Gigi Meroni, il pallonetto alla Grande Inter e la gallina al guinzaglio

Gigi Meroni la farfalla granata

Gigi Meroni la farfalla granata

Gigi Meroni è passato alla storia per un pallonetto alla Grande Inter di HH e per una gallina portata al guinzaglio. Ecco il suo ricordo, 48 anni dopo la tragica morte.

Gigi Meroni nacque a Como il 24 febbraio 1943. Morì a ventiquattro anni investito da un’auto mentre attraversava un viale del capoluogo piemontese (Corso Re Umberto) insieme al suo grande amico e compagno di squadra Fabrizio Poletti, poco dopo la fine di una partita tra il Torino, la squadra in cui militava, e la Sampdoria. Aveva fino ad allora disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti.

Meroni è stato un’ala destra (giocava con il numero 7) di notevole valore tecnico: amante del dribbling stretto, calzettoni sempre abbassati alla Sivori, aveva un fisico minuto. Cominciò a giocare a calcio in un piccolo cortile di 60 metri quadrati; dall’età di due anni era orfano di padre, e la madre aveva difficoltà economiche nell’allevare i tre figli.

GIGI MERONI E LA FORMAZIONE CALCISTICA

Gigi Meroni in stile farfalla granata

Gigi Meroni in stile farfalla granata

Cresciuto calcisticamente nelle formazioni giovanili del Como, giunto a giocare in prima squadra sia pure nella seconda divisione, Meroni venne ceduto al Genoa, la più antica squadra di calcio italiana, che all’epoca riviveva un momento di rilancio. All’ombra della Lanterna, Meroni ebbe momenti di grande notorietà. La magia rischiò di incrinarsi nell’ultima gara della stagione, quando, chiamato ad un controllo antidoping,

Meroni si rifiutò di sottoporsi agli esami di rito (affermò di essersi dimenticato il test in albergo): altri tre giocatori della squadra risultarono positivi alle anfetamine, e Meroni fu squalificato per le prime cinque giornate del campionato 1963. Nel 1964 nonostante il malcontento della tifoseria genoana fu ceduto al Grande Torino, squadra in ascesa dopo il tragico declino seguito alla Tragedia di Superga.

Nel 1967 a San Siro, con un pallonetto dal limite dell’area, finito nell’angolo alto della porta nerazzurra, interruppe l’imbattibilità casalinga della “Grande Inter” di Helenio Herrera, costringendo i nerazzurri alla sconfitta dopo tre anni di risultati utili. Con la maglia della Nazionale azzurra partecipò alla spedizione guidata dall’allenatore Edmondo Fabbri ai Mondiali di Inghilterra del 1966.

Segnò un suo gol all’Argentina durante un’amichevole di preparazione disputata a Torino. La seconda convocazione in Nazionale fu in occasione della partita di qualificazione con la Polonia nel 1965. La sera del 15 ottobre 1967, dopo l’incontro contro la Sampdoria dominato dai granata per 4-2, Meroni fu convinto dall’amico Poletti, giocatore nella stessa squadra, ad abbandonare il ritiro post-partita della squadra prima del termine.

GIGI MERONI E UN TRAGICO INCIDENTE

Nestor Combin saluta Gigi Meroni

Nestor Combin saluta Gigi Meroni

Dirigendosi verso il bar che di solito frequentava, attraversò avventatamente il corso Re Umberto: percorse la prima metà della carreggiata, fermandosi in mezzo alla strada cercando un momento buono per passare nell’intenso traffico. Dalla sua destra arrivò rapidamente un’auto troppo vicina. Meroni e Poletti fecero un passo indietro. Poletti fu urtato di striscio da una Fiat 124 Coupé proveniente dal lato opposto, e Meroni invece fu colpito in pieno alla gamba sinistra; fu sbalzato in aria dall’impatto e cadde a terra dall’altra parte della carreggiata, per poi venire travolto da una Lancia Appia, che ne agganciò il corpo trascinandolo per 50 metri, mentre la Fiat 124 Coupé si fermava a bordo strada.

Meroni morì poche ore dopo, alle 22.40, all’ospedale Mauriziano, dove venne portato da un passante, tal Giuseppe Messina, poiché l’ambulanza rimase imbottigliata nel traffico post-partita. Arrivò all’ ospedale con le gambe e il bacino fratturati, e con un grave trauma cranico. La Fiat era guidata da Attilio Romero, un diciannovenne neopatentato, di buona famiglia e figlio di un medico agiato, tifosissimo del Torino e grande fan di Meroni di cui aveva copiato anche la capigliatura e con cui aveva una lieve somiglianza fisica. Romero, nel 2000, sarebbe diventato presidente del Torino e nel 2005 l’avrebbe portato al fallimento.

GIGI MERONI, “PECCATORE PUBBLICO”

Gigi Meroni durante una fase di gioco

Gigi Meroni durante una fase di gioco

Dopo l’incidente, Romero si presentò spontaneamente alla Polizia, dove venne interrogato fino a tarda notte. Tornò a casa propria in corso Re Umberto, a soli 13 numeri di distanza dalla casa di Meroni. 20.000 persone parteciparono ai suoi funerali, e il lutto scosse la città. Dal carcere delle Nuove di Torino alcuni detenuti raccolsero soldi per mandare fiori. La stampa sembrò per un attimo perdonare la bizzarria contestata in vita, ma la Chiesa si oppose al funerale e criticò aspramente don Francesco Ferraudo per aver celebrato il funerale di un “peccatore pubblico” con riti religiosi.

Il quotidiano torinese La Stampa si unì alle richieste dei prelati, e si raccolse un movimento d’opinione per chiedere provvedimenti disciplinari contro il sacerdote. La settimana dopo il funerale, la squadra del Torino avrebbe affrontato la Juventus nel derby piemontese. Tra il silenzio funereo delle tifoserie di entrambi gli schieramenti, il campo fu inondato di fiori da un elicottero, che furono raccolti poi sulla fascia destra, quella di competenza del giocatore deceduto. Nestor Combin, un attaccante argentino molto amico di Meroni, insistette per giocare nonostante la febbre che lo aveva colpito pochi giorni prima. In memoria dell’amico, lottando con furia, al terzo minuto segnò un gol, e raddoppiò al settimo, per poi firmare una tripletta al 15° della ripresa. Il quarto gol fu segnato dal successore di Meroni, il nuovo numero 7, Alberto Carelli. È il miglior risultato ottenuto ad oggi in un derby, e ha metaforicamente vendicato i sette derby senza vittorie giocati da Meroni.

GIGI MERONI E LA SENTENZA

Gigi Meroni con uno dei suoi quadri

Gigi Meroni con uno dei suoi quadri

Il Torino chiese all’assicurazione di Romero un rimborso per i danni patrimoniali causati dalla perdita del giocatore. All’epoca era un fatto quasi inedito, e i precedenti tentativi (sempre del Torino, dopo Superga), erano stati respinti dai giudici che non avevano riconosciuto il plusvalore rappresentato dall’investimento della squadra in un giocatore di classe. Nel 1971 la sentenza stabilì che si sarebbe dovuto erogare un risarcimento: la decisione, storica, marcò un netto cambiamento di posizione nel tema dei rimborsi per sinistri. L’arrivo alla presidenza di Romero, nel 2000, espose la società ad aspre critiche da parte dei tifosi che in parte attribuivano ancora al neopresidente la responsabilità dell’accaduto. Secondo la compagna di Meroni, con l’arrivo di Romero il Torino smise di mandare fiori sulla tomba del giocatore nel giorno del suo compleanno, una tradizione che resisteva da oltre 30 anni. Ancora oggi in occasione di vittorie della squadra, è usanza di una parte della tifoseria andare a porgere omaggio nel punto dove Meroni fu investito. 

IL RICORDO DI GIGI MERONI

Gigi Meroni con la sua gallina

Gigi Meroni con la sua gallina

In occasione del quarantesimo anniversario della morte è stato collocato un monumento nel luogo in cui è avvenuto l’incidente. A Meroni sono stati dedicati vari libri – tra cui quello di Nando Dalla ChiesaLa farfalla granata – e una canzone:Chi si ricorda di Gigi Meroni? degli Yo Yo Mundi.

A suo nome sono stati intitolati diversi club sportivi e il ricordo di un calciatore che avrebbe potuto dar molto al calcio italiano rimane immutato. Meroni aveva un vezzo, usava presentarsi al campo d’allenamento, con una gallina al guinzaglio. A volte lo faceva anche solo per tenere su il morale della squadra.

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