dall’università in cui studiava: arrivò a Stoccolma dopo 18 giorni di viaggio e si presentò il 14 luglio alla partenza della maratona. Shizo mantenne un ritmo sostenuto sin dalla partenza e per diversi chilometri riuscì a tenere testa ai corridori in cima alla corsa. Intorno al 30° km l’atleta nipponico si fermò per bere un succo offerto da uno spettatore; Il caldo e la spossatezza gli consigliarono di accettare l’invito di riposarsi all’interno di casa.

Appena seduto però, Shizo crollò in un sogno profondo e al suo risveglio la gara era finita da un pezzo.  Alla fine fu dichiarato scomparso e mentre Kanakuri stava rientrando in Giappone, in Svezia non si ebbero più sue notizie. Il suo nome però rimase impresso nella mente degli svedesi e nel 1962 un giornalista fu mandato in Giappone per scoprire che fine avesse fatto. Ovviamente vene individuato e nel 1967, in occasione del 55° anniversario dei Giochi Olimpici, fu invitato a ultimare la corsa che aveva interrotto 55 anni prima. Ormai 66enne, l’ex atleta nipponico si rimise a correre tagliando il traguardo con l’irrepetibile record di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi.

Assieme all’atletica anche il nuoto ebbe un notevole risalto, con circa 300 atleti impegnati nelle nove gare in programma, 7 maschili e due femminili. La nazione più medagliata fu la Germania, che portò a casa ben 7 medaglie di cui due d’oro (che finirono al collo di Walther Bathe, campione nei 200 e nei 400 rana) tre d’argento e 2 di bronzo. L’hawayano Duke Paoa Kahanamoku regalò agli Stati Uniti la medaglia dei 100 metri stile libero, abbassando ogni volta che si tuffava in acqua primati olimpici e mondiali. Il canadese George Hodgson  vinse i 400 e i 1500 stile libero, mentre fu la squadra Australiana (Australasia) a vincere la staffetta 4×200 stile libero.

Ma la disciplina che constò il maggior numero di partecipanti fu la ginnastica, dove 1.200 atleti gareggiarono dando dimostrazione di grande abilità. E con immenso orgoglio possiamo affermare che la nazione più medagliata fu proprio l’Italia, che portò a casa 3 delle 12 medaglie in palio. I due ori conquistati andarono uno ad Alberto Braglia (bravissimo a ripetersi dopo Londra) nel concorso individuale; l’altro al gruppo partecipante al concorso a squadre. Adolfo Tunesi si piazzò terzo anch’egli nel concorso a individuale.

I Giochi di Stoccolma si chiusero il 27 luglio. La perfetta organizzazione, l’adeguatezza delle strutture e la mancanza di aspre polemiche furono motivo di gioia e soddisfazione per il barone De Coubertin. Tutto lasciava presagire ad un’ altrettanto ineccepibile edizione successiva, ma al posto dei Giochi Olimpici di Berlino 1916, andarono in scena le Olimpiadi della morte: la Prima Guerra Mondiale.

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