Juve, Inter e la storia del 9 a 1: inizia Agnelli vs Moratti

Domenica scorsa si è assistito ad un Inter-Juve di assoluto fair play, nonostante le scaramucce tra Angelli e Moratti. Che iniziano con la storia di quel 9 a 1.

di Federico Succi

sivoriSi è appena conclusa la sesta giornata di campionato e il posticipo domenicale ci ha riservato Inter-Juventus. Dopo le solite polemiche che hanno accompagnato questa partita, tutti si aspettavano un match “poco calcio e molti calci” e invece siamo rimasti spiazzati dall’atteggiamento dei giocatori prima, durante e dopo la partita. Ieri, Luigi Garlando titolava sulla Gazzetta “Il Pareggio della Pace”, che forse rende bene l’idea di un’inversione di tendenza rispetto a quanto visto negli scorsi anni.

Ma c’era un tempo in cui Inter-Juventus era anche molto più infuocata.

Siamo nella stagione 1960-61: Liedholm lascia il calcio giocato, l’Inter è allenata dal grande Helenio Herrera, al suo primo anno sulla panchina nerazzurra, mentre sulla panchina della Juventus siedeva Gunnar Green. Fu uno dei campionati più altalenanti della storia. I nerazzurri, infatti, dopo una partenza lanciata, con ben 4 vittorie nelle prime 4 giornate, caddero a Padova, e la Roma tentò una prima fuga.

Fino a natale sembrava una corsa a due, tra l’Inter e i giallorossi, che furono riacciuffati in vetta prima della sosta natalizia. La Juventus, nel frattempo, era precipitata al sesto posto. Dope le vacanza di Natale ci fu il crollo della Roma, che regalò il primato solitario all’Inter, mentre la Juventus, intanto, infilava 5 vittorie consecutive, avvicinandosi alla vetta, fino alla battuta d’arresto subita dai bianconeri contro il Milan.

Era il 12 Marzo e l’Inter perse a sua volta contro il Padova: fu la prima di 4 sconfitte consecutive. La Juve conquistò la vetta, con il Milan al secondo posto.

 

 

Il 16 Aprile ci fu il confronto diretto tra Juve e Inter: lo stadio era talmente pieno che, ad un certo punto della partita, la folla travolse ogni genere di protezione ed il Comunale iniziò a scricchiolare sotto il peso degli spettatori in eccesso, i quali non trovando posto sulle gradinate iniziarono ad accalcarsi a bordo campo. L’Inter chiese all’arbitro Gambarotta di Genova di sospendere la partita come da regolamento, ma questi si oppose, fino al trentunesimo minuto del primo tempo, quando la folla straripò e l’arbitro si vide costretto a chiudere anzitempo il match, con conseguente sconfitta a tavolino dei bianconeri “per responsabilità oggettiva”: la squadra piemontese aveva venduto più biglietti del dovuto.

La Juve rimaneva in testa ma ora era pressata dalle due milanesi.

Nella giornata successiva i bianconeri vennero sconfitti dalla Sampdoria, mentre il Milan perdeva due partite consecutive, permettendo così all’Inter di ipotizzare l’aggancio. Alla penultima di campionato la Juve commise un passo falso a Padova e l’Inter vittoriosa li appaiò in classifica. Nel frattempo, i bianconeri avevano presentato ricorso contro la decisione dell’arbitro Gambarotta, con un particolare da non sottovalutare: Umberto Agnelli, oltre che essere Presidente della Juventus, era anche Presidente della Federazione Calcio.

La sola decisione di presentare ricorso scatenò un grande senso di indignazione, che si tramutò in putiferio quando la Caf lo accolse, proprio il giorno prima dell’ultima giornata di campionato. I maggiori vertici nerazzurri si scandalizzarono nell’apprendere la notizia, Peppino Prisco parlò di ingerenza da parte del Presidente Federale.

La decisione riportava i nerazzurri indietro di due punti rispetto ai bianconeri e costringeva alla ripetizione della partita. L’Inter, distratta da questo turbinio di polemiche, non solo perse l’ultima di campionato a Catania, ma il giorno del remake della partita, Herrera – su severo ordine del suo Presidente Angelo Moratti – mandò in campo la formazione primavera. Che perse 9-1, con Sivori mattatore, ben 6 gol. Per i nerazzurri l’unica rete fu firmata dal giovanissimo Sandro Mazzola.

Chissà che la partita di domenica non abbia segnato la fine di una diatriba storica. Ai posteri l’ardua sentenza.

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