LA STORIA DELLE OLIMPIADI, 4/Londra 1908

di Carlo Alberto Pazienza

A St. Louis la storia si ripeté in modo indecente: l’Esposizione tarpò le ali all’espansione del movimento olimpico, mettendone addirittura a serio repentaglio l’esistenza. Olimpiadi di Londra 1908l’edizione inglese dei giochi fu un successo: organizzazione perfetta, strutture adeguate e grande seguito. Stavolta dominarono gli inglesi, ma a far parlare di sé per la prima volta fu un italiano…

Londra_1908Così come quella di Parigi del 1900, l’edizione dei giochi olimpici disputata a St. Luois fu un vero fallimento. Urgeva riscattare l’organizzazione e far tornare a splendere lo smalto di una competizione che in 8 anni aveva perso tutto il suo bagliore. Durante il congresso del 1901 il rappresentate tedesco presentò al CIO la candidatura di Berlino per ospitare le Olimpiadi del 1908; nel marzo di tre anni dopo invece fu la Federazione Ginnastica Italiana a farsi avanti candidando Roma come sede principale. Nel 1904, durante una riunione del CIO tenutasi a Londra, il comitato tedesco, comunicando di non aver ricevuto l’appoggio in patria, decise di ritirare la candidatura: i giochi del 1908 vennero dunque assegnati a Roma.

Nei mesi successivi il comitato organizzatore romano cessò la sua esistenza; l’eruzione del Vesuvio del 1906 e la profonda crisi economica in cui versava il governo Giolitti fecero il resto: l’Italia dovette rinunciare all’organizzazione delle olimpiadi. Quasi dal niente la BOA (British Olympic Association) si fece avanti offrendosi di organizzare i giochi;  il 24 novembre 1906 la stessa associazione sportiva britannica emise un comunicato stampa in cui dichiarava al mondo che le olimpiadi del 1908 si sarebbero svolte a Londra. Gli inglesi ovviamente non lasciarono nulla al caso: cinque giorni prima dell’annuncio ufficiale i vertici della BOA nominarono Lord Desborough presidente del comitato organizzatore: vennero formate 5 commissioni, dedicate rispettivamente alle finanze, al programma, alla sistemazione degli atleti, ai rapporti con la stampa e all’organizzazione generale.

Vennero selezionate 25 discipline (poi ridotte a 22) e siccome per molte di queste non esisteva una federazione internazionale, si decise di applicare il regolamento previsto dalle rispettive federazioni britanniche. Nell’estate del 1908 a Londra venne organizzata l’Esposizione franco-britannica, una fiera internazionale che aveva come scopo rafforzare l’Entente cordiale stipulato fra Francia e Gran Bretagna 4 anni prima. A differenza delle due presedenti edizioni però si decise di dare maggior spazio all’evento sportivo, incentrando in due settimane nel mese di luglio gran parte delle gare olimpiche. Proprio per dare ancora più slancio ed importanza a queste manifestazioni venne costruito un nuovo impianto: il White City Stadium. I

lavori per la costruzione dello stadio iniziarono il 31 luglio 1907 e proseguirono per circa nove mesi. I costi di costruzione, che si aggirarono intorno alle 44.000 sterline, furono completamente a carico della direzione dell’esposizione;  la BOA si fece invece carico dei costi delle gare sportive. L’esposizione iniziò il 14 maggio e lo stesso giorno il Re Giorgio V, Principe di Galles, entrò  nello stadio e lo dichiarò completato. Il White City Stadium aveva 66.288 posti a sedere, 20.000 dei quali erano coperti. Era provvisto di pista di ciclismo in cemento, della pista di atletica con un anello lungo un terzo di un miglio, delle pedane per i lanci e i salti, di un campo per gli sport di squadra e di una piscina con la piattaforma per i tuffi. Questo stadio fu sede praticamente di tutti gli sport, escluse ovviamente le gare di canottaggio, la cui sede principale non poté che essere il Tamigi, e le gare di vela e quelle con le barche a motore, che si disputarono nei Firth of Clyde sulla costa scozzese le prime, nel Southampton Water le seconde.

La grande novità delle olimpiadi di Londra, fu l’inserimento nel programma di una lunga serie di gare che si svolsero al di fuori delle due settimane di luglio. Accanto a questi giochi propriamente detti “estivi” da fine aprile a metà giugno ebbero luogo i “giochi primaverili” che riguardavano ad esempio racquets, tennis, jeu de paume e il polo. Dalla fine di luglio fino alla fine di agosto si disputarono invece  i “giochi nautici”; le Olimpiadi si chiusero nella seconda metà di ottobre con le gare chiamate “giochi invernali”, che prevedevano boxe, pattinaggio su ghiaccio, rugby, hockey su prato, calcio e lacrosse. Oltre a tutto questo per la prima volta venne allestito un villaggio olimpico che ospitasse gli atleti, che anziché iscriversi a livello personale come avvenuto nelle prime edizioni, avrebbero dovuto farlo tramite il comitato olimpico della propria nazione.

Le gare sportive (i giochi primaverili) presero il via il 27 aprile senza particolari cerimonie di apertura; la cerimonia, quella vera, si tenne il 13 luglio in occasione dell’avvio delle due settimane dedicate alle competizioni estive.  Gli atleti, raggruppati per nazione e in rigoroso ordine alfabetico fecero il loro ingresso nel White City Stadium intorno alle ore 15.00: tutte le squadre erano precedute da un cartello con il nome dello stato e dal portabandiera. Curioso l’episodio che accadde di lì a poco: tutte le squadre si schierarono  rivolte verso la tribuna reale; assieme a loro si raggrupparono anche i rappresentanti del Comitato Olimpico e del BOA. Il sovrano si alzò e quando proclamò la formula di apertura dei giochi. La banda dei Grenadier Guards suonò l’inno britannico e le bandiere si abbassarono davanti al sovrano. Tutte tranne una, quella di Ralph Rose, il portabandiera statunitense, che dopo essersi accorto della mancata presenza del vessillo USA tra quelli issati intorno allo stadio si rifiutò di abbassare la sua bandiera. Furono ben 2008 gli atleti presenti a quell’olimpiade, di cui 37 donne; 67 erano invece i rappresentanti della spedizione italiana. Fra le curiosità riportiamo che 25 atleti australiani e 4 provenienti dalla Nuova Zelanda formarono una squadra unica chiamata Australasia, provvista anche di una bandiera ideata per l’occasione. Di contro diversi atleti irlandesi si rifiutarono di gareggiare per il Regno Unito e chiesero addirittura la cittadinanza statunitense.

Le olimpiadi di Londra 1908 oltre ad essere un successo dal punto di vista organizzativo, per i padroni di casa si trasformarono in un vero e proprio trionfo sportivo: furono addirittura 56 le medaglie d’oro raccolte dai britannici, che chiusero le manifestazioni in testa al medagliere: 146 contro le 47 degli americani secondi. L’atleta più medagliato fu l’inglese Henry Taylor, campione di nuoto che si portò a casa tre medaglie d’oro. Inglese fu anche il campione dei 400 metri piani, gara finita al centro delle polemiche. Durante la finale due dei tre americani in gara cercarono di disturbare(la pista non era ancora provvista di corsie) Wyndham Halswelle, il favorito locale, per permettere al terzo americano, Carpenter, di vincere indisturbato. Il giochino riuscì, ma il reclamo presentato dalla squadra inglese venne accolto: i giudici squalificarono Carpenter (che fra l’altro era l’unico a non aver fatto niente) e decisero di far ripetere la gara. Gli americani non accettarono questa decisione e decisero di boicottare la gara: alla partenza si presentò il solo Halswelle, che dopo una bella passerella solitaria, naturalmente si portò a casa la medaglia d’oro, finendo per essere l’unico medagliaio dei 400 metri. Le medaglie d’oro per i padroni di casa arrivarono anche nel calcio, nella pallanuoto, nel polo, nel tiro alla fune e nell’hockey su prato e su ghiaccio.

Subito dopo gli inglesi, a piazzarsi al secondo posto del medagliere furono gli americani, che fecero incetta di medaglie nell’atletica leggera, vincendo 15 delle 27 gare totali. Fra gli atleti a stelle e strisce quello che si distinse di più fu Melvin Sheppard che si portò a casa tre ori, vincendo gli 800 e 1500 metri singolarmente, e la staffetta olimpica con il resto della squadra. Degna di nota anche la prestazione di Martin Sheridan, americano vincitori di due ori nel lancio (lancio del disco e lancio del disco in stile greco) e un bronzo nel salto (in lungo da fermo). Curiosa infine la storia di Forrest Smithson che piuttosto che rinunciare a gareggiare di domenica come molti altri suoi colleghi, corse la finale dei 110 metri ostacoli con in mano un libro della Bibbia. Anche se può sembrare strano ci fu spazio pure per qualche medaglia non di lingua inglese: ad esempio ricordiamo l’oro nei 100 metri del sudafricano Reginald Walker, o quello nei 200 del canadese Robert Kerr. L’Italia tornò dalla spedizione londinese con un misero bottino di sole 4 medaglie, di cui due d’oro e le altre due d’argento. A salire sul gradino più alto del podio furono Alberto Braglia ed Enrico Porro, il primo nella ginnastica ed il secondo nella categoria leggeri nella lotta. Gli argenti spettarono ad Emilio Lunghi, secondo negli 800 dietro l’impendibile Sheppard, e alla squadra della sciabola, che in finale dovette cedere alla formazione ungherese. Ma il vero protagonista di Londra 1908 fu Dorando Pietri, che consumò il suo dramma indovinate in quale competizione? Nella maratona, ovviamente.

La corsa era in programma venerdì 24 luglio e per la prima volta nella storia venne utilizzata la consueta distanza di 42 km e 195 m. L’avvio degli inglesi fu fulminate e infatti i primi chilometri della corsa ebbero un ritmo serrato. Un ritmo però impossibile da sostenere su una distanza così elevata, tant’è che a metà corsa dei corridori britannici non ce n’era più traccia. In testa si portò il sudafricano Henderson, ma il nostro Dorando Petri iniziò a forzare l’andatura, e al 39° chilometro riuscì a portarsi davanti a tutti gli altri. Nonostante una condizione precaria Petri riuscì ad aumentare ancora il ritmo, arrivando alle porte dello stadio con diversi minuti di vantaggio. La fatica infatti gli fece sbagliare direzione; i giudici riuscirono a rimetterlo in careggiata ma prima dell’arrivo il nostro eroe cadde per ben 4 volte. A pochi metri dal traguardo, un megafonista gli tese la mano per aiutarlo a chiudere in testa qualche secondo prima dell’americano Hayes. La squadra statunitense presentò un ricorso ed ottenne la squalifica dell’italiano per l’aiuto ricevuto dai giudici di gara. Inutili furono le polemiche e le proteste, tra cui quella di de Coubertin in persona: l’oro venne consegnato all’americano Hayes. La regina Alessandra lo premiò come vincitore morale, consegnandoli anche una coppa piena di sterline. All’ospedale dove fu ricoverato si scoprì che il maratoneta durante la gara aveva ingerito dosi di atropina e stricnina, usate all’epoca come sostanze dopanti. Questo non bastò a sminuire la figura di Petri, che era ormai diventato un eroe: dopo le olimpiadi l’atleta fu osannato dalla stampa e dalla cronaca, tanto che un certo Arthur Conan Doyle, che secondo alcuni fu proprio il megafonista che lo aiutò a tagliare il traguardo, scrisse di lui sul Daily Mail.

La IV edizione delle olimpiadi (che in realtà fu la quinta, perché ai Giochi di St, Luois seguirono i cosiddetti giochi olimpici intermedi, tenutisi ad Atene nel 1906, ma in seguito considerati solo come anniversario decennale dei primi giochi olimpici di Atene 1896) dette slancio all’intero movimento olimpico, che da qual momento aumentò la sua popolarità e la sua partecipazione: Il sogno del barone de Coubetin si era dunque avverato. Le successive olimpiade di Stoccolma 4 anni dopo, sfruttando l’esperienza positiva dell’edizione inglese, rappresenteranno la più riuscita delle edizioni precedenti alla Prima Guerra Mondiale.

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