CALCIOSCOMMESSE/ “Ho fatto autogoal per 300 mila euro”. Campionato di serie A falsato: la ricostruzione dell’inchiesta

Una nuova calciopoli è stata scoperta dalle procure di Cremona e Bari. La prima ha scoperto un giro di match venduti al miglior offerente per gestire a modo proprio il calcio scommesse. L’uomo chiave, attraverso il quale sono state scoperte le cose, è lo zingaro Hristian Ilievski. In quella pugliese sono scattate le manette per Andrea Masiello, ex terzino del Bari, che ha confessato: “Ho fatto autogoal per 300 mila euro”. 

di Viviana Pizzi

calcioscommesse_masiello_arrestatoPotrebbe essere una nuova calciopoli. Si parla di un intero campionato (il torneo 2010-2011) interamente falsato. Da gare per la lotta a non retrocedere fino alla qualificazione all’Europa League. Tutto passando per 14 partite in cui ci sarebbero stati dei condizionamenti. L’inchiesta partita dalla procura della Repubblica di Cremona sarebbe partita da scommesse da bar ma poi piano piano si è allargata a macchia d’olio coinvolgendo anche la gara Lazio- Genoa terminata con il risultato di 4-2 per la squadra di casa. Successivamente un’inchiesta simile è partita anche da Bari. Dove nella notte è stato arrestato anche l’ex terzino del Bari, ora in forza all’Atalanta, Andrea Masiello.  Secondo la procura pugliese il suo comportamento non sarebbe stato limpido in occasione del derby Lecce – Bari. La gara permise ai salentini di guadagnare la salvezza sul campo del Bari con un turno di anticipo.  Sempre secondo l’accusa  Masiello avrebbe venduto per 300mila euro  il match.

Per rendere la vittoria di giallorossi più evidente segnò anche un clamoroso autogol. Agli atti anche il coinvolgimento di alcuni esponenti della tifoseria organizzata che avrebbero fatto pressioni con i giocatori perché perdessero la gara con il Cesena, sulla quale scommisero. Sono una novantina le pagine dell’ordinanza emessa dalla Procura di Bari. A quanto si è appreso tre degli arrestati sono stati rinchiusi nel carcere locale, e tra questi oltre ad Andrea Masiello, figurano i suoi due amici-scommettitori che sono difesi dall’avvocato Russo Frattasi. Nell’ordinanza risultano anche numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali. Le due inchieste si intrecciano tra loro in un crescendo di illegalità che fa tornare il calcio italiano ai tempi bui di calciopoli. Quando la Juventus fu retrocessa in serie B e Milan e Fiorentina ebbero pesanti penalizzazioni per partite truccate. Comportamenti scorretti per muovere a proprio piacimento i soldi di scommesse da bar e accessi ai tornei europei che per le società di serie A significano diritti televisivi, sponsor, visibilità e quindi tanto denaro.

L’INCHIESTA DI BARI – Iscritti nel registro degli indagati Daniele Portanova (difensore del Bologna), Alessandro Parisi (difensore del Torino), Simone Bentivoglio (Samp), Marco Rossi (Cesena), Abdelkader Ghezzal (Cesena), Marco Esposito, Antonio Bellavista e Nicola Belmonte (Siena). Nel registro degli indagati ci sono anche i nomi del factotum barese Angelo Iacovelli, tre ristoratori – Nico De Tullio, Onofrio De Benedictis e Francesco De Napoli – ritenuti complici dei calciatori, scommettitori e loro amici: Arianna Pinto, Giovanni Carella, Fabio Giacobbe, lo “zingaro” Victor Kondic, Leonardo Picci e l’albanese Armand Caca.

IL GIP – Quando è partita la truffa più calciatori del Bari, erano ormai sul mercato grazie a una stagione calcisticamente disastrosa. La serie B era già una realtà quando si è cominciato a perdere “per forza” :. Secondo il gip di Bari  Giovanni Abbattista , alcuni calciatori biancorossi vendevano le partite che disputavano “anche contemporaneamente su più tavoli, sia che gli interlocutori fossero stranieri (zingari come per Palermo-Bari, ndr) senza scrupoli, sia che si trattasse di allibratori, faccendieri e ristoratori locali, della cui compagnia, peraltro, gli atleti biancorossi, o almeno alcuni di essi, erano soliti circondarsi”. “D’altra parte – annota il giudice – la stagione calcistica si era rivelata oltremodo fallimentare, si profilava il rischio concreto di non vedersi più elargire gli stipendi da parte della società che era in crisi, dopo la retrocessione le quotazioni di mercato – questa volta inteso propriamente come mercato calcistico – dei singoli giocatori erano in intuibile ribasso e nella singolare interpretazione, affetta da distorta logica machiavellica, delle proprie prestazioni resa da parte di simili atleti professionisti il fine di lucro giustificava pur sempre il mezzo”. Solo il portiere Gillet, ora al Bologna, rifiutò le proposte che gli arrivarono. Sempre secondo le 93 pagine dell’ordinanza del gip una volta che il Bari è retrocesso matematicamente anche gli stessi ultrà baresi per lucrare sulle scommesse, avevano imposto ai loro giocatori di perdere le partite in modo da vincere puntando sulla sconfitta dei loro ex beniamini. Un modo di fare che poco si mischia all’amore per la propria squadra. Poco con lo sport e molto col denaro.

L’INCHIESTA DI CREMONA – L’uomo di punta si chiama Hristyan Ilievski. La squadra mobile di Cremona lo ha soprannominato lo zingaro e di lui si legge in parecchie pagine dell’informativa. Era sempre in giro per gli stadi e per i ritiri delle squadre di calcio per comprare calciatori e partite.

Per trovare la prima delle risposte è sufficiente sezionare una delle partite che – come documenta una nota di tre pagine depositata agli atti dal procuratore di Cremona, Roberto di Martino – ne è il paradigma: Lazio-Genoa. Il giorno del match, 14 maggio 2011, Ilievski va al campo di allenamento della Lazio, a Formello, vicino Roma. Con lui ci sono il suo inseparabile guardaspalle e l’ex giocatore Alessandro Zamperini (ottimo amico di molti calciatori di serie A, tra i quali anche il laziale Stefano Mauri). In tasca ha un telefonino con scheda intestata a un nome di fantasia: Victor Kondic.

L’analisi del traffico sulle celle della compagnia telefonica non lascia dubbi: Ilievski è a Formello alle 12:10, quando ancora il pullman della Lazio non ha lasciato il parcheggio diretto allo stadio Olimpico e i giocatori sono ancora dentro l’impianto. E qui rimane per circa un’ora. Intorno alle 12:42, il suo telefonino comincia a contattare il numero personale di Tan Seet Eng, capo dell’ organizzazione di scommettitori che vive a Singapore. Un tipo che ama le suite a 5 stelle, le ciabatte e il lusso pacchiano. Ma, soprattutto, che – secondo il pentito Perumal (membro dell’organizzazione asiatica, arrestato in Finlandia) – è capace di spostare scommesse per un milione di euro su una partita di serie A in tre minuti.

Quindici, se il match è di serie B.  Lazio-Genoa non è un unicum. Il format Ilievski si ripete identico in almeno altre cinque partite. Lecce-Lazio (lo “zingaro” è all’ Hilton di Lecce dal 20 al 23 maggio 2011), finita con un rocambolesco “over” (2-4 il risultato finale).

C’è anche Brescia-Bologna (3-1). Una settimana prima del match, al telefono, uno degli uomini del giro degli zingari dice: “Mi hanno detto che il Brescia con il Bologna prenderà tutto”. Dice un investigatore: “Le prove che abbiamo raggiunto su queste sei partite ci consentono oggi di dire con ragionevole certezza che ce ne sono almeno altre otto, di cui parlano i pentiti e abbiamo traccia nelle intercettazioni telefoniche, che sono state aggiustate nello stesso modo”. Sono Napoli-Sampdoria (4-0); Brescia-Chievo (0-3); Brescia-Bari (2-0); Genoa-Roma (4-3); Bari-Chievo (1-2); Parma-Bari (1-2); Chievo-Sampdoria (0-0). Ce ne sarebbe anche un’altra: Inter-Lecce (1-0).

IL COLLEGAMENTO TRA LE DUE INCHIESTE – Lo zingaro è intervenuto personalmente anche in gare che hanno riguardato la compagine barese. Si tratta di Bari-Sampdoria 0-1, di cui si “occupa” l’ ungherese Lazlo, a Bari, dalla vigilia al giorno successivo la partita come dimostrano le celle telefoniche riscontrate dalla polizia ungherese in un’ informativa trasmessa in Italia. Bari-Roma 2-3, quando racconta il giocatore pentito Andrea Masiello, “gli zingari vennero sotto casa a chiedermi di far terminare la partita in “over”. Gli dissi di “no”. Loro mi dissero che avevano già convinto gli altri”. La domenica dopo, il Bari va a Palermo (1-2) e gli “zingari”, che sono in Sicilia, catechizzano a modo loro cinque giocatori: Andrea Masiello, Parisi, Padelli, Bentivoglio, Marco Rossi. Offrono 80 mila euro a cranio perché vinca il Palermo con “almeno due gol di scarto”. Le cose non vanno così (l’ inconsapevole Miccoli sbaglia il rigore nel finale) e i cinque restituiscono il denaro.

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