GIORGIO CHINAGLIA/ La (vera) storia di Long John, il campione “latitante”

Mentre in Italia i campi di calcio vedevano andare in scena la trentesima giornata di campionato, in Florida si spegneva un uomo che era diventato grande solcando quegli stessi campi da calcio, Giorgio Chinaglia. Ma chi era Chinaglia? Un calciatore, un uomo. Chinaglia ha sempre fatto parlare di sé, nel campo per le sue giocate, e fuori per i pesanti guai giudiziari, fino alla latitanza. Eppure oggi tutti lo ricordano. A dimostrazione che con Chinaglia se n’è andato un pezzo di storia del calcio italiano.

di Maria Ciavotta

giorgio_chinaglia__mortoGiorgio Chinaglia è morto nella sua casa in Florida all’età di 65 anni. La notizia è stata confermata ieri pomeriggio dal figlio Anthony. Il decesso sarebbe avvenuto la stessa mattina, intorno alle 9,30. “Long John” – così era stato soprannominato dai tifosi della Lazio – aveva subito un’operazione una settimana fa, dopo un attacco di cuore. Sembrava essersi ristabilito, ma ieri mattina dopo aver preso una medicina ed essersi rimesso a letto è stato trovato morto dal figlio che ha inutilmente tentato di rianimarlo.

IN CAMPO – Forte fisicamente, tiro preciso e potente, con un innato senso del gol, Giorgio Chinaglia era il prototipo del classico centravanti.

La sua carriera inizia in Galles nello Swansea City nel 1964 (si era trasferito a Cardiff con la sua famiglia all’età di 9 anni), due anni dopo ritorna in Italia, prima alla Massese – squadra della sua città natia – e poi all’Internapoli. Nel 1969 arriva la svolta con il passaggio alla Lazio, di cui diventerà una delle bandiere più rappresentative. Nell’annata 1971-1972 con 21 gol vince la classifica cannonieri di Serie B contribuendo alla promozione dei biancocelesti e da giocatore di Serie B conquista addirittura la maglia della Nazionale. Dopo uno scudetto sfiorato nella stagione successiva, arriva il tanto agognato titolo di Campione d’Italia nel 1973-1974 con in panchina l’indimenticato Tommaso Maestrelli. Alla Lazio rimarrà fino al 1976 collezionando 209 presenze e 98 reti.

In Nazionale “Long John” non ha mai convinto. Parte da titolare ai mondiali tedeschi del ’74, subito dopo perde il posto a causa del notissimo vaffa rifilato in mondovisione,  nello stesso mondiale a mister Valcareggi dopo una sostituzione non gradita. Anche nella successiva gestione Bernardini sarà utilizzato rarissimamente. Concluderà la sua carriera in azzurro con sole 14 presenze e 4 gol.

Alla fine del campionato 1975-1976 passa ai New York Cosmos, vi rimarrà fino al 1983 segnando 193 gol in 213 partite e vincendo numerosi titoli sia collettivi che individuali.

FUORI DAL CAMPO – Nel 1983 Chinaglia torna in Italia come presidente della Lazio, carica che ricoprirà fino al 1985.

Parte importante della sua vita da ex-calciatore sono però i guai giudiziari che lo hanno visto coinvolto negli ultimi anni.

Nel 1996 riceve una condanna a 2 anni di reclusione, per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio riguardo la gestione della Fin Lazio, la finanziaria proprietaria della società capitolina.

Nel 2006 viene iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, con l’accusa di riciclaggio, con l’aggravante dell’articolo 7, cioè per aver favorito l’attività della camorra. Nello stesso anno la Guardia di Finanza richiede un’ordinanza di custodia cautelare per estorsione e aggiotaggio, in merito al tentativo di scalata della Società Sportiva Lazio. Al tempo residente negli Stati Uniti si rifiuta di tornare in patria e diventa così latitante per la giustizia italiana.

Nel 2008 riceve un altro mandato di arresto per riciclaggio di denaro sporco legato al clan dei casalesi.

Insomma, una persona che, nel bene e nel male, ha fatto parlare di sé. Molto. Tant’è che oggi numerose sono le dichiarazioni di cordoglio che giungono dal mondo del calcio e da quello istituzionale: dalla sua squadra di sempre, la S.S. Lazio, che sul sito ufficiale si unisce al cordoglio della famiglia, al sindaco di Roma Gianni Alemanno, che su twitter lo definisce un “gladiatore”; da Nicola Zingaretti, presidente della Provincia romana (“Con la morte di Giorgio Chinaglia se ne va una bandiera della Lazio e anche un pezzo di quel calcio romantico ed entusiasmante che negli anni 70 ha riempito la domenica di milioni di italiani”), fino a Fabio Capello (“Giorgione mi è rimasto vicino anche dopo che abbiamo smesso di giocare, lo sentivo spesso: per me era un amico vero”).  Anche i Cosmos hanno voluto ricordare sul loro sito ufficiale il loro grande campione, considerato uno dei pionieri del soccer nel Nord America.

È la riprova che ieri se n’è andato uno che ha segnato il calcio italiano. E proprio di domenica, giornata consacrata al calcio in Italia. Forse, chissà, Giorgio avrebbe voluto così.

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