GIGI SIMONI/ Un evergreen ancora di moda…

di Tommaso Nelli

A sorpresa, l’ex tecnico dell’Inter ha accettato la panchina del Gubbio, del quale era direttore tecnico dal 2009, ritornando ad allenare nonostante i settantadue anni. Doveva essere a interim, ma i risultati positivi e l’amore della città lo hanno convinto a rimanere per l’ennesima sfida di una gloriosa carriera: salvare gli umbri neo-promossi in serie-B.

Il vecchio e il bambino. Gigi Simoni – veterano dell’Italia calcistica con 359 panchine “solo” in serie-A – e il Gubbiosimoni1 centenario giusto all’anagrafe (1910) poiché virgulto della cadetteria in quanto appena alla seconda partecipazione (l’altra fu nel ‘47/48) – si sono presi per mano in una sera d’ottobre per provare ad andare incontro a una salvezza di per sé ardua (i rossoblu sono neo-promossi) e oltremodo complicata dopo il balbuziente avvio sotto la gestione dell’inesperto Fabio Pecchia, capace di raccogliere soltanto una vittoria in dieci partite e sollevato dall’incarico dopo l’1-2 di Crotone con annesso penultimo posto in classifica.

Quella che però doveva essere una semplice passeggiata – Simoni a interim in attesa di un sostituto definitivo – ha assunto le sembianze di un cammino intriso di storia e romanticismo al punto da sembrare quasi fuori posto in un’epoca contraddistinta da un incessante e interminabile panta rei. Tutto scorre, e con troppa schizofrenia, sia in una società liquida che in un calcio ridotto allo stato gassoso, dove le società si inventano i tifosi dipinti sui teloni per riempire stadi sempre più deserti e proprio laddove Rifondazione Comunista ha amministrato per un decennio (dal 2001) era stato assunto un allenatore che nel curriculum annoverava appena sei mesi su una panchina di serie-C – oltretutto interrotti con le dimissioni a metà stagione – salvo poi accorgersi che, risultati alla mano, è ancora inadatto per questo campionato.

Serviva la cura, ma niente stregoni della categoria (Carboni, Camolese) o professionisti del Nord Italia dall’eloquenza forbita (Gianni De Biasi). Per la guarigione, Gubbio si è affidata a un primario artefice di sette promozioni in serie-A – record nella storia del calcio italiano – tra il ’76 (Genoa) e il 2003 (Ancona) in cinque città diverse (tra queste, anche Brescia), impreziosite dalla coppa Uefa vinta alla guida dell’Inter: 3-0 alla Lazio, Parigi, 6 maggio 1998.

Imprese del passato che, con il fluire del tempo, sono finite nella soffitta della memoria e hanno portato Simoni a subire anche l’ingiuria degli anni, tra un espatrio in Bulgaria e i campi della terza serie: prima un subentro a Lucca (2006), poi – tre anni più tardi – Gubbio nelle vesti di direttore tecnico. In panchina, l’emergente Vincenzo Torrente, che in due stagioni ha guidato i rossoblu dalla C-2 alla serie-B. Dalla Giacomense al Torino. Contro il quale, il 24 ottobre è avvenuto il ritorno al timone dell’uomo che fu esonerato da Moratti il lunedì successivo alla vittoria per 3-1, in coppa Campioni, contro il Real Madrid detentore del trofeo. Era il 1.dicembre 1998. Da grigi, i capelli sono divenuti completamente bianchi. Se è aumentata l’età, ancora immutate competenza e passione: l’emergente Ciofani ha inflitto ai granata di Ventura la prima sconfitta della stagione. Superare la capolista al rientro, cosa chiedere di meglio per rinverdire gli antichi fasti? Ma Gigi ha il pregio della serietà. Come si era dichiarato disponibile a dare una mano per qualche partita, si è chiesto “se” e “come” potesse reggere i ritmi di un calcio più frenetico, ma per questo non di qualità migliore, rispetto a quando vinse due volte la serie-B con il Pisa (’85 e ’87).

Sono bastati un pareggio al 93’ a Livorno e un 1-0 contro il Cittadella affinché – in colui che a Ceccarini, per il rigore non dato di Iuliano su Ronaldo in quel Juve-Inter sintesi ideale del “moggismo”, si limitò a dire: «Ma si vergogni!» – l’onestà intellettuale prendesse il sopravvento: “Non pensavo di dover vivere in carriera una nuova stagione in panchina, ma gli ultimi risultati e l’amore che Gubbio mi dimostra ogni giorno mi hanno ‘condannato’ a farlo” ha dichiarato a Repubblica.it nei giorni scorsi.

Anche perché Sandreani e compagni hanno bisogno di una guida esperta, che sappia indicargli come affrontare una selva lunga quarantadue partite e oscura almeno al settantacinque per cento di loro.

Così, da console pro tempore, il Virgilio di Crevalcore si è ritrovato nei panni del Cincinnato che guarda lontano e, forse, immagina fiori e frutti anche per questo ulteriore tratto di strada del suo lungo cammino di allenatore. Fino a qualche anno fa, marcatura a uomo e modulo “all’italiana”. Oggi 4-4-2, Carlo Tebi come collaboratore sul campo negli allenamenti, molta compattezza e l’enciclopedica esperienza di chi conquistò l’Europa sì con Ronaldo – ma anche con West, Colonnese e Galante – e che nel 2003 è stato nominato “allenatore del secolo” da quella Cremonese condotta alla vittoria del torneo Anglo-Italiano (1993) e salvata due volte quando la serie-A era a diciotto squadre.

Inevitabile che Gubbio, a cominciare dal ds Giammarioli, lo volesse con sé fino a giugno. Perché, come dice il finale di quella canzone, “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre…”.

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