LA STORIA DELLE OLIMPIADI, 9/ Los Angeles 1932

Così come successe per i francesi nell’edizione di Parigi 1924, anche gli americani avevano voglia di riscatto. (Anche per l’assenza di candidate avversarie) le olimpiadi del 1932 vennero assegnate a Los Angeles, “la città degli angeli”, metropoli e capitale del cinema mondiale. Proprio come i transalpini gli organizzatori a stelle e strisce non lasciarono nulla al caso, organizzando una manifestazione praticamente perfetta. Ma oltre ad essere i giochi del riscatto americano dopo la debacle di St. Louis del 1904, Los Angeles 1932 resterà nella storia per aver fatto registrare all’Italia una delle migliori prestazioni sportive di sempre.

di Carlo Alberto Pazienza

LOS_32Dopo anni e anni di tentativi andati a vuoto Los Angeles riuscì finalmente ad ottenere la tanto agognata assegnazione dei giochi olimpici. La volta buona fu quella in occasione dell’edizione nel 1932, anche (e soprattutto) perché nessun altra città si candidò per ospitare la manifestazione. Gli americani in ogni caso vollero fortemente la possibilità di organizzare i giochi: un po’per riscattare la fallimentare edizione del 1904 organizzata a St. Louis, e un po’ per far dimenticare a tutto il popolo a stelle e strisce il periodo di grave crisi economica degli anni ’30, che ancora si trascinava dietro gli strascichi di quel giovedì 24 settembre 1929, meglio conosciuto come il “giovedì nero” dell’economia mondiale.

Nonostante le difficoltà finanziare, gli americani misero comunque in piedi una macchina organizzativa celere e funzionante. Tanto per cominciare venne ristrutturato il Memorial Coliseum, impianto con una capacità di oltre 100.000 persone, adibito per ospitare tutte le gare di atletica; e poi venne allestito un nuovissimo villaggio olimpico, composto da 550 villini e munito di impianti per gli allenamenti, cinema e ospedale, in cui alloggiarono atleti, allenatori e accompagnatori. Solo uomini però, perché le 127 donne che parteciparono a Los Angeles ’32 vennero sistemate in albergo. La nota negativa di quell’edizione però fu la scarsa partecipazione rispetto alle precedenti edizioni.

Furono infatti soltanto 1332 gli atleti chiamati a giocarsi i giochi Olimpici del 1932: un po’ per le nuove regole del Cio che imposero la presenza massima di 3 partecipanti per nazione per ogni disciplina; un po’ perché non tutti gli atleti invitati erano in grado di sostenere le ingenti spese economiche per attraversare l’atlantico e raggiungere il ‘Vecchio West’.Basti pensare che, ad esempio, il Comitato olimpico del Brasile, i cui atleti giunsero in California dopo un lungo viaggio via mare, si vide costretto a finanziare la spedizione dotando i suoi di 50.000 sacchi di caffè e solo il ricavato della vendita nei vari porti toccati lungo il viaggio avrebbe potuto sovvenzionare la spedizione. Purtroppo però solo alcuni atleti poterono permettersi di sbarcare a Los Angeles, mentre gli altri furono costretti a restare sulla nave per tutta la durata delle Olimpiadi. Durata che per la prima volta nella storia fu conforme ai 14 giorni adottati tutt’oggi(30 luglio – 14 agosto); oltre a questa novità furono introdotte nuove discipline, come ad esempio i 50 Km di marcia e il lancio del giavellotto. Il calcio venne escluso dal programma: la lontananza da un gioco prettamente europeo e lo scarso interesse che il pubblico americano nutriva nei confronti di esso, consigliarono i programmatori a farne a meno per l’edizione americana dei giochi (il calcio riapparse poi nel programma appena 4 anni dopo). Infine venne collaudato l’utilizzo di nuovi strumenti a disposizione dei giudici di gara, come il fotofinish e il calcolo dei centesimi di secondo, e per la prima volta la premiazione avvenne sul podio con l’esecuzione degli inni nazionali e l’alzabandiera.

Per l’ennesima volta a dominare i giochi furono gli americani. L’edizione casalinga impose agli atleti statunitensi di mantenere alta la bandiera a stelle e strisce, ma i padroni di casa non si limarono a vincere il medagliere, bensì a stravincerlo: 41 ori, 32 argenti e 30 bronzi per un totale di 103 medaglie. Le avversarie non si avvicinarono minimante, tant’è che la seconda classificata si fermò a poco più di un terzo delle medaglie ottenute dai padroni di casa. E un po’ a sorpresa e contro tutti i favori del pronostico, a posizionarsi sul secondo gradino del podio fu la nostra Italia, che proprio nel ’32 festeggiava il primo decennale del regime fascista, iniziato con la celebre Marcia su Roma nell’ottobre del ’22. Le Olimpiadi rientravano nel pienamente nel progetto di fascistizzazione del costume e della cultura attuato da Mussolini e infatti il Duce mandò in California gli atleti azzurri con il solo obiettivo di tenere alto l’onore del Paese italiano.

La delusione olandese fu assorbita e gli azzurri compirono una vera e propria impresa: battuti solo dagli americani, riuscirono infatti a portare a casa ben 36 medaglie (12 per ogni metallo). La terza piazza spettò alla Francia (19 medaglie totali), seguita da Svezia (23, ma con un oro in meno dei francesi), Giappone (18) e Ungheria (15). Le vere delusioni furono quelle di Finlandia, Regno Unito e Germania, autentiche mattatrici dell’edizione olandese di 4 anni prima e relegate a semplici comprimarie nella prima edizione dei giochi degli anni ’30. Nell’atletica i padroni di casa dominarono un po’ in tutte le discipline, dalla velocità ai salti passando anche per i lanci. Eddie Tolan fece la doppietta vincendo sia i 100 che i 200 metri piani; William Carr vinse i 400, mentre George Saling trionfò nei 110 metri ostacoli. Nel fondo e nel mezzo fondo rimase ancora qualche piccola traccia dei maestri finlandesi, visto che Lauri Lehtinen vinse i 5000m e Volmari Iso-Hollo le 3000 siepi. Per quanto riguardo i salti William Miller ed Edward Gordon si spartirono rispettivamente asta e lungo, nel salto triplo trionfò il giapponese Chuhei Nambu, mentre  il canadese Duncan McNaughton vinse la medaglia d’oro nel salto in alto. Nei lanci invece d’oro le medaglie del getto del peso per Leo Sexton e nel lancio del disco per John Anderson ; la vittoria nel lancio del martello fu dell’irlandese Patrick O’Callaghan, mentre quella del giavellotto del finlandese Matti Järvinen.

La squadra americana trionfò anche in entrambe le staffette (sia la 4×100 che la 4×400) e sempre americana fu la medaglia d’oro nel decathlon conseguita da James Bausch. Da sottolineare anche le tre medaglie azzurre nell’atletica: la prima, quella del metallo dal colore più pregiato, finì al collo di Luigi Beccali, vincitore dei 1500 metri; la seconda e la terza furono invece due bronzi: una conquistata da Ugo Frigerio nella marcia 50km; l’altra grazie alla magnifica prova nella staffetta veloce con Castelli, Maregatti, Salviati e Toetti. I padroni di casa fecero incetta di medaglie anche nell’atletica femminile, vincendo gli 80metri ostacoli, il salto in alto, il lancio del disco, i lancio del giavellotto e la staffetta 4×100. Fu la polacca Stanis?awa Walasiewicz a rovinare l’en plein degli statunitensi, vincendo i 100metri piani davanti a  Hilda Strike (Canada) e Wilhelmina von Bremen (Stati Uniti).

Se gli americani non ebbero rivali in pista, in piscina trovarono invece nel Giappone un degno avversario. Degli 11 eventi in palio 5 finirono nelle tasche dei giapponesi e 5 in quelle dei padroni di casa. I nipponici conquistarono i 100 e i 1500m stile libero (Yasuji Miyazaki e Kusuo Kitamura), i 100 metri dorso (podio interamente orientale vinto da Masaji Kiyokawa), i 200m rana (Yoshiyuki Tsuruta) e la staffetta 4×200 stile libero maschile. Gli americani invece trionfarono nei 100m stile libero femminili con Helene Madison, nei 400m stile libero maschili e femminili con Buster Crabbe e ancora con la Madison, nei 100m dorso con Eleanor Holm e nella staffetta 4×100 femminile. L’ultima medaglia in palio, quella dei 200m rana, fu vinta dall’australiana Clare Dennis. Gli appassionati di cinema si ricorderanno certamente che come il suo illustre predecessore Weismuller, anche Crabbe passerà ad Hollywood come Tarzan ma anche come Flash Gordon.

Come detto la spedizione azzurra a Los Angeles si rivelò davvero trionfale. Oltre alle imprese sopra enunciate nell’atletica, gli sport tradizionalmente forti non delusero le aspettative, primo fra tutti la scherma. La pattuglia azzurra, guidata dal maestro Nedo Nadi in veste di CT (scelto da Mussolini in persona) conquistò una sequenza straordinaria di 8 medaglie. Le gare a squadre videro gli azzurri sempre sul secondo gradino del podio, in tutte e tre le armi, mentre nelle individuali praticamente non ci fu storia. La spada andò a Giancarlo Cornaggia Medici con Carlo Agostoni bronzo;  stesso discorso per il fioretto con Gustavo Marzi all’oro e Giulio Gaudini al bronzo (quest’ultimo secondo classificato anche nella sciabola). Trionfale fu anche la spedizione dei nostri ginnasti, capaci di portare ai massimi onori uno dei grandi di questo sport, Romeo Neri. Il campione romagnolo ripeté le imprese già compiute da Braglia e Zampori portando via dalla California 3 medaglie d’oro: parallele, concorso generale individuale e a squadre. Anche gli altri componenti della squadra però non furono da meno: Savino Guglielmetti vinse l’oro nel volteggio, argento per Omero Bonoli nel cavallo con maniglie e bronzi di Giovanni Lattuada agli anelli e Mario Lertora al corpo libero. Un altro sport che regalò medaglie in successione fu, come da tradizione, il ciclismo.

Il quartetto dell’inseguimento confermò il titolo italiano per la quarta volta di fila: i protagonisti di Los Angeles stavolta furono Cimatti, Pedretti, Ghilardi e Borsari. Da ricordare anche la grande prestazione di Attilio Pavesi, medaglia d’oro nella 100 km a cronometro davanti al connazionale Guglielmo Segato. La stessa gara assegnò anche il titolo a squadre, anch’essa vinta dagli azzurri: fondamentale qui fu anche il ruolo di Giuseppe Olmo, giunto 4° in quella individuale dietro Bernhard Britz. A completare il bottino del ciclismo ricordiamo il bronzo nella velocità su pista di Bruno Pellizzari. Oltre a queste imprese è giusto menzionare la medaglia d’oro di Renzo Morigi nel tiro a segno con Matteucci 3° e quella di Giovanni Gozzi  nella lotta greco-romana, categoria piuma. Il canottaggio portò in dote agli azzurri altre tre medaglie: gli argenti del 4 con e dell’8 e il bronzo del 4 senza;  il pugilato si fermò stavolta a 2 argenti con Gino Rossi (mediomassimi) e Luigi Rovati (massimi); la lotta greco-romana, oltre all’oro di Golzi, regalò l’argento a Marcello Nizzola (gallo) e i bronzi di Ercole Gallegati (welter) e Mario Gruppioni (mediomassimi). Unica nota negativa della spedizione italiana a Los Angeles il folle gesto di Nizzola al termine della propria prova. L’italiano, appena sconfitto in finale dal tedesco Brendel, tentò di accoltellare l’avversario negli spogliatoi. Nizzola venne tempestivamente fermato e  il campione tedesco salvò pelle e medaglia.  A parte questo episodio, della spedizione azzurra resta un successo clamoroso, forse irripetibile, col secondo posto nel medagliere generale.

Le Olimpiadi 1932 furono un grandissimo successo: in quei giorni colonne interminabili di automobili si ammassavano lungo le strade che conducevano a Los Angeles. Le gare olimpiche si svolsero in un’atmosfera idillica e distesa, con atleti e spettatori che mandavano il pensiero oltre la crisi dando uno sguardo allo sviluppo economico che negli Stati Uniti stava già prendendo il via. Inoltre il movimento turistico portò alla città di Los Angeles e dintorni una cosa come 60 milioni di dollari, che si aggiunsero ai 483 milioni di dollari incassati dagli organizzatori della manifestazione.

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