Il Fair play finanziario entra in vigore ma i club si sfidano a suon di acquisti da urlo

Nell’anno in cui dovrebbe entrare in vigore la regola “niente bilanci in regola niente Europa”, i club europei si svenano per gli acquisti – Il Monaco ha già sborsato 130 milioni per Falcao, Moutinho e Rodriguez – Il City potrebbe spenderne 60 per Cavani – Solo in Italia austerity dominante…

 

Da qualche parte tra la crisi globale e il Financial Fair play deve esserci stato un corto circuito. Dopo estati a fare i conti, a languire dietro mercati stanchi persti_cazzi_del_far_play_finanziario aspettare il trasferimento con il botto che non arriva mai, all’improvviso ci si ritrova davanti agli acquisti folli di mezz’Europa.

La compravendita ufficiale si apre solo il 9 giugno, ma il Monaco del controverso e tormentato russo Dmitry Ryboloviev ha già scucito 60 milioni per Radamel Falcao senza neanche trattare troppo. Non è neppure la prima spesa per il club guidato da Ranieri e appena tornato in Ligue 1. Hanno pagato quasi 70 milioni per Joao Moutinho e James Rodriguez, un bel compri due e paghi tre del Porto accettato giusto per chiudere l’affare prima dell’arrivo della concorrenza.

E per rendere chiaro che questi assegni, per un totale da 130 milioni, sono solo l’inizio hanno persino offerto 25 milioni per avere Marchisio. Già polverizzato il record di spese dell’anno scorso del Paris Saint Germain, i 49 milioni stanziati nel 2012 per avere Thiago Silva sembravano follia e oggi sono il prezzo medio di ogni firma che conti. Tra l’altro proprio il Psg, con capitale del Qatar, medita rilanci pesanti per confermare lo strapotere in campionato.

Russi e arabi che si contendono la supremazia eppure è troppo semplice liquidare la tendenza al rialzo con l’etichetta «nuovi ricchi», qui si parla di ricchi e basta perché un club che non brilla esattamente per i bilanci in regola come il Barcellona ha bruciato 35 milioni per assicurarsi Neymar, ultimo astro del pallone. e una squadra attenta come il Bayern Monaco ha messo a libro paga il tecnico più pagato al mondo, Pep Guardiola, pronto a tornare in attività per la modica cifra di 8 milioni a stagione, e ha addirittura liquidato la clausola rescissoria di Mario Goetze, strappato ai rivali del Borussia Dortmund per 37 milioni.

Le clausole erano confini invalicabili fino a oggi, un tempo parte del cartellino (vedi alla voce Ronaldo con passaggio record dal Barcellona all’Inter nel 1997) all’inizio del nuovo secolo sono diventati veri divieti. Messi non è mai stato considerato cedibile proprio perché tutelato dalla clausola, molto più di un’assicurazione. Adesso non basta e a rompere il tabù, a pagare più del dovuto pur di infastidire il prossimo, è proprio la società modello, il Bayern Monaco che si lamenta perché i proprietari stranieri fanno lievitare il banco senza rispettare le regole.

Il calcio è sempre stato allergico alle ristrettezze, tende al gigantismo. In questi ultimi oculati mercati c’è stato chi ha dovuto comunque strafare. Il Chelsea di Abramovich cercava un nome, il Manchester City degli emiri credibilità, hanno investito il doppio degli altri per trovare un posto dentro al gioco. Anomalie, invece ora siamo davanti a un virus che si diffonde.

Il City sta cercando di strappare Cavani al Napoli, base d’asta 30 milioni, evidentemente trattabili visto che De Laurentiis non vuole scendere sotto i 60. Disti_cazzi_del_far_play_finanziario_2 nuovo il Bayern corteggia Robert Lewandowski, altro talento valorizzato dal Borussia e altro uomo che in realtà, a cifre normali, non sarebbe su piazza. I milioni rompono la logica, non si parla più di vivaio, di scout in grado di stanare promesse da crescere, al momento si compra e basta. Persino il parsimonioso Arsenal, stufo di non vincere nulla, ha stabilito un budget di 70-75 milioni per la campagna acquisti e lo ha pubblicizzato per calmare i tifosi in ansia.

L’Italia sembra immune. In attesa di capire se Moratti cederà davvero la maggioranza, o l’intero pacchetto, agli indonesiani, non ci sono oligarchi dei mercati emergenti con cui confrontarsi e si basano ancora le trattative sullo scambio, il prestito, lo sconto. Restiamo a guardare travolti dall’ondata spendacciona proprio nell’anno in cui la prova bilanci voluta da Platini dovrebbe diventare operativa. Chi sgarra starà fuori dall’Europa, ma l’Europa del pallone si è riscoperta ricca. E si diverte.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Dagospia.com

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