CHAMPIONS & CAMPIONATO/ Quando il fascino dell’Europa diviene lacerante tempesta…

I dolori del Vecchio Doria. Sei punti in tredici partite nel girone di ritorno, quattro sconfitte casalinghe consecutive (cinque se si considera il derby recuperato il 16 febbraio), progressivo inabissamento in classifica e un allenatore sostituito. Pare inarrestabile la crisi della Sampdoria, che non ha un organico da retrocessione anche dopo il pessimo mercato invernale, ma che proprio per questa ragione rischia la serie-B più delle rivali.

di Tommaso Nelli

Campionato-e-Champions-LeagueGià, perché lo scorso 24 agosto i blucerchiati erano a un passo dall’accesso alla fase a gironi della Champions League. Prima che un tiro da fuori di Rosenberg al 93.mo interrompesse la magia, spezzata nei supplementari da Pizarro. Otto mesi dopo, quel 3-2 al Werder Brema pare l’inizio di un declino il cui peccato originale è dibattuto tra sequela di errori o nient’altro che avversa fatalità. In attesa di un’analisi completa, possibile solo al termine del campionato, ripercorrendo la storia degli ultimi dodici anni, da quando anche il quarto posto significa Champions League, si scopre che il club di Garrone sta vivendo un momento molto simile a quelli di Parma (2001) e Chievo (2006).

Anch’essi giovani amanti irretiti dalla bellezza della massima competizione europea, che incanta e ammalia al punto da far perdere la testa. Se non si è esperti nocchieri – come Milan, Inter o, in misura minore, Lazio e Fiorentina – è forte il rischio di venire travolti dall’appeal di un torneo appetitoso, che però rischia di tramutarsi in frutto tantalico e costringere lo spasimante di turno a tempestosi terremoti con il proprio “io”.

Emblematico il caso del Chievo Verona. Giunto settimo al termine della stagione 2005/06, i gialloblu allenati all’epoca da Bepi Pillon si ritrovarono al quarto posto in seguito alle vicissitudini di Calciopoli – penalizzazioni di Lazio e Fiorentina, retrocessione in serie-B della Juventus. Ancor prima di fare campagna acquisti, la dirigenza aspettò l’eventuale qualificazione ai gironi della Champions League. Che non arrivò. Galeotta fu la Bulgaria e il Levski Sofia. Una delusione enorme. Di quelle che rimangono nella testa e alimentano l’illusione di sentirsi ‘bravo’ per definizione, quando invece la bravura è figlia del lavoro e dell’impegno. Finché cinque sconfitte e un pareggio in sei giornate di campionato non inducono a richiamare il Maestro delle elementari. Ma un Gigi Del Neri non può bastare. Perché il recupero della mentalità operaia fa a pugni con le preoccupazioni di una classifica deficitaria, che innervosisce e induce all’errore ripetuto fino alla bocciatura in serie-B.

Dal gialloblu al… gialloblu. Ma della via Emilia. Parma, estate 2001. Dopo il quarto posto in rimonta a cura di Renzo Ulivieri, trentatré punti in diciotto partite, avvisaglie dell’imminente crac Parmalat con i Tanzi che in estate cedono Buffon, Thuram, Sergio Conceiçao, Fuser e Marcio Amoroso. Al loro posto: Frey, Djetou, Diana, Marchionni e Hakan Sukur. Risultato? Eliminazione al preliminare di Champions a causa di un Lille non irresistibile. Fu il prologo a un primo quadrimestre inguardabile; al pagellino di novembre, risoluzione del contratto con Ulivieri in favore del turistico Passarella (cinque partite e cinque sconfitte per una buonuscita di cinque miliardi delle lire di allora) finché toccò al professore dei portieri, Gedeone Carmignani, prendere in mano la gestione e guidare i ragazzi verso un salvezza assicurata dai gol di uno scatenato Marco Di Vaio.

Tanto bella da rimanerne pietrificati. Anche se la giochi, la Champions può lasciare ferite interiori profonde da rimarginare. Nel 2005 l’Udinese, alla sua prima partecipazione, sfiorò la qualificazione agli ottavi di finale, eliminata a pochi minuti dal termine dell’ultima partita del girone dal Barcelona futuro vincitore del trofeo. Seguirono mesi bui e due allenatori prima che il paziente Galeone indirizzasse la barca verso le acque tranquille della classifica.

Femme fatale che ti attrae con le sue prospettive di fama e gloria, che ti seduce con il suo fascino per aver ospitato club che hanno fatto la storia del calcio (Ajax, Barcelona, Milan, Bayern Monaco, Real Madrid, Manchester United, Liverpool) per chi si ritrova a viverla come primo amore la Champions League va affrontata con personalità, razionalità e memoria nitida delle proprie origini: ricordarsi da dove si viene e non snaturare la propria identità. Perché subire la Champions, pensare improvvisamente che un Gastaldello è bravo quanto un Puyol, equivale a cadere nella trappola del voler bruciare i tempi. Ma la Champions non dà una seconda possibilità. La Champions volta le spalle sul più bello e ti lascia in mezzo a una strada.

Dissolta la magia, la carrozza ritorna zucca e, da principessa di corte, Cenerentola si ritrova a ricamare davanti il camino di casa. Dove il fuoco sta perdendo d’intensità e c’è il rischio che anche la serie-A vada in cenere.

 

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