LA STORIA DELLE OLIMPIADI, 2/ Parigi 1900

Il 1900 fu l’anno in cui si tenne l’Expo, l’Esposizione Universale di Parigi che ebbe come tema la “Valutazione di un secolo”, un bilancio del diciannovesimo secolo che dava uno squadro al ventesimo appena iniziato. Alcuni mesi prima del congresso olimpico del 1894 il barone de Coubertin tentò di convincere il direttore generale dell’Expo, Alfred Picard, che collegare Olimpiadi ed Esposizione Universale avrebbe dato grande risalto ad entrambe le manifestazioni.

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di Carlo Alberto Pazienza

Olimpiadi_Parigi_1900Nè Picard nè il presidente francese dell’epoca Faure furono entusiasti di questa proposta, tant’è che il primo definì le olimpiadi come un “inutile e assurda attività”; nonostante l’indifferenza generale delle alte classi della politica francesi le Olimpiadi del 1900 si disputarono comunque a Parigi. Poco più tardi venne fondato un comitato che si sarebbe occupato dell’organizzazione dei Giochi, costituito dai più capaci dirigenti sportivi dell’epoca. Il 9 novembre del 1898 l l’Union des sociétés françaises de sports athlétiques (USFSA), di cui de Coubertin era segretario, comunicò che avrebbe preso in mano l’intera organizzazione di qualsiasi evento sportivo svolto durante l’Esposizione Universale. Questo portò alla decisione del visconte La Rochefoucauld, presidente del comitato organizzatore, di presentare e dimissioni per evitare di essere coinvolto nella battaglia politica.

Questa scomoda situazione costrinse de Coubertin a fare lo stesso, e il CIO, rimasto coperto dal punto di vista organizzativo, cedette il controllo dei giochi ad una nuova commissione che avrebbe controllato ogni attività sportiva collegata all’Expo 1900: poco dopo infatti Picard nominò il generale Baillod presidente del nuovo comitato e Daniel Merillon vicepresidente. In una relazione ufficiale di qualche anno prima Merillon fece notare che i costi necessari per l’organizzazione, qualora il numero delle discipline restasse immutato, comprensivo delle spese per le strutture d’accoglienza e le tribune, sarebbe stato pari a 5.400.000 franchi. Consapevole del fatto che il governo non avrebbe mai sborsato una cifra del genere, Merillon stilò un nuovo calendario, riducendo di parecchio il numero delle competizioni e ammortizzando i costi totali a 2.500.000 franchi. Questo di contro costò il ritiro di molti atleti dalle competizioni, che si rifiutarono di trattare con il nuovo comitato. Lo sforzo economico del governo francese si incentrò principalmente sul finanziamento dell’Expo, e inoltre de Coubertin incontrò anche l’ostracismo delle organizzazioni sportive francesi, che non accettavano i suoi sforzi per introdurre in Francia un concetto di sport come modello educativo sull’esempio dei colleghi inglesi. Negli intenti di De Coubertin l’edizione parigina dei Giochi sarebbe dovuta essere quella che avrebbe dato il lancio definitivo alle Olimpiadi: la realtà fu che le cose non andarono proprio come il barone si augurasse, e, di fatto, i Giochi furono inghiottiti in tutto e per tutto dall’Esposizione Universale.

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I Giochi della seconda Olimpiade presero il via il 14 maggio del 1900 e si protrassero per oltre 5 mesi. Questo perché solo alla vigilia della manifestazione il barone si accorse che delle strutture previste non c’era niente; spesso, infatti, le gare venivano spostate negli interessi dell’Esposizione (a volte senza neanche avvertire gli atleti) e svolte in campi di gara improvvisati. Inoltre, a causa dell’associazione con l’Expo, non vennero organizzate ne la cerimonia d’apertura ne quella di chiusura dei giochi. Nonostante tutte queste avversità si può sostenere oggi che i giochi olimpici di Parigi 1900 (trasformati per l’occasione in “Concorsi internazionali d’esercizi fisici e dello sport”) sono stati un momento di passaggio fondamentale nella crescita del movimento olimpico. Rispetto a 4 anni prima le Nazioni rappresentate passarono da 15 a 28, gli sport in programma da 9 a 20, le gare disputate da 43 a 95, gli atleti da 246 a 1470, di cui 22 donne. Infatti, la grande novità dei primi Giochi Olimpici del nuovo secolo fu la presenza delle donne, che dette inizio alla grande storia del sesso femminile alle Olimpiadi. L’altra grande novità fu che a differenza della precedente olimpiade furono ammessi esclusivamente atleti professionisti. Inoltre furono inserite nel programma una moltitudine di gare che di olimpico avevano ben poco, come ad esempio le gare di aquiloni o il tiro al piccione vivo, e per la maggior parte dei vincitori in palio non c’erano medaglie ma ombrelli e libri.

A far da padrone nelle gare di atletica furono di nuovo gli atleti statunitensi, che vinsero 17 dei 23 titoli in palio. I grandi mattatori furono Alvin Christian Kraenzlein e Raymond Clarence Ewry. Il primo, di origine tedesca, vinse quattro ori individuali, un record imbattuto fino ad oggi. Suoi furono i 60 metri piani, i 110 e 200 metri ostacoli e anche il salto in lungo. Più particolare la storia di Ewry, che si guadagnò il nome di “rana umana”. Colpito dalla poliomielite, fu giudicato inguaribile dai medici. Grazie al suo coraggio e alla sua grande forza di volontà riuscì invece a guarire e a diventare una figura mitica dello sport. A Parigi portò a casa 3 ori nei salti da fermo (triplo, alto e lungo), ma la sua epopea olimpica era solo all’inizio. Sempre nell’atletica va ricordato il nome di Norman Pritchard, il primo asiatico ad aver partecipato e vinto una medaglia ad un olimpiade. A dire il vero le medaglie per l’indiano furono due, nei 200 e nei 200 metri ostacoli, che negli anni successivi con lo pseudonimo di Norman Trevor, divenne un protagonista del cinema muto di Hollywood. Per quanto riguarda il nuoto non essendoci una struttura idonea si sopperì recintando un tratto della Senna. La corrente a favore permise di ottenere tempi eccezionali: gli atleti di maggior spicco furono l’australiano Frederick Lane e l’inglese John Jarvis, vincitori di due medaglie d’oro a testa. Curiosa la vicenda del tedesco Ernest Hoppenberg, che dopo aver concluso con successo i 200 metri dorso, venne salvato fortunosamente mentre rischiava di annegare soffocato dalla dentiera. Ma come detto la nota più positivi delle prime Olimpiadi del 20° secolo fu l’ingresso delle donne. Il primo oro femminile individuale se lo aggiudicò Charlotte Cooper nel tennis, mentre il primo in senso cronologico se lo prese Helen de Pourtalès nella vela, in un equipaggio misto di cui faceva parte anche il marito. L’altra disciplina prevista per le donne fu il golf, dove a trionfare, fu l’americana Margaret Abbott. In ogni olimpiade che si rispetti c’è sempre l’episodio che fa discutere.

Le polemiche stavolta nacquero durante la maratona, dove venne studiato un imbroglio vero e proprio per favorire l’atleta di casa. Fin dall’inizio della gara il favorito, l’americano Arthur Newton prese il comando della corsa restando solo per diversi chilometri. Giunto al traguardo, scoprì però che prima di lui erano già arrivati 4 atleti. I controlli sul percorso erano pressoché inesistenti, ed appare molto probabile che i quattro avessero utilizzato qualche scorciatoia. Anche l’oro nei 200 m Walter Tewksbury notò come la maglia di Théato non fosse sudata e sporca come quella degli altri concorrenti. Il reclamo del povero Newton venne respinto dalla commissione, e la medaglia d’oro andò all’atleta di casa Michel Theato. Altri episodi incresciosi si verificano nella finale del rugby, trasformatasi in una vera e propria rissa tra tedeschi e francesi, così come avvenne nella semifinale della pallanuoto tra Francia e Gran Bretagna. Un fatto che caratterizzò le Olimpiadi di Parigi fu il ritiro di molti atleti dalle gare domenicali per motivi religiosi. Ad esempio nella gara del salto con l’asta, l’americano Irving Baxter vinse la gara per mancanza di avversari; lo stesso Baxter vinse anche nel salto in alto, grazie anche alla rinuncia dei due avversari più pericolosi, i connazionali Carroll e Remington. Anche il già citato Kraenzlein fu protagonista, suo malgrado, di un caso curioso. Nelle qualificazioni del salto in lungo, venne superato dal connazionale Myer Prinstein.

Quest’ultimo, però, decise di non partecipare alla finale domenicale, e Kraenzlein si trovò così la strada spianata vincendo facilmente la medaglia più prestigiosa. Dopo la gara però, il vincitore venne aggredito da Prinstein, che il giorno dopo si rifece vincendo il salto triplo. Per la prima volta anche l’Italia si presentò alla kermesse olimpica: la squadra azzurra, infatti, prese parte alla spedizione transalpina con 26 atleti. A salire sul gradino più alto del podio furono il Conte Giangiorgio Trissino nell’Equitazione (Alto), Antonio Conte nella Sciabola (Maestri individuale), e infine Ernesto Mario Brusoni nel ciclismo (Corsa a punti), Fu quindi Trissino il primo italiano a potersi fregiare della medaglia d’oro, che prima dell’oro riuscì a conquistare un argento, sempre nell’Equitazione, dove arrivò secondo nella specialità Lungo. L’ultima medaglia, un argento, fu conquistata da Italo Santelli, che si arrese proprio ad Antonio Conte nella Sciabola.

I giochi della seconda olimpiade andarono in archivio il 28 ottobre, dopo più di 5 mesi dall’inizio, e resteranno nella storia come un’interminabile serie di baracconate, intramezzate da prove disputate su campi di gara impropri e nella più totale disorganizzazione. Quattro anni dopo l’olimpiade avrebbe attraversato l’Atlantico per prendere la sede americana di St. Luois.

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