Siamo davvero un paese di giocatori?

Qualche giorno fa è uscito sul Corriere della Sera un articolo, firmato dal noto giornalista Sergio Rizzo (uno dei due autori de “La Casta”) che ha creato un certo allarmismo, visti i dati che venivano diffusi. Pare infatti che l’Italia, pur avendo solo l’1% della popolazione mondiale, rappresenti il primo mercato al mondo per casinò e scommesse sportive online, con il 22% del giro d’affari globale. L’Italia sarebbe quindi un popolo di incalliti scommettitori, riuscendo a fare le scarpe a paesi ben più popolosi, compresi Stati Uniti, Cina e India. Ma siamo davvero così? Questo dato ci può essere di aiuto a definire una situazione di allarme sociale?

 

In una nazione come l’Italia, in cui internet non è poi così diffuso, già il dato di per sé non convince: possibile che siamo afflitti da un potente digital divide, ma allo stesso tempo giochiamo online di più che in USA? Detto in altri termini, i dati devono essere letti nella maniera giusta. Innanzitutto, perché in questa classifica siamo al primo posto, seguiti da Francia a Regno Unito, mentre gli Stati Uniti non ci sono?

CS-William-Hill_Bingo1Semplice: negli Stati Uniti le scommesse sportive online, così come casinò e poker giocati via internet, non sono legali, quindi non ci sono dati ufficiali disponibili. Le scommesse sportive online in Italia disponibili su William Hill e altri siti autorizzati AAMS sono tutte tracciate e controllate dallo stato italiano, in quanto operano in base a licenze rilasciate in Italia.

Negli Stati Uniti, dove scommesse sportive e casinò online sono illegali, non ci sono dati ufficiali, anche se i giocatori americani possono benissimo collegarsi a siti offshore e giocare i loro soldi in siti non autorizzati, con conseguenti maggiori rischi.

Sono quindi dati non confrontabili tra loro ed il fatto che l’Italia risulti prima al mondo è solo per questo motivo: si tratta quindi di un settore in cui ogni stato ha le proprie leggi e diverse tassazioni, per cui i dati sono difficilmente comparabili.

Non sono nemmeno confrontabili i dati dell’Italia con quelli della Francia e tantomeno con quelli del Regno Unito, dove i giocatori ricorrono spesso a piattaforme di gioco offshore.

Per avere dati certi e confrontarci con altri paesi, dovremmo quanto meno avere un quadro normativo europeo di riferimento ed una legislazione quanto più possibile uniformata: fino ad allora, creare allarmismo basandosi su dati non correttamente letti e contestualizzati non aiuta a definire la situazione delle scommesse sportive online e dei giochi in Italia.

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