CALCIO/ Quel lazzaretto della Lega Pro…

Roma, 19 aprile 2011. Attraverso una serie di verdetti, la CGF (Corte Giustizia Federale) ha inflitto altri tredici punti di penalizzazione a dodici club di Lega Pro. Alessandria, Salernitana, Cosenza e Foligno – Prima Divisione – insieme a Pro Patria, Carpi, Giulianova (due punti in meno), Sangiovannese, Brindisi, Catanzaro, Matera e Melfi – Seconda Divisione – sono gli ultimi condannati della giustizia sportiva che, dall’estate scorsa a oggi, ha sanzionato con 123 punti ben trentaquattro delle ottantacinque società iscritte alla Lega Pro.

di Tommaso Nelli

calcio-pallone30 “Bilanci puliti” sale come l’alta marea e aggrava lo stato di salute di quella una volta definita la serie-C.

Al giorno d’oggi, un lazzeretto del pallone infetto da fideiussioni mai versate, stipendi non pagati, e stadi non a norma. Le classifiche artefatte e un torneo prossimo al collasso sono le inevitabili conseguenze non tanto del binomio CGF-CDN (Corte Giustizia Federale-Commissione Disciplinare Nazionale) – meno crudele di quanto possa sembrare da un’analisi superficiale del problema – bensì dei comportamenti delle società stesse che, prese dalla smania del successo a ogni costo, si avventurano in spese folli, ben oltre le loro effettive disponibilità, per poi pagarle a caro prezzo.

Eppure l’estate 2010 aveva preannunciato venti di tempesta per i “furbetti del palloncino”. Su novanta club, venti non erano stati ammessi all’attuale stagione sportiva per le inadempienze economiche che oggi hanno contagiato la Lega Pro. Il blocco dei ripescaggi a quota quindici – che hanno prodotto una Seconda Divisione formata da due gironi da diciassette e un girone da sedici e con regole interne riscritte a poche settimane dall’inizio dei campionati – e la maggior frequenza dei controlli Covisoc, da quest’anno trimestrali, simboleggiavano il tramonto dell’era scialacquatrice per un ritorno all’austerity affinché giugno 2011 non si trasformasse in un’altra ecatombe di promozioni annullate, radiazioni e ripescaggi. Tutto inutile.

Pochi fatti e molte chiacchiere hanno finora occupato la scena, mettendo in scena alcune pantomime da fine impero. È il caso dell’FC Catanzaro, sorto nel 2006 dalle ceneri della gloriosa US Catanzaro: quattro travagliate stagioni in Seconda Divisione e una finale perduta ai play-off (2010) prima di un terremoto societario che ha fatto precipitare le aquile in fondo alla classifica del girone C con la miseria di quattro punti, con una retrocessione ufficiale fin dal mese di marzo, con i giocatori seduti per terra dopo il fischio d’inizio della gara con il Pomezia per protestare contro una dirigenza fantasma, che non ha mai pagato gli stipendi, ma che aveva promesso la serie-B in tre anni e la serie-A addirittura in cinque. Il 24 febbraio scorso il Tribunale ha dichiarato il fallimento della società giallo-rossa.

Da Sud a Nord. Musica simile. A Busto Arsizio, la Pro Patria è in balia del destino dopo il disimpegno, nel novembre scorso, della famiglia Tesoro che ha smesso di retribuire i calciatori e investire denaro nella società. Ammirevole la professionalità della squadra, terza in classifica e disposta a dormire negli spogliatoi dello stadio piuttosto che mandare alla deriva novantuno anni di nobile storia.

Illegalità coincidenti. A Pomezia, il patron Di Mario è stato ammanettato lo scorso 7 aprile per un evasione fiscale pari a ventisei milioni. In aggiunta, la giustizia sportiva ha scoperto l’irregolarità dei documenti presentati l’estate scorsa per ottenere il ripescaggio, cosicché i rossoblu hanno subito ben quindici punti di penalizzazione, precipitando dalla zona play-off al limbo del centro-bassa classifica.

Storie di un pallone minore, semiprofessionista, ai margini del grande calcio della serie-A, dal quale si è lasciato irretire al punto di provarlo a emulare con attori che vogliono recitare la parte del J.R di turno quando, invece, sono poco più che un commendator Zampetti.

Macalli ha appoggiato il “Terrore” dei controlli Covisoc per fare pulizia e restituire dignità a una categoria ogni anno disegnata più dai tribunali che dai campi di calcio. È andato incontro alle proteste dei calciatori che lamentano meno posti di lavoro nel caso venga accolta la proposta federale di ridurre categorie e, conseguentemente, le squadre. Dissenso espresso anche dalle società, che vorrebbero maggiori indennizzi da parte della Lega e campionati meno costosi. Ma il problema non è scoprire il volto della ragione. Piuttosto occorre rendersi conto che i soldi – al giorno d’oggi – anche per il calcio, non ci sono. E la soluzione rimane abbassare i costi. I presidenti propongano ingaggi coerenti con il rispetto dei bilanci; i calciatori accettino compensi meno elevati e in linea con il tenore della categoria; la Lega adotti criteri geografici nella composizione dei gironi, così da andar incontro alle società svincolandole dall’obbligo di trasferte bibliche (esempio, il Pisa a Gela, la Salernitana a Bassano) che incidono pesantemente sui bilanci. Senza dimenticare gli incentivi a chi schiera più under 23 possibili, cresciuti nel proprio settore giovanile.

Questa la pioggia purificatrice per evitare campionati appestati dalle penalizzazioni come gli attuali, dove vinceranno i pochi immuni dal contagio e nessuno toglierà loro merito. Però, se non sarà invertita questa tendenza anomala, si toglierà la salute a un gioco che innanzitutto deve ispirarsi ai criteri di Olimpia: lealtà e correttezza.

Altrimenti, nessuna meraviglia davanti a spalti pressoché deserti anche in Lega Pro come in serie-A e B, sebbene in queste categorie gran parte delle responsabilità siano da ricondurre ai diritti televisivi, agli alti costi dei biglietti, agli orari improponibili delle partite, etc.etc. Ma se, al cospetto di un miglioramento globale dell’intero movimento, prevarrà il rifiuto di una rinascita collettiva in nome degli interessi singoli signorotti di società, allora sono benvenuti i “monatti” della Corte di Giustizia Federale e che il “Terrore” continui a imperversare in Lega Pro, abbassando la ghigliottina delle penalizzazioni sugli speculatori della passione.

A quel punto la sconfitta sarà di tutti: Lega, società, calciatori.

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