Premier League 2011, un Italian Job per il WBA di Di Matteo

Roberto Di Matteo, ex Lazio e Chelsea, sta guidando il WBA nei piani alti della Premier League 2011. Dopo una carriera di infortuni e rivincite, ora ha la sua occasione.

 

di Federico Succi

WBA_DI_MATTEOIl campionato inglese è sempre più un Italian Job. Il Chelsea di Ancelotti è nuovamente in testa alla classifica, dopo la vittoria dell’anno scorso. Il Manchester City di Mancini sembra che stia assorbendo bene le idee del mister italiano. Ma c’è una squadra, che tutti all’inizio davano per spacciata e che, contro ogni previsione, si è insediata nelle prime posizioni: il WBA di Roberto Di Matteo, che peraltro nelle prime giornate ha già affrontato il Chelsea e battuto l’Arsenal.

Nella prima di campionato il WBA è stato travolto dalla corazzata di Mister Ancelotti con un punteggio tennistico: il tabellone recitava 6-0 alla fine del match. Come da tradizione inglese i due tecnici si stringono la mano a fine partita, e pare che Di Matteo abbia detto ad Ancelotti “per fortuna che siamo amici, altrimenti cosa sarebbe successo?”, e l’ex allenatore del Milan ha risposto così “però giocate bene”, senza prese in giro. Forse era l’unico che si era accorto delle potenzialità di quella squadra.  Probabilmente non tutti lo sanno ma la carriera di allenatore di Di Matteo, seppur breve, gli ha già regalato qualche soddisfazione.

È, infatti, solo nel luglio del 2008 che accetta di sedere per la prima volta sulla panchina del Milton Keines Dons, terza serie inglese, prendendo il posto di Paul Ince, altra conoscenza del calcio italiano. Il Milton inizia a risalire posizioni in classifica arrivando a giocare i playoff dove purtroppo vennero sconfitti. Nel 2009 si siede sulla panchina del WBA, seconda serie inglese, ed è qui che nasce la favola. Vincono il campionato praticando peraltro un gioco molto divertente che a tratti ricorda quello della Roma di Spalletti, applicando anche gli insegnamenti derivanti dai suoi ex allenatori. Il resto è storia recente con il WBA che, dopo 7 giornate, è quarto in classifica a pari punti con Arsenal e Totthenam. Sembrerebbe che la strada da allenatore possa riservargli molte soddisfazioni, forse maggiori di quelle che ha ottenuto da calciatore.

Una carriera, quella di Di Matteo, costellata di alti e bassi. Ha iniziato a giocare in Svizzera come difensore, militando nello Sciaffusa (paese che lo ha visto nascere), Zurigo e Aarau e mettendosi in mostra come uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico tanto da ricevere anche la proposta di convocazione nella Nazionale Elvetica, proposta peraltro rifiutata. Anni dopo motivò la sua decisione così “Giocavo in Serie B, occupando un posto da straniero. Mi dissero:“ potrai fare molta più carriera diventando svizzero. Ma io avevo già deciso: sarei rimasto italiano anche per fare l'operaio, sarei tornato in Italia pure per lavorare in fabbrica. Non l'ho fatto per calcolo”. Nel 1993 si trasferisce alla Lazio di Dino Zoff e nel debutto contro il Foggia dopo 60 minuti circa fu chiamato a sostituire Gascoigne. Da allora non uscì più fino alla trentesima di campionato dove ebbe un grave infortunio che gli provocò la frattura del gomito destro.

L’anno dopo nonostante il cambio in panchina che vide Zeman sostituire Zoff, Di Matteo giocò sempre titolare formando un trio di centrocampisti, con Winter e Fuser, altamente valido. Nonostante ciò il suo rapporto con il tecnico boemo non era idilliaco, e per questo a fine stagione viene ceduto al Chelsea dove nel 1998 contribuì al trionfo in Coppa delle Coppe, riportando i Blues ad una vittoria di prestigio dopo tanti anni. Ed è forse in questo momento che inizia a scattare l’amore per il calcio inglese. Nel 2000 durante una partita di Coppa Uefa si infortuna giocando contro gli svizzeri del San Gallo (quando si dice corsi e ricorsi storici).

Lo stop gli causa una frattura di tibia e perone, costringendolo ad una operazione ed un lungo periodo di riabilitazione. Purtroppo per lui l’intervento non andò a buon fine e nel giro di venti giorni il calciatore fu costretto a tornare per ben tre volte sotto i ferri. Dopo un paio di mesi le operazioni erano salite a dieci e i risultati non furono comunque quelli sperati, pare anche a causa degli enormi danni alle fasce nervose ed ai tendini. Nonostante i suoi numerosi tentativi di riprendere l’attività agonistica, Di Matteo si rende conto di non avere più sensibilità al piede sinistro e così nel 2002 decide di annunciare il suo ritiro. Ma il suo rapporto con il calcio non può finire così e inizia a studiare da allenatore e nel 2008 inizia la sua carriera su una panchina. Speriamo che brilli sempre di più.

In bocca al lupo Mister.

 

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