Daniele De Rossi e il suo amore per la maglia non corrisposto

Uno dei centrocampisti più forti del mondo insieme a Xavi, Lampard e Gerrard e uno dei pochissimi top player rimasti in Italia rischia seriamente di essere ceduto. E società e tifosi sono i primi a non volerlo più.

 

di Giacomo Cangi

de_rossi_scaricato_dalla_romaIn queste ore sul web rimbalzano molte notizie o presunte tali: “La Roma gli ha in pratica fatto capire che se dovesse arrivare un’offerta la prenderebbe (di nuovo) in considerazione” (roma. corriere.it); “De Rossi sempre più vicino al Psg” (sport.panorama.it); “diventerà più semplice per il vicecapitano della Roma dire addio. Magari già a gennaio” (ilmessaggero.it).

Ma quello che é Roma e la Roma per Daniele De Rossi la stragrande maggioranza dei giornalisti non lo può capire. Per un ragazzo nato e cresciuto nella città eterna che é sempre stato tifosissimo della squadra giallorossa arrivare a giocare in quello stadio é qualcosa di indescrivibile. Molti tifosi dopo l’episodio del derby lo hanno scaricato. Ma la domanda che sorge spontanea é come si fa a scaricare quel ragazzino che a 21 anni, dopo il gol del 3-3 all’Inter, corre sotto la Sud a baciare la maglia? Come si fa a scaricare chi quando la Roma segna esulta come un tifoso, quel ragazzo che ha rinunciato ai fanta milioni di sceicchi vari per amore di quella maglia? Come si fa a scaricare un giocatore che dichiara “La Roma la amo troppo, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare le orecchie alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma”, “Ho un solo rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera”.

Nessuno mette in dubbio il fatto che dando quel pugno a Mauri abbia sbagliato perché la squadra sotto 2-1 aveva un incredibile bisogno di lui, e in 10 sarebbe stato enormemente più complicato riacciuffare la partita. Ma anche Francesco Totti ha sbagliato in passato, eppure non ha ricevuto le stesse critiche. Forse Daniele é reo di aver tenuto in sospeso l’anno scorso tutti i tifosi sulla sua decisione di rinnovare o meno il contratto. Come se prendere in considerazione offerte che ti permetterebbero di guadagnare di più e di avere più probabilità di vincere qualcosa di importante fosse un sacrilegio. Anche Totti prese in considerazione l’offerta del Real Madrid. Ma l’importante è stata la scelta finale.

Sicuramente la società non si sta comportando benissimo con lui, così come alcuni tifosi. Entrambi probabilmente confondono le colpe di De Rossi con quelle di un allenatore che durante il pre-campionato diceva di lottare per lo scudetto e che ora sta sotto l’Atalanta che é partita anche  con due punti di penalizzazione. Un allenatore che invece di inseguire i tre punti ogni domenica, insegue utopie e un’idea di calcio perdente ed ottusa. Daniele, che non ha mai nascosto il fatto di voler mettere qualcosa in bacheca, non può che essere il primo deluso. E quando ti ritrovi a perdere anche il derby con il capitano della Lazio che ti strattona la maglia può capitare di perdere il controllo.

Non dovrebbe, perché comunque stiamo parlando di professionisti e di uomini che sono degli esempi per tanti ragazzi. Si è reso conto dell’errore, ha chiesto scusa, si becca i suoi tre turni di squalifica. Ma la cosa dovrebbe finire qui. E invece una società ipocritica che un anno fa gli prometteva un ruolo da protagonista sempre e comunque e dei tifosi che messi faccia a faccia con Mauri farebbero la stesa cosa che ha fatto lui, lo mettono addirittura sul mercato. Gli stessi tifosi che, il giorno dopo che la società decidesse di accettare un’offerta per il numero sedici giallorosso, rimprovererebbero la società con critiche feroci e che, alla prima partita, lo rimpiangerebbero.

Qualche tempo fa in Sud era fisso uno striscione: “UNDICI DE ROSSI”. Bisognerebbe riproporlo adesso perché, c’è da scommettersi, se tutti i giocatori della Roma giocassero con la sua stessa grinta e voglia di vincere, a quest’ora la Roma starebbe in ben altre posizioni di classifica. Ma forse quando società e tifosi se lo ricorderanno sarà troppo tardi.

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