LA STORIA DELLE OLIMPIADI/ Atene 1896

di Carlo Alberto Pazienza

In attesa della 30esima edizione che si terrà a Londra dal prossimo 27 luglio, riviviamo la storia delle Olimpiadi estive, dal fasto ai giochi olimpici antichi, all’ultima olimpiade cinese di Pechino 2008. Prima puntata: un ‘idea greca ripresa da un barone francese. Ecco come i Giochi Antichi sono diventati le olimpiadi moderne.

manifesto_atene_1896In principio ci furono i giochi antichi. Dobbiamo infatti tornare indietro di quasi 3000 anni per avere qualche reminiscenza di questa grandiosa competizione sportiva. La prima in assoluto si tenne addirittura nel 776 a.C., nella città di Olimpia, Grecia. Inizialmente era prevista una sola disciplina, lo stadion, una gara di corsa che prendeva il nome dall’edificio in cui si svolgeva, uno stadio appunto. La gara, che iniziava con uno squillo di tromba, consisteva in un semplice sprint su un rettilineo di 192.27 metri, e già all’epoca erano presenti i giudici di linea che controllavano le false partenze. Con il passare degli anni i Giochi divennero sempre più importanti,  e successivamente si aggiunsero altri sport come pugilato, lotta e pentathlon, fino ad arrivare ad un totale di 20 discipline che si svolgevano nell’arco di 7 giorni.

I Giochi Antichi avevano anche una rilevanza religiosa, visto che venivano celebrati in onore di Zeus, il re degli dei, e raggiunsero il loro apice fra il VI e il V secolo a.C. Sin dall’antichità venne stabilito l’intervallo di 4 anni fra una celebrazione e l’altra, e questo periodo venne chiamato Olimpiade.  Inoltre, per tutta la durata dei giochi venivano sospese le attività belliche in tutta la Grecia: questa tregua era chiamata Ekecheiria. La partecipazione era limitata a greci maschi liberi che avessero antenati greci, e la necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti permetteva solo ai membri delle classi più agiate di prendere in considerazione questa opportunità. Anche se i giochi venivano considerati “internazionali”, solamente uomini che parlavano greco potevano partecipare alle Olimpiadi. Con l’avanzata dell’Impero Romano i giochi persero gradualmente importanza, tant’è che vennero aperti ai romani stessi, ai galli e ai fenici, ma quando il Cristianesimo divenne religione ufficiale dell’Impero, i Giochi Olimpici vennero visti come una festa pagana, motivo per cui nel 393 d.C., dopo la strage di Tessalonica, l’imperatore Teodosio I e il Vescovo di Milano Ambrogio li bandirono del tutto, ponendo fine ad una storia vecchia di 1000 anni. Fra gli atleti che scrissero la storia dei Giochi Antichi, ricordiamo ad esempio Tysandros di Naxos, pluricampione nel pugilato per ben 4 edizioni; oppure Crison di Imera, tre volte vincitore nello stadion; o addirittura Milo di Crotone, imbattibile nella lotta nel 540 a.C. tra i fanciulli, e ininterrottamente campione dal 532 al 512 a.C. fra gli adulti.

Per rivedere una manifestazione sportiva bisogna portare in avanti la nostra macchina del tempo di circa 1300 anni. Già nel XVII secolo in Inghilterra si teneva una manifestazione sportiva che prese il nome di Olimpiade. Nei secoli seguenti eventi simili vennero organizzati in Francia e in Grecia, ma si trattava di manifestazioni su piccola scala e certamente non internazionali.  A risvegliare “l’animo olimpico”  furono le scoperte archeologiche tedesche di Olimpia tra il 1875 ed il 1881. Un barone francese dell’epoca, Pierre de Coubertin, mentre cercava una spiegazione alla sconfitta francese nella guerra franco-prussiana, giunse alla conclusione che i francesi non avevano ricevuto un’educazione fisica adeguata, e decise di impegnarsi per  migliorarla. Il 16 giugno del 1894 si tenne il primo vero e proprio congresso olimpico presso l’università della Sorbona a Parigi. In quell’occasione De Coubertin spiegò al pubblico le sue idee, e Il 23 giugno, ultimo giorno del congresso, venne deciso che i primi Giochi Olimpici dell’era moderna si sarebbero svolti nel 1896 ad Atene, in Grecia, la terra dove erano nati in antichità. Per gestire l’organizzazione dei Giochi venne fondato il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), sotto la presidenza del greco Demetrius Vikelas.

La notizia che i giochi olimpici sarebbero ritornati in Grecia dopo oltre 1500 anni venne accolta favorevolmente dal popolo ellenico, dai media e dalla famiglia reale. Il quotidiano londinese The Times fu invece critico riguardo l’assegnazione delle Olimpiadi alla capitale greca, lamentando la mancanza di considerazione nei confronti di importanti eventi sportivi britannici, come quelli delle università di Oxford e di Cambridge. Inoltre all’epoca la Grecia venne colpita da una grave crisi economica e politica, con la tesoreria pubblica spesso vicina alla bancarotta, e la carica di primo ministro che nel corso degli ultimi anni del 1800 veniva occupata alternativamente da Charilaos Trikoupis e Theodoros Deligiannis. Alla fine del 1894 Stephanos Skouloudis, il presidente del comitato organizzatore, informò in un articolo l’opinione pubblica che i fondi necessari per l’organizzazione dei Giochi sarebbero stati tre volte superiori rispetto a quelli ipotizzati inizialmente: secondo il conto del presidente infatti i costi totali infatti sarebbero stati pari a 3.740.000 dracme (circa 448.400 dollari). Chiuse il suo articolo affermando che i giochi non si sarebbero potuti organizzare, consegnando le proprie dimissioni. Non bastasse questo  il governo Trikoupis decise di ritirare i finanziamenti statali previsti. Nel caso in cui la Grecia avesse deciso di non ospitare più i primi Giochi olimpici, l’olimpiade si sarebbe spostata da Atene a Budapest. Questa situazione convinse Coubertin e Vikelas ad iniziare una campagna pubblica per mantenere vivo il movimento olimpico. I loro sforzi si concretizzarono il 7 gennaio 1895, quando il presidente del CIO annunciò che il principe ereditario Costantino avrebbe assunto la carica di presidente onorario del comitato organizzatore. Il primo impegno del principe Costantino fu di cercare i fondi necessari per poter organizzare le Olimpiadi, puntando molto sul sentimento patriottico dei greci per motivarli a fornire il denaro necessario. L’opera di convincimento di Costantino convinse numerosi connazionali a contribuire, riuscendo a raccogliere circa 330.000 dracme. Venne inoltre commissionata anche una speciale serie di francobolli la cui vendita avrebbe permesso di ottenere altre 400.000 dracme, mentre la vendita dei biglietti per assistere alla cerimonia di apertura e alle gare ne portò ulteriori 200.000.

Il primo regolamento olimpico del 1894 stabilì che potessero essere ammessi solo gli sportivi dilettanti, per cui parteciparono alle competizioni studenti, marinai, impiegati e persone che praticavano lo sport solo come passatempo.  Le donne vennero però escluse dalle competizioni: il barone de Coubertin non era favorevole alla loro partecipazione ai Giochi o nello sport in generale. La sua idea era influenzata dalla cultura dell’epoca vittoriana, in cui il genere femminile era considerato inferiore rispetto a quello maschile,ma anche dalla tradizione dei Giochi olimpici antichi, in cui solo gli uomini erano autorizzati a partecipare agli eventi. Inoltre non esisteva un villaggio olimpico, per cui atleti dovevano provvedere da soli al vitto e all’alloggio, oltre che al viaggio, problemi questi che portarono alla rinuncia da parte di numerosi paesi, come ad esempio Italia e Paesi Bassi. Gli impianti che vennero  costruiti per l’occasione furono il Panathinaiko, stadio che ospitò le gare di atletica, ginnastica, sollevamento pesi e lotta; il Nuovo Velodromo di Faliron, che invece avrebbe ospitato  quelle di tennis (che si giocano anche al Lawn tennis Club di Atene) e ciclismo; a Kallithea venne costruita un’area di tiro e allo Zappeion si svolsero le gare di scherma; i nuotatori si affrontarono alla baia di Zea.

La prima olimpiade della storia moderna prese regolarmente il via alle 15.30 del 6 aprile del 1896, quando allo stadio  Panathinaiko di Atene, davanti a circa 80.000 persone, il padre di Costantino re Giorgio I, aprì ufficialmente i giochi. Gli sport in programma erano 9: atletica, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, tennis, tiro, scherma e sollevamento pesi. Alla manifestazioni presenziarono ufficialmente 13 nazioni: Austria, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Svezia, Svizzera, Ungheria, Australia e Stati Uniti. Ufficialmente non era presente l’Italia, anche se alcune leggende narrino di un tale Rivabella, che avrebbe partecipato a titolo personale nel tiro a segno. Un altro italiano invece avrebbe potuto partecipare alle Olimpiadi ed addirittura vincere nella maratona. Carlo Airoldi, questo il suo nome, appena seppe che l’Italia non avrebbe preso parte ufficialmente alla manifestazione, si organizzò per un incredibile viaggio a piedi da Milano ad Atene. Percorrendo decine di chilometri al giorno giunse nella capitale greca in tempo per iscriversi alla maratona, ma il Comitato Olimpico non lo ammise accusandolo di professionismo. Airoldi, infatti, tempo prima aveva ricevuto un compenso di 15 lire per la vittoria nella gara Torino-Marsiglia-Barcellona. Al nostro eroe non restò che tornarsene amaramente a casa, ma il suo record personale sui 40 km (che allora era la distanza della maratona) di 2 ore e 40 minuti, gli avrebbe permesso di vincere la medaglia d’oro, poiché il vincitore della maratona olimpica avrebbe impiegato 2 ore e 58 minuti. La Maratona ed i 100 metri si affermarono da subito come le discipline principe dei Giochi Olimpici. Le gare di atletica infatti leggera furono quelle che suscitarono maggior successo. A dominarle furono gli americani, con grande disappunto dei padroni di casa. E pensare che gli statunitensi giunsero in Grecia con una squadra di appena 14 atleti. James Bredan Connelly, studente dell’università di Harvard, passò alla storia per essere il primo campione olimpico dell’era moderna, vincendo nella stessa giornata d’apertura la gara del salto triplo. Gli americani dominarono anche i lanci, con Robert Garrett che vinse nel peso e nel disco, e nella velocità con Thomas Burke, che col suo nuovo sistema di partenza, con le mani appoggiate alla pista, vinse 100 e 400 metri. Nel mezzofondo è un australiano, Edwin Flack, a togliere le speranze ai greci vincendo 800 e 1500 metri. I padroni di casa arrivarono dunque alla Maratona, in programma l’ultimo giorno, senza nemmeno aver vinto una medaglia. La maratona, una corsa di 40 km, era stata inserita nel programma per rendere omaggio ai padroni di casa, rievocando il leggendario Filippide, morto dopo aver percorso il tragitto tra Maratona e Atene per portare agli ateniesi la notizia della vittoria sui persiani. Alla gara sui 40 km si presentano solo corridori di altre discipline dell’atletica, visto che nessuno, ad eccezione dei greci, aveva mai corso su quella distanza. Blake, corridore statunitense dei 1500m rimase in testa fino al 32° km, ma dopo aver cercato di farsi rinvigorire con l’alcool crolla, si vide costretto ad abbandonare. Al 37° km in testa c’era Flack, che però iniziò a vacillare finendo per  venire soccorso. Poi, in preda a delirio per la stanchezza aggredì il suo soccorritore. Dalle retrovie iniziò a risalire l’atleta di casa Spiridon Louis, che correva indossando il curioso gonnellino del corpo degli euzoni. Al momento del suo arrivo nello stadio il pubblico esplose tutto il suo entusiasmo: finalmente un greco aveva vinto una gara di atletica. Louis, da semplice portatore d’acqua,  era diventato un vero e proprio eroe nazionale, e venne coperto da onori e premi, tant’è che il re di Grecia Giorgio I gli regalò un carro e un cavallo. L’atletica fece dunque la parte del leone, ma anche dagli altri sport uscirono grandi protagonisti. Uno su tutti il tedesco Carl Schumann che vinse tre ori nella ginnastica, ma anche uno nella lotta greco-romana oltre ad un bronzo nel sollevamento pesi. Oltre a quelli sopracitati, ci furono tanti altri episodi particolari e curiosi, che oggi al cospetto dello sport professionistico e super organizzato farebbero forse sorridere. Ad esempio ricordiamo quello del vincitore del lancio del disco, Robert Garrett, che prima delle Olimpiadi non aveva mai visto ne preso in mano un disco regolamentare. Oppure quello del terzo arrivato nella maratona, il greco Spiridon Velokas, che venne squalificato per aver percorso una parte della gara a bordo di un carro.

Le prime Olimpiadi dell’era moderna furono un successo. Con quasi 250 partecipanti, fu per l’epoca il più grande evento sportivo internazionale mai organizzato. La Grecia successivamente chiese di diventare sede permanente di tutti i futuri Giochi Olimpici, ma il CIO decise che le Olimpiadi avrebbero dovuto essere organizzate di volta in volta in una nazione diversa. Le seconde Olimpiadi infatti furono assegnate a Parigi, la capitale della Francia.

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