LA STORIA DELLE OLIMPIADI, 7/Parigi 1924.

Per l’edizione del 1924 il Barone de Coubertin chiese esplicitamente di far organizzare l’ottava Olimpiade a casa sua, in Francia, un po’ per riscattare la brutta figura del 1900, un po’ per salutare alla sua maniera la fine della sua avventura ai vertici del Comitato Olimpico. La seconda volta di Parigi fu un successo, così come fu un successo la spedizione americana, che tornò dalla capitale francese con un bottino di 99 medaglie, fra le quali brillava quella del primo Tarzan della storia del cinema.

di Carlo Alberto Pazienza

Parigi_1924Negli anni ’20 i giochi Olimpici si consacrarono definitivamente a grande realtà internazionale, essendo diventati un quadriennale appuntamento di grande prestigio e spessore a livello sportivo. Le olimpiadi del 1924 furono le ultime ad essere organizzate sotto la presidenza del barone de Coubertin, giunto ormai alla fine della sua avventura ai vertici del Cio anche per problemi di salute. “L’ultimo desiderio” del Barone era quello di riportare la kermesse olimpica a Parigi per l’edizione del 1924 e durante il congresso del 1921 tenutosi a Losanna de Coubertin non fece mistero del suo volere: la commissione decise di accontentarlo, un po’ per riscattare la capitale francese dopo la debacle del 1900; un po’ per rendere omaggio allo stesso de Coubertin e alla patria del fondatore delle olimpiadi moderne. A pochi mesi dall’inizio dell’olimpiade i ritardi nella costruzione delle strutture fecero pensare al barone di spostare tutto a Los Angeles per evitare alla capitale francese un’altra figuraccia come quella del 1900.

Fortunatamente per lui (e per Parigi) tutto si aggiustò grazie all’intervento della Federazione francese di atletica, che decise di investire ingenti somme di denaro per permettere la costruzione di uno stadio da 60.000 posti a Colombes, una piscina da 50 metri e un semplice villaggio olimpico. Il programma venne ridotto a 128 titoli in palio, ma questo non evitò all’evento di protrarsi per quasi tre mesi. Purtroppo poi la politica si mise ancora di mezzo e così la Germania, a causa di forti contrasti con la Francia(in segno di protesta contro l’occupazione della regione della Ruhr), rifiutò di partecipare. A Parigi 1924 non partecipò neanche la Russia, ancora alle prese con una difficile situazione interna legata alla morte di Lenin; l’Irlanda prese parte per la prima volta ad un edizione olimpica dei giochi come stato indipendente, così come fecero diverse rappresentative giunte da sud America, Asia e africa.

La cerimonia d’apertura si tenne  il 4 maggio 1924 allo Stadio Olimpico di Colombes. Gi sport in programma erano 20, le nazioni in gara 44 egli atleti partecipanti 3089, di cui 135 di sesso femminile. Inutile dire che furono ancora gli americani a stra vincere la classifica delle medaglie, portandosene a casa la bellezza di 99, di cui 45 ori, 27 argenti e altrettanti bronzi; subito dietro si posizionò la sorprendente Finlandia, che conquistò si una medaglia in meno della Francia terza classificata (37 a 38) ma che rispetto ai francesi collezionò un oro in più. Il quarto posto fu tutto per le 34 medaglie della Gran Bretagna, mentre il 5° spettò all’Italia.

La squadra azzurra chiuse l’edizione parigina con sole 16 medaglie, ma gli 8 ori conquistati le permisero di superare nel medagliere Svizzera e Svezia, che, seppur con più medaglie totali (25 e 29) fecero peggio degli azzurri nel computo delle medaglie dal colore più pregiato (7 e 4). Il fatto che gli atleti americani fecero incetta di medaglie sopratutto nell’atletica, specialità dove conquistarono un terzo dei podi totali (32 su 99) con 12 ori, 10 argenti e 10 bronzi, non fu certo una sorprendente novità. Stranamente però non fu la velocità la disciplina dove gli statunitensi fecero la differenza. La maggior parte delle medaglie d’oro per loro  arrivarono nei lanci e nei salti: peso e disco finirono al collo di Clarence Houser; quella del martello invece se l’aggiudicò Frederic Tootel; stessa cosa successe nei salti, dove Hosborn finì primo classificato nell’alto, Barnes in quello con l’asta e DeHart Hubbard vinse la medaglia d’oro nel salto in lungo. Le uniche gare di velocità che vennero vinte dagli atleti americani furono i 200 (con Scholz primo e Paddock secondo), i 110 e i 400 ostacoli (rispettivamente vinte da Kinsley e Taylor) e le due gare di staffetta (sia la 4×100 che la 4×400). Le Olimpiade di Parigi 1924 però verranno ricordate sopratutto per la consacrazione di uno nuovo fuoriclasse nel fondo e nel mezzo fondo: il finlandese Paavo Nurmi.

La sua glaciale freddezza e la sua sovraumana costanza, gli permettevano di tenere ritmi pazzeschi nel corso delle gare, demolendo gli avversari e spazzando via record su record. A Parigi Nurmi fece bottino pieno nelle campestri, oro individuale e a squadre; poi il 10 luglio fu il giorno storico della doppietta 5000-1500, vinti ad un’ora di distanza l’una dall’altra. Un paio di giorni furono sono suoi i 3000 a squadre, che gli consegnarono l’ottava medaglia d’oro in due Olimpiadi. Per le concomitanze del programma non poté partecipare ai 10000, che invece andarono al connazionale Villie Ritola, già battuto da Nurmi nei 5000. I finlandesi però non furono rappresentati solo dal grande Paavo Nurmi: oltre ai 10000 Ritola conquistò anche l’oro nei 3000 siepi, seguito dall’argento di Katz; Myyrä si aggiudicò il lancio del giavellotto e Lehtonen vinse la medaglia d’oro nel Penthatlon. Infine finlandese fu anche l’oro nella maratona, vinta da Albin Stenroos al suo primo ed ultimo oro olimpico della carriera.

Bene fecero anche gli inglesi, che sbaragliarono la concorrenza nelle gare di velocità: i 100 metri piani andarono a Harold Abrahams, i 400 a Eric Liddell e gli 800 a Douglas Lowe. I nomi di Liddell e di Abrahams non diranno molto ai più, ma gli esperti di cinema si ricorderanno che la loro storia è diventata celebre per essere stata raccontata dal regista Hugh Hudson nel film Momenti di Gloria. Dopo i Giochi Abrahams lascierà l’attività agonistica per un incidente, mentre Liddell, vent’anni dopo, morirà in un campo di concentramento giapponese dopo essere stato missionario in Cina. Prima di concludere la parentesi sull’atletica è giusto dare merito alle 2 medaglie azzurre, un oro e un argento, che mantennero la media delle precedenti edizioni. Sul gradino più alto del podio ci finì ancora Ugo Frigerio, che dopo la doppietta di Anversa si ripeté con l’oro nella marcia 10km; la medaglia d’argento invece sul petto di Romeo Bertini, che con un vera e propria impresa riuscì a giungere secondo nella maratona dietro al finlandese Stenroos. Senza precedenti fu la prestazione della stuarda a stelle e strisce nel nuoto. Degli 11 eventi in palio addirittura 9 furono vinti dagli americani: 100m e 400m stile libero maschili e femminili, 100m dorso maschili e femminili, i 200m rana e le due staffette.

Il protagonista, che si rivelò uno dei campioni più grandi della storia di questo sport, fu Johnny Weismuller, che finita la carriera sportiva si dette al cinema per interpretare il ruolo di Tarzan. Nei 100 stile libero Weismuller se la dovette vedere col connazionale Duke Paoa Kahanamoku, l’hawaiano già vincitore nel 1912 e nel 1920. Weismuller cancellò l’avversario siglando il primo tempo olimpico sotto il minuto e poi fece doppietta nei 400 stile libero battendo lo svedese Arne Borg; infine prese per mano la squadra trascinandola all’oro nella staffetta 4×200  davanti all’Australia. Come se non bastasse Weismuller fece anche parte della squadra di pallanuoto, ma qui dovette “accontentarsi” della medaglia di bronzo. Se Stati Uniti e Finlandia strabiliarono per la grande quantità e l’alta qualità di medaglie conquistate, i francesi, nonostante le 38 medaglie complessive, delusero un po’ le aspettative, sopratutto in alcune discipline dove sembravano favoritissimi. Nel tennis, ad esempio, dove i francesi  presentarono Borotra, Cochet, Lacoste e Brugnon, i quattro moschettieri vincitori di tante Coppe Davis, i padroni di casa si dovettero accontentare di 3 argenti e un bronzo.

Il trionfo su ancora di marca statunitense: nel singolo, dove Richards piegò la resistenza di Cochet, e  nel doppio, dove la coppia Cochet e Brugnon non bastò per sconfiggere il duo americano composto da Richards e Hunter. Anche nel torneo di rugby, all’ultimare presenza olimpica, la Francia si presentò alla finale con l’oro già quasi in tasca, ma prendendo sotto gamba gli avversari americani finì sconfitta con un umiliante 18-3, con il finale che si trasformò in una gigantesca rissa che coinvolse giocatori, forze dell’ordine e pubblico. Per quanto riguarda gli sport di squadra nel calcio trionfò una giovane formazione sudamericana destinata a vincere anche il primo mondiale di calcio della storia disputato nel 1930: l’Uruguay, che ebbe la meglio sull’accreditatissima Svizzera in una finale senza storia dominata dalla squadra in maglia celeste che vinse 3-0. Medesimo risultato quello col quale i padroni di casa abbatterono i vicini del Belgio nella finale della pallanuoto.

L’Italia non riuscì a ripetere l’expoit di 4 anni prima con 23 medaglie conquistate, ma fece comunque un’ottima figura portando a casa 8 ori, 3 argenti e 5 bronzi. La partecipazione fu corposa, ben 200 atleti, ma in più di un occasione le gare si conclusero con episodi particolari che rivelarono come l’avvento del fascismo fosse poco ben visto all’estero. Un po’ a sorpresa e andando contro le tradizione nostrane, il maggior numero di ori la squadra italiana lì conquistò nel sollevamento pesi: uno con Pierino Gabetti (piuma), uno con Carlo Galimberti (medi) e l’ultimo con Giuseppe Tonani (massimi). Nel ciclismo arrivò l’oro nell’inseguimento a squadre, composto dal quartetto Martino, Dinale, Menegazzi, Zucchetti. La ginnastica portò per l’ennesima volta un ottimo bottino, con l’oro del concorso a squadre e quello di Francesco Martino agli anelli, oltre al bronzo dell’eterno Giorgio Zampori alle parallele.

Nel canottaggio arrivarono due medaglie, una d’argento nel due con (Olgeni, Scatturin e Sopracordevole) e l’altra di bronzo per la squadra dell’otto con. Due le medaglie che arrivarono nell’equitazione, una d’argento per Tommaso Lequio nel salto ad ostacoli individuale e una di bronzo nel concorso completo a squadre. Da segnalare anche la medaglia nel tennis di Umberto Luigi de Morpurgo, terzo classificato nel singolare maschile. E la scherma? Dopo il dominio di Nadi ad Anversa, che dopo il 1920 passò al professionismo, gli azzurri si presentarono a Parigi ancora con una squadra fortissima, ma dovettero accontentarsi dell’oro della sciabola a squadre e del bronzo della spada, ancora a squadre.

Alcuni fra gli aneddoti più curiosi di Parigi 1924 riguardano il torneo di calcio. L’Uruguay divenne la prima squadra Sudamericana a giungere in Europa per disputare il torneo calcistico. Il  primo incontro per la squadra celeste era previsto contro la forte Jugoslavia, che non fidandosi della sua presunta superiorità, mandò degli osservatori per valutare la squadra concorrente. Gli uruguagi se ne accorsero e si allenarono commettendo errori clamorosi, tirando il pallone in direzioni improbabili, calciando il terreno e addirittura scontrandosi fra loro. Le spie slave tornarono soddisfatte nel ritiro della squadra, riferendo la comicità e la tenerezza di questi “stranieri” che “tentavano” di giocare a calcio. Allo stadio vi fu un tiepido afflusso di spettatori, la bandiera uruguagia venne fissata capovolta e non venne nemmeno intonato il loro inno ufficiale.

Nel pomeriggio dell’incontro l’Uruguay vinse 7 a 0, per poi divenire campione olimpico nella finale di qualche settimana più tardi. L’Italia venne eliminata nei quarti di finale dagli svizzeri per 2-1, ma della partecipazione azzurra resta soprattutto una gustosissima scenetta nella seconda gara, quella col Lussemburgo, vinta dall’Italia 2-0. Il nostro Virginio Levratto con un tiro potente colpì al volto il portiere avversario Bausch, che stordito e con una ferita alla lingua fu costretto a lasciare il campo per alcuni minuti. Tornato in porta, Bausch si ritrovò subito lo stesso Levratto pronto a calciare a rete: impaurito, abbandonò la porta coprendosi la faccia con le mani, Levratto scoppiò a ridere e finì per tirare il pallone fuori. Anche l’atletica regalò episodi tecnicamente curiosi: nel salto in lungo i selezionatori americani lasciano fuori Robert Lucien Le Gendre dirottandolo sul pentathlon.

Le Grende finì solo con un bronzo, ma nella prova del lungo fece registrare il record del mondo a 7,765, superando di 32 cm l’oro del salto in lungo di De Hart Hubbard che segnò 7,445.  Da ricordare infine anche la decisione presa dal velocista scozzese Eric Liddell, che non gareggiò nella gara dei 100 metri, in programma la domenica, per rispettare il giorno di Dio. Chi ne beneficiò fu il corridore britannico Harold Abrahams, che si fece troppi problemi a correre vincendo la medaglia d’oro.

Le Olimpiadi si chiusero il 27 luglio: furono le ultime sotto la guida di De Coubertin, che avrebbe lasciato il timone nel ’25 al belga Henry de Ballet Latour e furono anche quelle che riscattarono la capitale Parigina dopo la buffonata messa in scena 24 anni prima. L’edizione successiva si sarebbe spostata solo di qualche centinaia di chilometri, finendo nella capitale olandese Amsterdam.

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