Sochi, le olimpiadi più sorvegliate della storia

olimpiadi di sochi le più sorvegliate della storia

Gli Usa inviano due navi da guerra, la Francia agenti delle unità speciali. E intanto 100mila uomini e 11mila telecamere a circuito chiuso stringeranno la località russa in un “anello d’acciaio”.

 

Quelle di Sochi saranno le Olimpiadi invernali del terrorismo? A poco meno di due settimane dal via la situazione è tesa e sulla località del Krasnodar aleggia lo spettro di Doku Umarov, il fondatore dell’Emirato del Caucasoe leader della lotta armata ceceno-islamistanella falcidiata regione.

A parte il tormentato percorso di avvicinamento – vedi alla voce Volgograd – è arrivato anche un rapporto dell’istituto di analisi moscovita Caucasian Knot: lo scorso anno il numero degli attentati dinamitardi suicidi è aumentato e, di pari passo, si è impennata anche la cifra delle vittime tra i civili a causa dell’azione di contrasto della polizia e delle altre divisioni di sicurezza. “La maggior parte delle vittime tra i civili è da imputare a operazioni delle forze dell’ordine più che ad azioni terroristiche”, ha spiegato Grigory Shvedov, direttore dell’istituto. Nel frattempo proprio in questi giorni diversi comitati olimpici nazionali, fra cui quello italiano, ungherese, sloveno e internazionale, hanno ricevuto e-mail di minacce. Presto derubricate dal quartier generale di Losanna in “messaggi aleatori”.

Per atleti e addetti ai lavori sarà davvero “un’Olimpiade da prigionieri”, come ha commentato il direttore tecnico della nazionale maschile di sci Claudio Ravetto? Sembra proprio di sì. La località sarà infatti blindata, un autentico “anello d’acciaio”, come l’hanno definito alcuni ufficiali del Cremlino, a cui si accederà da tre checkpoint principali:30-40mila gli uomini che la presidieranno oltre a duemila legati alla Protezione civile.

Queste, almeno, le cifre ufficiali: alla fine dovrebbero in realtà toccare quota 100mila persone, compreso un gruppo da 10mila ribattezzatoOperations Group Sochi. Dal cielo arriverà una mano grazie alle informazioni satellitari ma anche a due nuovi droni e agli elicotteri dell’esercito. Anche le acque del mar Nero sono presidiate da tempo da imbarcazioni veloci della Marina: nello stesso specchio, o poco oltre, arriveranno anche due navi da guerra americane per eventuali evacuazioni. Il team americano è decisamente sotto stress: il dipartimento di Stato ha stato perfino consigliato agli atleti di non indossare le divise ufficiali al di fuori di spazi accreditati e protetti.

Non basta: per l’occasione la Russia ha addirittura modificato i confini con la vicina regione georgiana separatista dell’Abkhazia– che pure ha riconosciuto – una delle due repubbliche autoproclamatesi indipendenti dopo la guerra d’Ossezia del 2008. Il limite sarà arretrato di alcuni chilometri per dare vita a una specie di zona cuscinetto presidiata da alcuni battaglioni della 58esima corpo d’armata russa in grado di filtrare uomini, mezzi e merci: Sochi si trova ad appena trenta chilometri da quella che è considerata l’ultima tappa della catena caucasica che potrebbe veicolare kamikaze ed esplosivi, fra confini inaffidabili e scarsi controlli, dal Daghestan o dalla Cecenia fino agli impianti sportivi via Inguscezia, Ossezia del Nord, Kabardino-Balkaria e Circassia. A nulla sono valse le proteste georgiane.

Se la maggior parte dei Paesi europei, pur con sfumature diverse, non ha azioni dirette a tutelare la sicurezza di atleti e turisti e non può che affidarsi a quanto predisposto dal Paese ospitante, altri stanno mettendo a punto le proprie contromisure. I francesi, per esempio, spediranno in Russia agenti del Gign, il gruppo speciale della Gendarmeria, del Raid, unità tattica antiterrorismo della Polizia, e del Dgse, i servizi di sicurezza esteri. Anche ufficiali e funzionari del ministero degli Esteri britannico hanno alzato l’attenzione sulla possibilità di attentati.

Il sistema di sicurezza e sorveglianza messo in piedi dai russi è d’altronde in grado di monitorare i movimenti di chiunque si trovi nell’area. Roba da 11mila camere a circuito chiuso, record assoluto per un evento del genere. Tanto da aver perfino sollevato più di una perplessità in tema di privacy: “I servizi segreti russi sono ossessionati dall’idea del controllo totale– racconta Irina Borogan, giornalista investigativa per la testata moscovita Agentura.

Le sue indagini e i suoi saggi hanno provato la capacità del governo russo di registrare non solo metadati ma anche conversazioni telefoniche traffico Web, social inclusi. Un mini Prism in salsa olimpica – in realtà si chiama Sorm, più o meno Sistema di misure operativo-investigativo, eredità del KGB rimesso a nuovo dal 2010 – destinato soprattutto ai momenti clou della kermesse, compresa la cerimonia inaugurale con Vladimir Putin. Internet sarà dunque un libro aperto, provider e operatori hanno spalancato wi-fi e reti all’Fsb, i servizi russi. I dati saranno memorizzati per tre anni. La sorveglianza sarà talmente invasiva che sempre il dipartimento di Stato americano ha consigliato chiunque si rechi a Sochi di non lasciare in memoria su Pc e tablet documenti sensibili o altri file del genere.

Si tratta delle prime Olimpiadi nelle quali la minaccia terroristica è seria, in cui alcuni gruppi hanno dichiarato la volontà di mandare all’aria l’evento” dice David Wallechinsy, presidente dell’International Society of Olympic Historians. “Negli eventi precedenti, come Monaco 1972 o Atlanta 1996, non c’erano stati avvertimenti”.

In effetti la dichiarazione di guerra ufficiale è stata lanciata proprio sei mesi fa da Umarov e i servizi segreti temono che gli attentati dei mesi scorsi in Daghestan, ma anche nel non troppo lontano territorio di Stavropol, non siano stati che tentativi di distogliere l’attenzione dall’area del villaggio olimpico.

Riuscirà l’apparato messo in piedi da Putin e dal direttore dell’Fsb Alexander Bortnikov a fermare le vedove nere?